Qualcuno non classifica quest’album nel genere progressive italiano e a voler cogliere il pelo nell’uovo non ha poi tutti i torti, ma io voglio farlo lo stesso. I critici del settore possono accampare diverse motivazioni al riguardo, innanzitutto per la composizione del lp, diviso in nove tracce e tutte inferiori ai sei minuti (cosa assai rara per i lavori di quel tempo), poi per la mancanza di un filo conduttore sia nei testi che nella musica ed infine per l’eccessivo indirizzo beat del sound che va ben al di là della componente melodica, tipica del prog italiano.
Questo sestetto registra nel 1971 ma l’album non viene prodotto. Ripescato prima nel 1990 dalla Melos e poi nel 1999 dalla Akarma (con due brani aggiunti che non hanno niente a che vedere con la formazione iniziale, anche se sono suonati da due dei componenti originali), il lavoro è di assoluto livello, ben concepito e suonato; il sound dà molto spazio alla sezione dei fiati come in poche altre formazioni italiane del genere in quegli anni.
Nel passato, l'apoteosi era il processo di divinazzazione celebrato dopo la morte dell'imperatore Romano: oggi vorrei rendere giustizia a questa formazione musicale morta da tempo. Siamo nel 1975 e dalla Calabria escono fuori dal nulla tre fratelli (Massimo, Federico e Silvana Idà) che insieme a Franco Vinci e Marcello Surace pubblicano un piccolo capolavoro con l'aiuto economico fornito dal papà dei tre: Salvatore. L'album vende pochissimo e rimarrà una rarità per gli appassionati del genere, i nostri non avranno insieme altre possibilità in futuro per dimostrare il loro indiscusso valore.
Scovati da qualche parte da Vittorio De Scalzi (quello dei New Trolls), escono in Italia in pieno fermento prog con un lavoro ricco di idee e musicalmente completo. Spiccano tasterie e batteria sopra gli altri, ma la chitarra e il basso non sono tanto da meno (anche se il basso non trova molto spazio). I testi sono intimistici e spirituali e viaggiano sulla voce di Bavaro, bravo a dispetto delle giovanissima età. Purtroppo non avranno modo di bissare perchè il secondo album, anche se di quegli anni, esce solo nel 1992.
1972, negli anni d'oro del prog italiano, gli Alluminogeni ci lasciano solo questo concept album del genere apocalittico che ruota attorno a dei testi appena sufficienti ma non banali come qualcuno ha scritto. Più tardi (20 anni dopo) si riuniranno per dar vita (con una diversa formazione) ad altri due lavori, ma siamo in un'altra epoca.
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