È uscito un gran bel libro sul cinema di Lucio Fulci, autore che non bisognerebbe mai smettere di studiare e rivalutare, che devo assolutamente segnalare. Giovanni Modica compie uno studio certosino su un solo film scelto dalla vasta produzione del regista romano. Sette note in nero non riscosse grande successo di pubblico, ma resta un esempio di thriller moderno, ricco di situazioni ad alta tensione. Modica parte dalla sinossi, analizza parallelismi, fa paragoni con il cinema internazionale, affronta la musica, le analogie con il resto del filone, le soluzioni di regia, le ascendenze letterarie e i debiti cinematografici.
La rinascita dell’horror italiano
Conosco Ivan Zuccon per aver visto i suoi lavori più recenti, dal claustrofobico Bad Brains (2006) al demoniaco Nympha (2007), raffinate pellicole horror che rendono omaggio alla tradizione gotica italiana. Non ho visto le prime cose: L’Altrove (2000), Maelstrom – il figlio dell’altrove (2001) e La casa sfuggita (2003), ma ho reperito in rete giudizi lusinghieri anche su questi lavori giovanili.
Zombi 2 è un cult movie per eccellenza come dice Marco Giusti in “Stracult”. Un film che lo stesso Fulci amava così tanto da definirlo “un horror artaudiano”, prendendo a prestito le sue notevoli Poesie della crudeltà. Però aggiungeva che era “un horror senza crudeltà ma con molta presupposizione della crudeltà”.
Un noir contro la droga sulle orme di Scerbanenco
Il Fulci post Zombi 2, uno dei cult horror-splatter all’italiana, si orienta nuovamente, visto l’interesse ottenuto e la dimestichezza col tema, su un film “animato” da morti viventi sanguinari. Morti viventi che non l’abbandonano, l’anno seguente, nemmeno in Quella villa accanto al cimitero, né nello stracult L’aldilà (ambedue le pellicole sono datate 1981, un anno dopo quella in questione), pur se in questo caso imposti dalla produzione straniera e presenti in modo marginale. E infatti pare che il binomio morti viventi-Fulci, dopo Zombi 2, diventi, almeno nell’immaginario dei produttori, il marchio di fabbrica del cinema horror del regista romano.
Scritto a quattro mani con As Chianese, “Filmare la morte. Il cinema horror e thriller di Lucio Fulci” viene pubblicato a dieci anni esatti dalla morte del regista, nel 2006. È un libro scritto da cinefagi per i loro simili; siamo oltre la cinefilia, qui si tratta di ammirazione totale per un semidimenticato maestro horror e thriller, già sceneggiatore dei film di Totò diretti da Steno, inventore di Franco e Ciccio, alfiere del successo dei primi musicarelli di Celentano: un “cineasta completo”, più ispirato – suggeriscono Lupi e Chianese – quando può rivelarsi artaudiano: estremo, crudo, feroce. E feroce era anche nelle satire antidemocristiane: cfr. “All’onorevole non piacciono le donne”, p. 68.
Tanti anni di attività compositiva ad alto livello avrebbero meritato già da tempo un'antologia come "The Genius of Riz Ortolani".
Tant'è, pur prendendo atto di questo colpevole ritardo, non possiamo non apprezzare il cofanetto della BMG, la cui veste grafica e soprattutto i contenuti sono del tutto adeguati a celebrare il musicista pesarese.
Iniziativa discografica intelligente forse anche dal punto di vista commerciale, vista l'alta considerazione che Ortolani gode presso gli addetti ai lavori e tutti coloro che sono appassionati di colonne sonore; ed al di là del fatto che magari il grande pubblico sia fermo ai nomi di Morricone, Rota e pochi altri.
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