“La luce di questo sasso è come quella che da bambino ero certo di veder pulsare negli oggetti isolati e immersi nella natura. Sentivo queste creature come fossero, ognuna di loro, una musica diversa mormorata esclusivamente per me. Oggi, durante questa gita generosa, è come se osservassi ancora quei primi passi acerbi. Quando ero piccolo non immaginavo la vita, però captavo il mondo attorno a me: come ogni bambino, conoscevo già la malinconia, la nostalgia, il senso di perdita che provai la prima volta dopo che il nonno se ne andò in un giorno di febbraio, e io avevo dovuto capirlo da solo [...]” (D. Sapienza, “I diari di Rubha Hunish”, Galaad, 2011. Pagina 63)
“Qualcosa stava scivolando giù dal muro! Sembrava una macchia di sporco che stesse colando dal piano di sopra, rapida ma inesorabile, senza alcun rumore. Ma non era tanto quello a incuriosirlo, quanto il fatto che la ‘cosa’ sembrava cambiare direzione volontariamente”.
“Prima di svelare la materia del sogno, dovete lasciarmi il tempo giusto per raccontarvi perché questo viaggio è una poesia. Non un racconto, non un film, non qualcosa da scoprire standogli di fronte, bensì un lungo poema le cui parole sono colori di trasparenza liquida, scandite dal ritmo della pagaia. È lei l'arto unico di un esploratore solitario partito dall'alto dei ghiacci per tuffarsi, quando la sua pelle sarà più sottile, nel basso ventre dei mari” (Sapienza, “La strada era l'acqua”, p. 28).
Commenti recenti
4 ore 36 min fa
4 ore 37 min fa
5 ore 51 min fa
5 ore 52 min fa
7 ore 8 min fa
8 ore 39 min fa
9 ore 2 min fa
9 ore 7 min fa
12 ore 17 min fa
12 ore 20 min fa