“La zona portuale invece, poco illuminata durante la notte, diventava il teatro di un carnaio. Le vittime erano perlopiù nude, e pochi indossavano un costumino da spiaggia, molto stretto, e delle luride infradito. Alcuni spavaldi nel loro tremore incosciente. Altri invece quasi invitavano ad essere calpestati, per avere almeno uno scopo reverenziale verso i loro padroni, diverso da quello cui erano destinati.” (pag. 53)
Due vite negate, due mondi distanti che confluiscono nel dolore della schiavitù e si perdono nel sogno d’un amore che è speranza di rinascita e riscatto. Marek e Aleya sono la favola che non conosce il lieto fine e "Bloody Mary" è un noir intriso di rosso: rosso come i pomodori che lui è venuto a raccogliere nella campagna pugliese. Rosso come il sangue di lei ogni volta che un nuovo padrone la pesta fino a farle perdere i sensi. Rosso come la copertina stessa di questo libro scritto a quattro mani da Vichi e Gori e che, coerentemente con la linea editoriale di VerdeNero, sceglie la letteratura come terreno di lotta, come strumento di denuncia.
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