Hanna Krall scrive su commissione: a proporle “Il re di cuori” è la protagonista stessa del romanzo, perché la sua esperienza non può essere taciuta, nonostante Auschwitz risulti materia abusata in letteratura come al cinema. Quindi perché ripetersi? Perché versare altro inchiostro quando è improbabile riuscire a far meglio di Primo Levi? Si possono solo aggiungere, alle sue, ancora altre pagine, oggi probabilmente ridondanti agli occhi di molti, e tuttavia comunque necessarie, addirittura indispensabili alla luce del fatto che c’è chi insiste a negare, e presto la generazione dei sopravvissuti non avrà più voce, smetterà di essere memoria vivente di quell’inferno.
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