“Sei bellissima” è un viaggio nel tempo, un viaggio nei primi anni '70, in un piccolo paese, Ponte agli Stolli, nei pressi di Figline Valdarno, in Toscana. È un romanzo di formazione, popolare, di paese, toscano, comunista.
Erri De Luca rifiuta l'appellativo di autore, non inventa storie, non lavora di fantasia, semplicemente racconta esperienze di vita. Nell'ultimo romanzo “I pesci non chiudono gli occhi” riconvoca intorno a sé il passato remoto dei suoi dieci anni, perché torni presente per lo spazio di poco più di cento pagine. L'uomo di oggi guarda al bambino di allora dalla distanza esatta di mezzo secolo e descrive l'ansia di crescere di un ragazzino che, finite le elementari con un anno di anticipo, supera l'età ad una sola cifra e avverte dentro di sé il cambiamento di chi non conosceva le lacrime e, invece, finisce col soffrire di una “dissenteria degli occhi”, che gli scuote il petto.
Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, attesissimo nuovo lungometraggio dello Studio Ghibli, è stato presentato fuori competizione un anno fa al Festival Internazionale del Film di Roma, suscitando buoni consensi della critica e spasmodica attesa negli appassionati.
Spiegare la guerra ai bambini non è semplice. Così come non è semplice far comprendere loro l'orrore della morte e della distruzione che ogni guerra porta con sé. Eppure è fondamentale che anche i più piccoli, giunti ad un'età adeguata, vengano messi a confronto con gli episodi più tristi della nostra storia.
Il Festival Internazionale del Film di Roma ha aperto le proiezioni, dopo aver omaggiato Ugo Tognazzi, con un interessante film del regista bavarese Sam Garbarski (già regista di Irina Palm), una coproduzione franco-belga-lussemburghese in concorso nella sezione “Alice nelle città”. Quartier Lointain è un’opera dal retrogusto fiabesco, che parte da uno spunto dolcemente nostalgico centrato sui ricordi infantili e sull’immaginaria possibilità di correggere il passato per evitare il dolore e la perdita.
Delitto e castigo. Proprio Delitto e castigo, capolavoro letterario attraverso il quale Dostoevskij influenzò tutta la letteratura a venire, è forse il libro delle coscienze per antonomasia. In un certo qual modo uno dei padri letterari (non per la forma letteraria, evidentemente) della storia che Jonathan Trigell ci racconta nel suo sconvolgente romanzo d’esordio, Boy A, e che John Crowley portò al Festival di Berlino nel 2008, fedelmente restituendo l’opera del giornalista-scrittore inglese e ottenendo anche un prezioso riconoscimento.
Il titolo di questo libro contiene i due ingredienti essenziali di tutta la storia: i bambini e il tempo, anche se il titolo originale prevedeva un solo bambino “The child in time”. Nel corso dell’intero romanzo si incontrano bambini così come ci si imbatte in ogni forma di tempo possibile e vivibile.
Nel panorama letterario giapponese Inoue Yasushi è scrittore defilato rispetto ai nomi più noti di ieri e di oggi. Eppure lui, che si dedicò principalmente a tematiche storiche, è un cantore raffinato delle ombre. Yasushi, a causa del lavoro del padre medico, cresce con la nonna nei luoghi verdeggianti della penisola di Izu, in un ambiente in cui la natura rappresenta la sua forza e la sua consolazione.
“Avevamo ammucchiato mezzo metro di roba morbida, fra cui: due polverose valigie di pelle, una polverosa discreta quantità di carta e cartone, della tela che era appartenuta al catino polveroso di una tenda da campeggio (che si chiama catino lo so perché l’ho letto su una pubblicità), alcuni polverosi vestiti usati, due cuscini di un divano ormai dilaniato dalla polvere e dai ragni, alcuni polverosi sacchi di tela verde, il cui contenuto è rimasto ignoto. Ho pensato a Tex, alle notti accanto al fuoco da campo, al cielo stellato. Ho pensato che mancava un’armonica, anche se non sapevo suonarla.” (p. 20).
A volte un film da ricordare nasce anche così, grazie alla perseveranza di chi l’ha immaginato, di chi ha fortemente creduto che il suo progetto avesse qualcosa di importante da raccontare. E qui ci sono ben due storie da raccontare: la prima riguarda il sorprendente esordio alla regia del teramano Marco Chiarini, una vicenda di impegno, passione, fiducia e intelligenza; di ostinazione e lungimiranza. La seconda, la più importante, è la splendida fiaba che ne deriva. Senza esagerare, L’uomo fiammifero è una pellicola che rigenera lo stanco e provinciale cinema italiano, sempre più ingrigito e avvitato su sé stesso, sui suoi stereotipi, sulle sue storie senza nerbo e senza respiro.
Non sono molti i film che parlano dell'adolescenza senza cadere nei buchi neri dei luoghi comuni. Ci prova Spike Jonze, redivivo dopo un'assenza dai grandi schermi lunga ben sette anni. L'eclettico (ormai) quarantenne ci aveva abituato alla sua attività cinematografica rarefatta, ma adesso, con la trasposizione di uno dei raccconti per bambini più amati degli ultimi anni, di curiosità ce n'era parecchia. "Il paese delle creature selvagge" è tratto da "Where the wild things are", libro illustrato di Maurice Sendak, piccolo gioiello adorato dai piccoli - e grandi!
Regia: Hayao Miyazaki. Soggetto e sceneggiatura: Hayao Miyazaki, Kubo Tsugiko. Fotografia: Mark Henley. Scenografia: Kazuo Oga. Montaggio: Takeshi Seyama. Effetti: Kaoru Tanifuji. Musica originale: Joe Hisaishi. Produzione: Tokuma Japan Communications Co. LTD., Studio Ghibli, Walt Disney Animation. Titolo originale: “Tonari No Totoro”. Origine: Giappone / Usa, 1988. Durata: 86 minuti.
Alberto Savinio in prefazione, confessa che fino ad un certo punto della vita si agitava nell’ansia di andare sempre più avanti, nel timore di non avere abbastanza tempo per costruire e scoprire in quell’avventuroso e misterioso viaggio che è l’esistenza umana. Nel suo pensiero, il guardare indietro poteva rappresentare un ritardo o addirittura un ostacolo nel timore di una delusione per quello che era stato: “solitamente è per una ragione morale che abbiamo paura di guardarci dietro le spalle. Per non esser colpiti dall’immobilità.
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