Sull’identità vicentina e altro – 2.
Sull'identità vicentina e altro - 1
“Per M. l'inattività di quelle ore libere era solo angoscia e anche dolore. Infatti per lui, uomo e non macchina, quelle due ore erano anch'esse il frutto di una convenzione, la convenzione della libertà, del tempo libero da occupare a piacimento. Senonché era proprio questa libertà, che lo angosciava. Egli non si rendeva ben conto del perché provava quei sentimenti, era però cosciente di provarli mentre le macchine d'ufficio non li provavano affatto. Eppure, riflettendo, non trovava alcuna differenza reale tra sé e quelle macchine, la loro vita era pressoché uguale: stessi orari, stesse pause, stesso riposo.
L'ultimo Parise, apparso undici anni dopo la morte dell'artista, nel 1997, è un romanziere esistenzialista ossessionato dal sesso: sembra più un Moravia, lascivo e crudo, che l'artista padre del “Ragazzo morto e le comete”. Del Parise delle origini è rimasta la lugubre fascinazione per la morte; spogliata, tuttavia, da ogni fantasia di vita altra, di vita-in-morte: niente affatto venata di surrealtà, niente affatto onirica. Scrive un narratore maturo che sente vicina la fine del suo mondo, dopo i problemi cardiaci, e scrive un uomo che ha dimenticato cosa significasse amare, appartenere, vivere simbiotici.
Benessere-Borghesia (26 settembre 1971), Obbedienza (18 settembre 1978) e Politica (16 ottobre 1978): tre racconti di Parise esclusi dall'artista nell'edizione in volume dei “Sillabari”: inspiegabilmente, e senza darne motivazione. La fonte, pure, è la stessa: la famosa rubrica del “Corriere della Sera”. Spiega il curatore di questa plaquette Via del Vento, Silvio Perrella: “In assenza di motivazioni esplicite dello scrittore, è possibile solo fare delle congetture, le quali spesso si rivelano arbitrarie. Qualcosa scatta però, se si collega la parola 'politica' alla data di pubblicazione del racconto, il 16 ottobre 1978. È l'anno del delitto Moro e il piombo è tragicamente emigrato fuori dalle tipografie” (p. 28).
Giappone, primissimi anni Ottanta. Un grande letterato vicentino vive un'esperienza esistenziale e culturale incredibile, che sintetizzerà nelle pagine d'un reportage apparso a puntate sul «Corriere della Sera», quindi in volume per Mondadori nel 1982, infine in elegante, sobria e minimalista edizione Adelphi, 2008. Goffredo Parise è un viaggiatore umanissimo, ultrasensibile, pieno di premure e di comprensione per la diversità del popolo ospite. I suoi rilievi sulla vita, sulla letteratura, sulla visione di Dio e della natura, sull'educazione e sulla filosofia nipponica sono semplicemente lirici, e partecipati.
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