Eco non si smentisce mai e ci propone un romanzone poderoso, straripante di personaggi (realmente esistiti e fa piacere ritrovare letterati come Dumas e Nievo), dalla trama complessa e con un’unica figura inventata, il protagonista Simone Simonini, un abile e cinico falsario buongustaio, privo di scrupoli e capace di uccidere pur di salvaguardare sé stesso e le proprie menzogne. Simonini è un individuo sgradevolissimo e antipatico come pochi, bisogna osservare che da questo punto di vista, Eco non ha mezze misure. Per una presentazione generale del romanzo rinvio alla recensione di Monna Lisa http://www.lankelot.eu/letteratura/eco-umberto-il-cimitero-di-praga.html-0.
Nel 2005 lo scrittore nippo-britannico Kazuo Ishiguro, già autore dell’indimenticabile Quel che resta del giorno, diede alle stampe Non lasciarmi, un’opera sconvolgente e distopica ambientata nel Regno Unito in un recente passato alternativo. Un romanzo potente, angoscioso e visionario, che pone inquietanti interrogativi al lettore in merito a temi come l’anima e la natura umana, l’amore e la possibilità di corrispondersi anche a dispetto di un destino ingiusto e feroce, l’arte e il suo essere specchio dell’interiorità degli uomini, o di coloro che sono creati a loro immagine.
Torna il funambolico Percival Everett, uno dei pochi scrittori capaci di mettersi alla prova con qualsiasi genere narrativo senza lasciare mai il lettore inappagato. Dopo il grottesco Deserto Americano, arriva Non Sono Sidney Poitier (sempre edito da Nutrimenti), un romanzo surreale, parossistico eppure così lineare nel suo allucinato sviluppo.
L'arte d'essere precario nei primi anni Sessanta: per precisa e consapevole scelta esistenziale, nel tempo e nella società in cui, per buona parte dei nostri compatrioti, era ancora possibile suicidarsi professionalmente con garbo, e con un certo stile. Sbagliando tutto, ma con qualche garanzia di restare in piedi. Beati loro. Il supplente (Isbn, 264 pp., € 15) di Angelo Fiore, dimenticato e rimosso artista siciliano, è la trasfigurazione estetica delle esperienze d'uno scrittore laureato in Letteratura Inglese, che per campare – proprio come il suo antieroe, in questo romanzo – lavorava come impiegato ministeriale, ma poi un bel giorno aveva deciso di accettare una nomina da supplente in uno sperduto paesino dell'isola.
“Siamo nella nostra stanza. Siamo in / una scatola da scarpe. Siamo in una scatola di sangue. / Delicatamente ci siamo lasciati dei lividi, eppure / non siamo vecchi e non siamo nati morti. / Siamo qui su una zattera, esiliati dalla polvere. / L'odore di terra è svanito. L'odore / di sangue è qui e la lama e il suo proiettile. / L'ora è arrivata e tu andrai dalla sua parte” (Anne Sexton, “Ora”)
"Durante un trasloco infatti si perde, man mano nei giorni, sia la vanità che la credulità sull'esistenza degli oggetti. Chiunque crede nell'esistenza degli oggetti si facesse un trasloco e vedrà con evidenza che non è possibile che esistano tante cose nel posto dove vive. Come quando in casa penetra un raggio di sole, e nel pulviscolo si vedono tante di quelle parti volanti che ci si chiede come si faccia di solito a respirare in mezzo a tutta quella roba, così durante un trasloco ci si rende conto che non esiste illusione più evidente dell'esistenza degli oggetti" (Morelli, "Il trasloco", p. 11).
Finalmente un grande romanzo fantastico tutto italiano: è in libreria, a circa dieci anni dalla pubblicazione della prima parte, la saga completa del Mangianomi (Salani, 496 pp., euro 16,80) di Giovanni De Feo, scrittore capitolino classe 1973, già Premio Solinas nel 2002, autore, con Marco Chiarini, del recente caso cinematografico L'uomo fiammifero, fiaba salutata da un notevole consenso critico a dispetto della ridotta circolazione della pellicola. Il Mangianomi sembra un curioso cortocircuito tra La storia infinita di Michael Ende, il Calvino della Trilogia dei Nostri Ant
Secondo della trilogia autobiografica iniziata con “Infanzia” e terminata con “Vergogna”, “Gioventù” è un vero e proprio romanzo di formazione, in cui l'intera narrazione ruota attorno alla ricerca dell'identità.
