Dan Fante, scrittore italo-americano classe 1942, è un figlio d'arte con piena dignità artistica, e discreta personalità autoriale. L'ombra del padre, John Fante, è quella scomoda e magnifica del genio. L'opera prima di Dan, “Angeli a pezzi” (“Chump Change”, 1998; IT, Marcos Y Marcos, 1999; 2010), è la difficile, tumultosa e sofferta trasfigurazione della sofferenza del figlio per la malattia e la morte del padre; coincide con un suo ritorno alla scrittura, e con l'agognata prima giornata di lucidità dopo anni di sbronze e di blackout figli dell'alcol, e della depressione.
“Se ami devi credere, e se credi, capisci e perdoni” (Henry Miller)
«Se Brasillach fosse ancora tra noi, avremmo potuto giudicarlo. Invece ora è lui a giudicarci» (Albert Camus).
“Uno scrittore può, in fin dei conti, avere di tanto in tanto in sé anche un po’ di lirica che vuole poter esprimere, tanto più se per dieci anni non ha scritto che libri che mostravano i pugni serrati!”.
Questa è l’introduzione, ma potremmo definirla il riassunto, di quest’opera di Hamsun, il quale dopo aver scritto alcuni dei suoi capolavori che gli sono valsi il nobel per la letteratura nel 1920, attraversa qui un periodo di transizione, di sperimentazione, in cui la liricità è più forte che altrove, a scapito dell’introspezione tipica di lavori come “fame” o “pan”. Come spesso accade, nei periodi di magra dell’ispirazione, ci si butta più sulla forma che sulla sostanza.
L’ORGOGLIO E LA STANCHEZZA.
“Sotto la stella d’autunno” è la nuova narrazione delle vicende del consueto alter ego dell’artista scandinavo: un vagabondo, narratore e protagonista del romanzo – qui, addirittura, coincidente con il nome di battesimo dell’autore, Knut Pedersen.
“Quando Hamsun diede alle stampe nella sua veste definitiva la novella Dronningen av Saba (La Regina di Saba) inserendola nella raccolta Siesta, si trovava in un momento di verifica creativa: in quell’eclettico periodo che (…) è stato interpretato come stadio di transizione tra la fase ‘psicologica’ e quella più matura.
LA NATURA (D)E(L)L’UOMO. DEI BOSCHI.
“E la compassione le impedisce di rispondere.
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