Gianni Bono è uno storico del fumetto italiano, autore di una Guida al fumetto, fondatore delle Edizioni If, creatore del Museo del Fumetto e dell’Immagine di Lucca. Alfredo Castelli è una delle colonne portanti del fumetto italiano, ha creato Martin Mystère, il detective dell’impossibile edito da Bonelli e una serie di personaggi che per anni hanno fatto la fortuna del Corriere dei Ragazzi di cui era redattore.
Stampa Alternativa è un piccolo editore che da quarant’anni pubblica cose molto interessanti, trascurate o dimenticate dalla grande editoria. Marcello Baraghini è un personaggio unico, fuori dal tempo e atipico in un panorama editoriale dove conta soltanto cavalcare una moda. Se non fosse stato per il suo acume i ragazzi del 2000 non saprebbero niente di Benito Jacovitti, uno dei più grandi artisti del fumetto italiano di tutti i tempi. Per il Natale 2009, Stampa Alternativa propone una nuova antologia di Coccobill, personaggio creato da Jacovitti nel 1957 per “Il Giorno dei ragazzi”, completando la prima raccolta datata 2007.
MAURIZIO CECCATO. UNDERCOVER
"Potevamo passare una giornata intera a disegnare, inframmezzata da corse scatenate all'aperto per sfogare l'energia. Furono gli unici momenti attivi della mia infanzia, in cui ricordo di aver provato che la vita era sacra o degna di essere vissuta".
Napoli. Città dei Borboni. Di Maradona. Della pizza. Degli scippi. Della camorra. Della cronaca nera. Dell’immondizia. Della politica collusa, incapace di qualunque rinnovamento. Dei panni stesi da un palazzo all’altro, ritratti anche nella copertina di Zòcl di Cristina Portolano, che dove abito io, per stenderli, devi rispettare degli orari precisi e magari nemmeno puoi stendere perché ti prendi due richiami, uno dall’amministrazione condominiale e uno da quella comunale. Del Vesuvio. Di Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio. Della Smorfia. Dei 99 Posse. Di Pulcinella. Eccetera, eccetera.
"9/11" è definibile come una "graphic non-fiction" (prima tiratura americana di 100.000 copie), che ha fatto seguito a "L'ombra delle torri" di Art Spiegelman, il creatore di Maus: i devastanti attentati di New York, Washington e Pennsylvania, avevano perciò già avuto un degnissimo tributo a fumetti, ma non nei termini dell’opera di Sid Jacobson e Ernie Colón, dove i due autori sono riusciti a raccontare, senza troppo banalizzare, i complessi avvenimenti che hanno preceduto e seguito il primo attacco di guerra in terra americana.
“Una giornata nera” è un romanzo breve fumettato, o un fumetto romanzato, nato per sensibilizzare i giovani della nuova generazione ad una delle questioni più drammatiche della società italiana contemporanea: il lavoro nero. Protagonista è un adolescente nemmeno quindicenne, Luca, studente in una piccola città di provincia; sta cominciando a farsi delle domande e non trova nessuno che dia le risposte giuste. Osserva e analizza il comportamento dei suoi compagni, informandosi sulla loro situazione famigliare, per decifrare se le sue perplessità e le sue aspettative siano eccezionali o meno.
Nell’immaginario occidentale la Russia è una presenza stabile, seppure velata inesorabilmente dalle luci e dalle ombre del mito. Tra Ottocento e Novecento, agli occhi dell’opinione pubblica colta rappresentava in Europa l’emblema della “terra di mezzo”. Il luogo dove la cultura occidentale, che a San Pietroburgo celebrava ancora una delle sue capitali, trascolorava nella barbarie delle steppe asiatiche e negli istituti feudali di immense campagne. Il Paese di Dostoevskij e Turgenev era lo stesso dell’autocrazia zarista, che nell’Europa delle fabbriche e delle prime conquiste sindacali non dava segno di voler abrogare la servitù della gleba.
I romanzi d’avventura venivano pubblicati con intento doppio e latino: delectare, movere: e docere, ma in subordine, insegnare o proporre etica, mostrando personaggi esemplari e semplici, allineati a una missione e solo in essa e per essa esistenti. Si trattava di opere prive di diverse ambizioni; cercarvi traccia di ideologia o di Zeitgeist non è difficile, e tuttavia – in casi come questo – non bisogna arrovellarsi eccessivamente. Un cantastorie racconta un’impresa. Come?
Era una voce critica di un momento storico dell’Italia borghese, indirettamente la voce di un artista espressa attraverso la sofferenza del segno, era una coscienza, quella dell’Italia delle rivoluzioni anzi, di quell’ultima grande rivoluzione delle “illusioni” datata ’77, l’ultimo coraggioso sussulto prima della pace silenziosa, dell’accettazione e dell’apatia contemporanea.
Francesco Coniglio è rimasto uno degli ultimi editori italiani a pubblicare erotismo serio e di qualità ed è forse l’unico che affronta con decisione un mercato ormai preda dell’audiovisivo. La rivista Blue è da tempo punto di riferimento fondamentale per la cultura dell’erotismo e si definisce con orgoglio contemporanea all’imbecillità.
Marianne Satrapi ha dimostrato che si può fare grande narrativa utilizzando il linguaggio del fumetto e se lei ha scelto la forma del romanzo, questo giovane autore italiano sceglie la via del racconto. Immagini scandite come intermezzi, come pause che ricordano i tempi della televisione in bianco e nero che trasmetteva gli intervalli tra un programma e l’altro.
Prima di parlare del libro – che analizzo nel contesto della mia analisi dell’opera omnia di Gordiano Lupi, da autore e da traduttore – c’è da raccontare una storia interessante e niente affatto marginale, a mio avviso. Nel web ci sono cascati un po’ tutti – recensori inclusi – e nessuno sembra aver fatto indagini di nessun genere: io mi sono preoccupato di verificare i dati biografici dell’autore… e ho scoperto che Daniel Ciberio non esiste.
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