“L'esodo fa parte della storia del nostro Paese. Come fanno parte della nostra storia, rispetto a questo specifico problema, le responsabilità di quanti nell'immediato dopoguerra mostrarono una preconcetta ostilità contro i profughi, ritenendoli solo una massa di fascisti in fuga da chissà quale paradiso socialista. Invece erano in gran parte italiani e per lo più povera gente, vittima di una politica di annessione che aveva tra i suoi primi scopi quello, come diceva Milovan Gilas, di 'indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo' dall'Istria” (Diego Zandel).
Magris ha scritto che questo romanzo è un piccolo gioiello che può appassionare lettori molto diversi tra loro: lo studioso che va a scoprire la storia degli attriti nazionalistici tra sloveni e austriaci nella Krajna, e del successivo ingiusto esilio degli austriaci, e il profano che va ad appassionarsi alla storia della famiglia dell'autore e a tutti i suoi intrecci storico-politici, come se si trattasse d'un giallo.
Seppure scritti in un intervallo di qualche anno l’uno dall’altro – precedente il libro di Bettiza (2000) a quello di Rossanda (2005) – si tratta di due testi utili da affrontare parallelamente, per la certa ricorrente identità dei temi che vi vengono discussi e per il fatto che ciò avviene da punti di vista alternativi, talora apertamente discordanti.
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