Tratto liberamente dal celebre poema di Goethe, Faust di Sokurov, vincitore senza discussioni all’ultimo Festival di Venezia, è – a detta del regista, che ci tiene a segnalarlo subito nei titoli di testa – l’ultimo tassello di quella che ha definito la tetralogia del potere.
«Con pochi, ma coraggiosi alleati...dobbiamo farci carico della difesa di un continente che, in larga misura, non lo merita.» (Joseph Goebbels, 1944)
«Assistendo a questo film, non si può fare a meno di serrare i pugni per la rabbia...questo film incita alla lotta e infonde la certezza della vittoria.» (Roman Karmen, cineasta sovietico, 1942)
Non c'è che dire, William Vollman è un autore che ama rischiare e confrontarsi con tematiche e ambientazioni che metterebbero a dura prova gran parte degli scrittori contemporanei e con «Europe Central» del 2005 (e uscito in Italia nel 2010) non si smentisce nemmeno questa volta.
Che scriva di prostitute, tossici, Vichinghi, naziskin, guerriglie
Tragicomico, cattivo, allegorico, coraggioso e disperato, “Il nazista & il barbiere”, romanzo del 1971 (It, Marcos Y Marcos, 2006; 2010) è una favola nerissima scritta da un ebreo tedesco, classe 1926, errante come da grande tradizione e sofferente per tutti i mali del Novecento, come da universale e ingiusta condanna. Hilsenrath è riuscito, tuttavia, a scrollarsi di dosso il male trasfigurandolo e animando un romanzo determinante per capire con quanta semplicità si possa essere grandi, e con quanta fantasia si possa scrivere qualcosa di sinceramente credibile.
IN TEMPESTA IO MATURO (CRESCO, E MI PLACO)
“Irradiazioni” è il diario della seconda guerra di Ernst Jünger: il suo “contributo intellettuale” all'atrocità commessa dall'uomo a metà del secolo scorso. Nell'introduzione, l'artista tedesco spiega che si tratta di un “sestetto di diari nati negli anni della Seconda Guerra Mondiale. La presente raccolta comprende le quattro parti centrali, mentre la prima è già comparsa col titolo 'Giardini e strade', e l'ultima ha ancora bisogno di un periodo di ulteriore maturazione”. Uscirà come “Die Hütte im Weinberg”, qualche anno dopo.
“Sulle scogliere di marmo” è la prova che ci si può prendere gioco dei regimi con intelligenza, preferendo la letteratura per raccontare ai cittadini e ai letterati che si deve resistere alle ingiustizie e si deve fronteggiare con coraggio ogni rovescio della sorte; è la storia della trasformazione d'una terra libera, democratica e operosa, e d'un popolo innamorato della natura, in un regime militare, volgare e prepotente. Apparve in Germania nel 1939, provocando, tutto sommato molto apertamente, il nazismo; non è più scomparso dalla storia della letteratura occidentale. È un bene.
“Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria a organizzare la propaganda antitaliana. Si trattava di dimostrare alle autorità alleate che quelle terre erano jugoslave e non italiane. Certo che non era vero. Ma bisognava indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto” (Milovan Gilas)
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“Il pregiudizio ideologico è curiosità pornografica” (Buttafuoco a “La Stampa”, intervistato dalla Zucconi, qualche anno fa)
Racconto decadente dell’ascesa di Hitler
Henry Scott Stockes nella bellissima biografia Vita e morte di Yukio Mishima (Lindau) spiega come l’innato gusto decadente del grande scrittore giapponese si manifesta fin dagli anni dell’adolescenza e si sviluppa nei racconti giovanili, dove egli elaborerà il concetto di "teatro di omicidi”, un’elucubrazione fantastica che più tardi avrebbe descritto in Confessioni di una maschera. Anche nel suo lavoro teatrale Mishima unisce la penna e la spada per esaltare la sua più sfrenata fantasia estetizzante.
Il convegno internazionale Vita e Destino, Vasilij Grossman tra ideologie e domande eterne, tenutosi a Torino dal 19 al 21 febbraio di quest’anno e la pubblicazione per i tipi di Marietti 1820 de Le ossa di Berdi?ev. La vita e il destino di Vasilij Grossman – saggio storico sulla vita e sull’opera del grande scrittore russo – attestano l’interesse anche nel nostro paese per uno dei più grandi e meno conosciuti romanzieri del ‘900.
È il principio del tragico e meraviglioso testo per il teatro di Roberto Roversi, messo in scena dal Piccolo Teatro di Milano nel maggio 1967: pubblicato originariamente da Rizzoli nel 1965, è stato ristampato da Pendragon, a cura di Arnaldo Picchi, nel 2002.
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