Frammenti di vita, disagi esistenziali, solitudine, squilibri affettivi segnano il ritmo dei quattordici racconti di “Poliuretano”. Si frantuma l’idea del diario per quella struttura in cui si mescolano ambientazioni e periodi diversi e di cui si prende coscienza solo alla fine, quando si chiude l’ultima scena di un io narrante che desta simpatia fin dalle prime righe.
Marina Monego, nella sua recensione, scrive: “quattordici racconti estremamente compatti, tanto che potrebbero costituire un romanzo”; Gianfranco Franchi, allo stesso modo: “viene da scrivere: l’ultimo capitolo, tanto nitida è la percezione di una coesione e di una uniformità estetica tra un racconto e l’altro”.
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