Nella Selezione Ufficiale, ma fuori competizione, è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma il nuovo lungometraggio della regista Lisa Cholodenko, già autrice di Laurel Canyon, con il quale vinse il Director’s Wiew Film Festival’s Dorothy Arzner Prize nel 2003. Opera centrata sul tema della famiglia allargata, I ragazzi stanno bene ha riscosso applausi convinti da parte di pubblico e stampa in sala, grazie all’approfondimento leggero ma non banale di un argomento sempre più attuale come quello delle “famiglie alternative”.
Cambio di rotta per il noto stilista Tom Ford – artefice e ideatore di capi d'alta moda che hanno calcato le passerelle di tutte le capitali dello stile – alla sua opera prima dietro la macchina da presa, convinto di poter indirizzare il suo indiscusso genio visuale verso la pellicola cinematografica, per imprimere indelebilmente sulla celluloide la propria firma, già celebre.
L'adattamento di The children of men dello scrittore P.D. James sarebbe potuto tranquillamente essere una gran minchiata. I presupposti c'erano tutti: film di fantascienza sulla falsariga de La Guerra dei mondi; una supercelebrità hollywoodiana come Clive Owen (il figo dalle scarpe rosse di Sin City); la voglia di soffiare l'ennesimo Oscar a Martin Scorsese. Ma... c'era anche Alfonso Cuaron alla regia.
“The Hours” racconta di tre tipi femminili, in tre diversi periodi storici, dicendo di uno stesso disagio: quello che viene dal dover imbastire su di sé un’identità obbligata. I tipi femminili in questione sono una scrittrice, di nome Virginia Woolf, scrutata sul declinare della sua esistenza; una casalinga statunitense degli anni Cinquanta del Novecento; e una manager nella New York di questi giorni. L’identità in questione è quella vissuta di norma da una donna, inserita all’interno di un nucleo familiare di tipo “tradizionale”: moglie, fedele, eterosessuale, madre, amorosa, compassionevole, votata entusiasticamente alla cura di marito, casa, prole.
Ci sono cose nella vita che non si possono spiegare: coincidenze, casualità, storie irrisolte. Ci sono cose nella vita di tutti i giorni che procedono secondo logiche singolari: senso e non senso si fondono in un senso superiore. Un senso che non si può afferrare e che dimora nei pressi di una soglia a metà tra il caso e il destino, tra sogno e vita.
1977, Los Angeles. Il diciassettenne Eddie Adams (Mark Wahlberg), lavora in un pub come lavapiatti e arrotonda lo stipendio mostrando ai più curiosi una sua (super) dote naturale.
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