Questa raccolta di racconti sembra uscita da uno stato di dormiveglia. L'autore, nella sua premessa iniziale, pone l'accento su tre elementi portanti: l'acqua, il sogno, la follia; sono certo caratteristiche importanti all'interno del narrato, e facenti parte della sua scrittura, ma da lettore il senso complessivo che ne ho avuto, appena terminata la lettura, è stato quello di uno stato di dormiveglia. Sarà forse stato un influsso inconscio del primo racconto, che dà il titolo anche alla raccolta, dove “È una forma d'intimità, quella che più avvicina la scrittura al sonno.” (pag. 17).
L’inevitabilità del male. La considerazione costante e spietata della superfluità di ogni coscienza, della falsità smascherata senza appello di qualunque coscienza. La magnificenza e illimitatezza del male come espressione massima della libertà e della fantasia, di ogni crimine come compimento infallibile e immediato del gioco infantile, di quello che Freud chiamava gioco contrapposto allo scherzo dell’ètà adulta. Questo è Cenci, il Cenci di Shelley riscritto e scenografato da un Artaud che sarebbe di lì a poco naufragato nella follia. Quella violenta mania persecutoria che inscindibilmente come in nessun altro autore si fonde con la sua poetica.
Mario Tobino, tra i più grandi scrittori del secondo Novecento, merita una riscoperta. Nonostante gli sia stato dedicato nel 2007 un Meridiano, lo scrittore – psichiatra di Viareggio è stato quasi dimenticato. I suoi libri, per la maggior parte ambientati nel manicomio dove lo scrittore ha esercitato la professione, raccontano l’esperienza della follia. Tobino ha dedicato tutta la sua vita a questo, cercando di comprendere l’umanità dei pazienti che lui amava curare con la particolare attenzione del rispetto e della dignità
A quattro anni di distanza dal premiato ma non del tutto convincente The Departed, Scorsese torna nelle sale con Shutter island, thriller dalle atmosfere cupe e tenebrose tratto dal romanzo L’isola della paura, del sempre più “saccheggiato” Dennis Lehane (lo splendido Mystic River di Clint Eastwood, e il meno noto ma non trascurabile Gone baby gone, di Ben Affleck).
Mark Oliver Everett, leader degli Eels, esordisce in narrativa con questo drammatico memoir: la storia della sua tragicomica, sfortunata e magnifica vita. “Ho vissuto momenti molto brutti e momenti molto belli, ma le cose potevano anche andarmi peggio, considerato che non avevo né una mappa con le direzioni né un briciolo di autostima” (p. 12), confessa. Ha capito una cosa: non va matto per le tragedie. Ne ha capita un'altra: dopo i momenti più brutti sono arrivati quelli più belli. E sa che comunque la vita è “imprevedibile bellezza e strane sorprese” (p. 14).
Vincent van Gogh non era pazzo. E se proprio pazzo lo si vuol definire, per prendere fiato davanti ai suoi dipinti e al racconto della sua vita, la sua era una pazzia molto speciale. Questa è la tesi che Giordano Bruno Guerri, il più antiaccademico e informale storico italiano, sostiene in un libro che ha dedicato al padre della pittura moderna.
FOLLIA SOCIALE
“Mami, non vedi che sto annegando? Certo tesoro, certo che lo vedo, sto venendo ad aiutarti, non aver paura, amore, mamma ti aiuterà, mamma non ti lascerà annegare! Urlava Stella, ma a chi? Chi mai poteva sentirla? Nessuno; la sua voce echeggiava sotto una volta piena di ombre, e non c’era nessuno a risponderle, nessuna presenza amica usciva dal buio per prenderle la mano, e rassicurarla, e dirle che andava tutto bene, era stato solo un sogno”. (p.272)
Rapporto medico tra arte e follia: impossibile che non torni alla memoria il grande studio del Lombroso de “L’uomo di genio”, impegnato a dimostrare similitudini, analogie e rapporti esistenti tra genio e follia, fondandosi spesso – ecco un limite, tacendo delle avventurose teorie razziali – su notizie biografiche ricavate da fonti non del tutto attendibili, per non dire filologicamente sciagurate; per cui poteva, ingenuamente, mettere su uno stesso livello un poeta Greco della classicità e Torquato Tasso, per intenderci.
“Dolorosa follia ho udito la tua implacabile voce per tanti anni e quanto dolore ci fu tra queste mura. Adesso gli psicofarmaci ti hanno messo la maschera ma io intravedo il tuo ghigno, conosco la tua potenza, e credo che per difenderci da te ci voglia proprio un luogo adatto a te, si chiami manicomio, ospedale, pensione Miramare o pensione Miramonti, un luogo che sia consapevole dei tuoi artigli”.
Commenti recenti
11 ore 36 min fa
11 ore 37 min fa
12 ore 51 min fa
12 ore 52 min fa
14 ore 8 min fa
15 ore 39 min fa
16 ore 2 min fa
16 ore 7 min fa
19 ore 17 min fa
19 ore 20 min fa