Pirandello sosteneva che «siamo i primi nove anni della nostra vita». Amélie Nothomb, con questo singolare suo racconto autobiografico, accorcia il tempo decisivo che imprime l'indelebile effigie al nostro essere ai primi soli tre anni di vita. Nel ridiscendere alle scaturigini della propria identità, la scrittrice compone un eccentrico Bildungsroman, tutto imperniato sul rapporto fondamentale tra realtà fisica e linguaggio, cose e possibilità di nominarle. L'edificazione del reale diventa possibile solo attraverso la parola: un buttar fuori che produce realtà solo e in quanto riesce a nominarla, in qualche modo a definirla.
I sei reportages asiatici del giornalista tedesco Wolfgang Büscher sono di piacevole lettura non solo per l’ambientazione, che ci conduce verso paesi lontani e culture diverse dalla nostra, ma per il modo di viaggiare. Büscher infatti predilige la lentezza ed è in controtendenza in quest’epoca di viaggi-flash e di turismo pecoreccio, pilotato dai tour operator. Il nostro autore si sposta a piedi, in barca sul fiume, in auto con i ritmi orientali e su strade pessime, a bordo di una petroliera.
Del resto Büscher non è nuovo a esperienze di questo tipo, come attestano altre due sue pubblicazioni “Berlino-Mosca. Un viaggio a piedi” (2008) e “Germania, un viaggio” (2009) editi sempre da Voland.
Si rivela essere un esperimento maldestro quello di gettarsi nel pieno di una storia di animazione costruita sul finire del secolo ormai trascorso. Alla nuova “generazione” non mi lega alcuna tenerezza d’infanzia, neppure attenuati ricordi che possano ingannare e, quindi, deviare la volontà da un giudizio spassionato. Smuovere la sabbia della nuova realtà d’animazione può a volte riservare sorprese di vario genere, piacevoli o meno dipende dai punti di vista e dallo stato d’animo del momento. Non sono nuova ad “esperimenti” di tal genere, ma questa volta c’era una vera e propria sfida da portare a compimento.
La morte tragica e sconvolgente di Yukio Mishima, lo scrittore giapponese attratto dalla conoscenza, dalla bellezza, dalla tradizione, dalla lealtà e dall’integrità morale, è un avvenimento che ancora oggi è oggetto di discussione, perché dietro le quinte del suo rituale spettacolare non c’è soltanto l’apoteosi del personaggio. Tra i motivi che hanno spinto Mishima a compiere nella spettacolarità il folle gesto, troviamo la difesa dei suoi ideali - che sono quelli di un popolo intero - minacciati dalla decadenza e dalla morte dello spirito.
Tra gli Extra, fuori concorso, il Festival di Roma ha presentato X (Minus by Minus), del regista giapponese Hajime Izuki, film dal taglio neorealista che indaga storie di solitudine urbana alla periferia di Tokio. Siamo in un sobborgo di Osaka, nel quale vive e lavora Takashi, tassista trentacinquenne e separato che non vede il figlio da anni ed è gravato da molti debiti. Trascorre le sue giornate stancamente, evitando incontri di qualsiasi tipo. Un giorno sale sul suo taxi una strana donna, che lo invita in casa per colmare il senso di vuoto che la attanaglia. Kyoko ha perduto un figlio, e sembra volersi consolare con la compagnia dell’uomo.
Questo romanzo esprime, nella massima forza, la tradizione letteraria giapponese: qui trionfa lo splendore arcano nel mondo, ricco di simboli e di miti violenti. Protagonisti sono meravigliosi giovani appartenenti a una classe sociale subumana, per il mondo giapponese contemporaneo. I giovani del clan dei Nakamoto vivono e consumano la loro vita, segnata da una predizione riposta nel sangue nel tragico e furioso congiungersi di eros e morte; ed è merito della loro condizione, è il privilegio della loro condizione sociale, un privilegio epico, a consentire loro di vivere un'autenticità spaventosa ma ben più profonda e reale di quella di qualunque altro uomo o donna.
Quando si dice il fascino delle opere dimenticate: tutti conoscono l'opera di Puccini, nessuno più ricorda che il musicista italiano si ispirò a questo libro per dare vita al soggetto di “Madama Butterfly”. Racconta Riccardo Reim, nella prefazione a questa piccola, intelligente edizione Avagliano, che John Luther Long, trentasettenne, era “un giovane scrittore con un passato abbastanza onorevole e un avvenire decisamente promettente: sapeva dosare con una certa abilità gli elementi patetici e sentimentali, architettava con buona perizia delicate trame non prive di piccoli colpi di scena, si dimostrava piuttosto abile nel creare atmosfere affascinanti senza calcare troppo la mano” (p. 9).
Undici articoli e saggi brevi di Gore Vidal, pubblicati tra 1992 e 2002, sono raccolti in questo “Le menzogne dell'impero e altre tristi verità” (Fazi, 2002), libretto che ha guadagnato tutte le caratteristiche del documento storico-politico a nemmeno dieci anni dalla prima edizione. Scopriamo perché, preparandoci sin d'ora a un po' di tumulto interiore per i contenuti dell'opera.
Giappone, primissimi anni Ottanta. Un grande letterato vicentino vive un'esperienza esistenziale e culturale incredibile, che sintetizzerà nelle pagine d'un reportage apparso a puntate sul «Corriere della Sera», quindi in volume per Mondadori nel 1982, infine in elegante, sobria e minimalista edizione Adelphi, 2008. Goffredo Parise è un viaggiatore umanissimo, ultrasensibile, pieno di premure e di comprensione per la diversità del popolo ospite. I suoi rilievi sulla vita, sulla letteratura, sulla visione di Dio e della natura, sull'educazione e sulla filosofia nipponica sono semplicemente lirici, e partecipati.
“Il pavone è il messaggero della divinità del ricordo” (pag.11).
Devo tanto all'immaginario giapponese, sono cresciuto (e credo moltissimi altri come me) a base di cartoni animati giapponesi, nutrendomi con le saghe storiche come "Lady Oscar" e "Il tulipano nero", con le telenovelas animate come "Candy Candy" e "Georgie" (a posteriori ammetto di ringraziare sorella e madre per la loro ossessione verso queste serie), con quelle sportive (molto più simili a conflitti armati che allo sport) come "Mimì Ayuhara e la nazionale di pallavolo", "Holly e Benji, "Mila e Shiro", "L'Uomo Tigre" (pur se ques'ultimo è un capitolo a se stante), con i robot alla "Goldrake", "Mazinga Zeta", "Daitarn 3" (per citarne solo alcuni), coi divertenti e demenziali "
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