«L’idea di Dio è inestirpabile, perché in fondo è la Presenza stessa di Dio nell’uomo. Sbarazzarsi di questa presenza non è possibile» (H. De Lubac, citato nel libro a p. 6). Questa, in sintesi, la convinzione di Ferdinando Castelli, che, con la sua vitalità novantenne, continua a scandagliare l’animo dei grandi scrittori, il loro senso religioso, nascosto a volte in pagine inquietanti e dissacranti. Un lungo lavoro di ricerca raccolto in molti libri, tra cui spicca la fortunata e fondamentale trilogia Volti di Gesù nella letteratura moderna.
Il popolo finnico ha smesso di adorare i suoi dei, e di consacrare loro ricchi e opportuni sacrifici: s'è fatto cristiano e ha rinnegato le sue origini. Oggi, ammettere di adorare il Dio dei cristiani implica manicomio o gravi guasti sociali. L'antico capo degli Dei è stato tollerante per parecchi secoli: adesso non ne può più d'essere trascurato, e medita di radere al suolo la Finlandia. Gli altri dèi domandano un'ultima riunione per provare a salvare il salvabile. La storia la racconta – a modo suo – il grande Arto Paasilinna. Magnificamente blasfema, satira di un'intelligenza sovrumana, “Il figlio del dio del tuono” è un'opera esemplare. È spirituale e credibile, rigenerante e solare. Vivere questo romanzo è stato folgorante.
Indagine su Giuda, senza pretesa di storicizzare il Vangelo.
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