Elliott Smith è un cantautore morto ormai quasi dieci anni fa, non molto conosciuto in Italia, a mio parere uno degli artisti più significativi della musica degli ultimi vent’anni, insieme a pochi altri. Lo si nota anche in questo doppio cd, composto da materiale inedito, spesso ancora in fase di lavorazione: New Moon è un album di frammenti incompiuti, di rarità e b-sides, ma il fatto che sia ugualmente uno dei dischi più belli ed emozionanti degli ultimi anni ci fa comprendere, probabilmente, la reale grandezza di questo artista.
Ne avevo sentito parlare così tanto sui giornali e siti musicali (la presunta Bibbia musicale Pitchfork aveva pure messo un ottimo 8.4 al loro album), sui blog di musica indie, che alla fine mi sono deciso, cercandomi di liberare da tutta una serie di perplessità inizialo, ad ascoltare l'omonimo disco d'esordio della giovane band newyorkese The Pains of Being Pure At Heart.
E mi sento subito di dire che questo di album di dieci canzoni per un totale di 34 minuti è la solita truffa venduta come grande disco.
Lussuria e vino rosso.
Montepulciano, provincia di Siena.
Baustelle. Maggio del 2003. La moda del Lento.
Dopo tre anni dall’esordio: “Sussidiario illustrato della giovinezza”.
Pop (indie) d’autore.
Un azzeccato miscuglio di elettronica, pianoforte, chitarre e fiati.
Erotismo, romanticismo al limite della sofferenza, belle donne straniere, sigarette (infinite) e droghe.
Cin Cin è l’intro del disco. Soffuso.
Pianoforte, malinconia, speranza e sintetizzatori.
La miscelazione vocale tra Francesco e Rachele è una meraviglia allo stato puro.
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