Quando una storia racconta d'un inventore di storie (in questo caso, un plagiario di talento, già da minorenne) si ha sempre la sensazione di ritrovarsi a essere spettatori d'un quadro di Escher. La letteratura scrive della letteratura: meglio, del problema dell'invenzione della scrittura, della sua genesi, della sua essenza. Il meccanismo, eccezionalmente autoreferenziale, può dare vita a librotti allegri e vivaci, mai dinamitardi (Gaarder, “Il venditore di storie”) oppure a robuste iniezioni di esistenzialismo (il Bandini di Fante, per dire: o il “Martin Eden” di London): leggiamo di scrittori che non sanno cominciare a scrivere, oppure che confondono vita e scrittura. Leggiamo uno scrittore che scrive di uno che vuole scrivere e magari non riesce.
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978) è letterato, critico letterario e musicale, narratore, poeta e traduttore dall'inglese – tra gli ultimi suoi libri ricordiamo ''Monteverde'' (narrativa, Castelvecchi, Roma 2009), ''Radiohead. A Kid'' (saggistica, Arcana, Roma 2009), ''Pagàno'' (narrativa, Edizioni Il Foglio, Piombino 2007) e ''L'inadempienza'' (raccolta poetica, ivi 2008). Gestisce inoltre il sito letterario collettivo ''Lankelot''. Attualmente vive a Roma.
“Nuotare sott'acqua ha un potere esorcizzante su di me. Forse la dimensione cui appartengo è quella degli esseri primordiali? Una dimensione in cui la violenza ha funzioni diverse e la nudità rappresenta uno stato di grazia. (...). Il mio corpo si inarca come per fare l'amore con il mare” (p. 20)
Identità e doppio; memoria e clonazione; umanità e menzogna: queste le colonne portanti d’un’opera prima, quella di Chris Farnell, scrittore inglese classe 1984, che tutto sembra fuorché un’opera giovanile o tardo-adolescenziale, a dispetto dell’età dei protagonisti e dei contenuti della quarta di copertina; e in ogni caso, non è niente affatto ordinaria. Come, del resto, la superba copertina di Maurizio Ceccato, una volta ancora opera d’arte in un’opera d’arte. Che stile.
1964. René Gallimard è un diplomatico nell'ambasciata francese a Pechino. La sua vita sembra scivolare monotona ed indolore giorno dopo giorno. Ma René, durante un rappresentazione teatrale di Madama Butterfly, resta incantato dall'affascinante cantante Song Liling, innamorandosene perdutamente. Presto i due intraprendono una relazione pericolosa: la cantante è in realtà una spia del governo cinese; René è invece incaricato dall'ambasciata di ottenere informazioni segrete da Song. Ma questa improvvisamente sparisce, accusando di essere incinta dell'amante, e i due si perdono. Sono gli anni durante i quali Pechino vive tumultuosi cambiamenti e moti sociali, uno su tutti la Rivoluzione culturale.
Toronto, 1954. Elliot e Beverly Mantle sono gemelli. Sin da bambini hanno un'attrazione ai limiti della morbosità per la ginecologia e per il corpo femminile come oggetto di studio. La passione li porterà a coltivare la carriera attraverso anni di brillanti studi. 1988. I fratelli sono ginecologi rinomati. Condividono tutto, sia nella vita privata - vivono nella stessa casa, spesso scambiano amanti occasionali - che in pubblico. La famosa attrice Claire Niveau, in crisi perchè da poco scopertasi sterile, si reca presso la famosa clinica Mantle per un consulto. Claire viene sedotta e va a letto con Elliot ed in seguito, a sua insaputa, anche con Beverly. L'attrice è una delle poche in città non conoscere la dualità dei gemelli.
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