“Ci sono dèi su quest'isola, pensa. Dèi che camminano senza lasciare orme, che uccidono con una parola, dèi che risuscitano i morti, dèi velenosi come serpenti e belli come draghi distesi al sole. Siamo noi, gli dèi dell'isola” [De Feo, “L'isola dei liombruni”, p. 22].
Colpo di fulmine della giuria all’ultimo Festival di Cannes, Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti è stata una delle più sorprendenti Palma d’Oro degli ultimi anni. La visionaria parabola filmata dal thailandese Apichatpong Weerasethakul ha stregato soprattutto il presidente della giuria, Tim Burton, che ha trovato nel cinema del regista orientale quegli elementi cari alla propria poetica cinematografica, come la disposizione all’indagine, rappresentata in modo fiabesco, di un mondo popolato da strani personaggi, in cui confinano vita morte e rinascita.
Siamo nel luogo dove tutto può succedere, quel posto in cui l’inconscio raccoglie le suggestioni di una vita; le trita, le rimescola, le contorce, le altera, le sopprime, le amplifica e le nasconde per poi farle riaffiorare virulente. Siamo nel sogno, territorio nel quale vivono per quasi l’intera durata del film i protagonisti di Inception, ultimo lungometraggio del regista e sceneggiatore britannico Christopher Nolan, che dopo il successo strabiliante ottenuto col tenebroso e affascinante secondo capitolo di Batman (Il Cavaliere oscuro) era atteso da un’ ulteriore prova di conferma del suo talento.
È prassi oramai consolidata, che l’estate cinematografica italiana raccolga in sala – se si eccettua qualche remunerativo blockbuster, negli ultimi anni - i prodotti di nicchia più disparati e gli infiniti esuberi che l’industria di celluloide partorisce ogni stagione. Non sfugge a questa regola Butterfly Zone – Il senso della farfalla, curioso fantasy italiano diretto dal regista, autore, compositore e attore Luciano Capponi. Prodotto decisamente bizzarro, e con qualche vaga ambizione autoriale, Butterfly Zone ha vinto addirittura il Premio Méliès come Miglior Film Fantasy al XXIX Fantafestival.
Ecco un libro originale scritto da un giovane studioso di cose fantastiche, esperto salgariano e amante del pulp, degli orrori, della letteratura a base di mostri e stranezze che tanto andava di moda nel secolo scorso. Fabrizio Foni ci accompagna tra le pagine della Domenica del Corriere nel suo primo anno di vita, tra curiosità, bizzarrie, piccoli orrori quotidiani, realtà romanzesca, racconti dei lettori e romanzi a puntate scritti da grandi firme. Peccato che si fermi al primo anno di pubblicazione, perché fare una storia sintetica della Domenica del Corriere sarebbe stata un’esperienza esaltante, come redigere la storia popolare d’Italia attraverso le pagine di un periodico.
Finalmente un grande romanzo fantastico tutto italiano: è in libreria, a circa dieci anni dalla pubblicazione della prima parte, la saga completa del Mangianomi (Salani, 496 pp., euro 16,80) di Giovanni De Feo, scrittore capitolino classe 1973, già Premio Solinas nel 2002, autore, con Marco Chiarini, del recente caso cinematografico L'uomo fiammifero, fiaba salutata da un notevole consenso critico a dispetto della ridotta circolazione della pellicola. Il Mangianomi sembra un curioso cortocircuito tra La storia infinita di Michael Ende, il Calvino della Trilogia dei Nostri Ant
A volte un film da ricordare nasce anche così, grazie alla perseveranza di chi l’ha immaginato, di chi ha fortemente creduto che il suo progetto avesse qualcosa di importante da raccontare. E qui ci sono ben due storie da raccontare: la prima riguarda il sorprendente esordio alla regia del teramano Marco Chiarini, una vicenda di impegno, passione, fiducia e intelligenza; di ostinazione e lungimiranza. La seconda, la più importante, è la splendida fiaba che ne deriva. Senza esagerare, L’uomo fiammifero è una pellicola che rigenera lo stanco e provinciale cinema italiano, sempre più ingrigito e avvitato su sé stesso, sui suoi stereotipi, sulle sue storie senza nerbo e senza respiro.
“I conigli sono simili agli esseri umani sotto molti riguardi. Fra cui, senz'altro, la loro capacità di sopportare le disgrazie e lasciare che la corrente della vita li trascini avanti, oltre le secche del terrore e della disperazione. Essi hanno una certa qualità che non sarebbe esatto definire durezza di cuore o indifferenza. Si tratta, piuttosto, di una felice limitazione della fantasia e della sensazione intuitiva che la Vita è Adesso” (p. 139).
Peter Jackson è l’uomo delle imprese impossibili; o meglio, il regista degli adattamenti impossibili, o quantomeno improbabili, visto che dopo aver tentato – riuscendo a convincere e a tratti a strabiliare, sia pur rileggendo la fiaba in modo personalissimo – l’impresa di adattare cinematograficamente il maestoso capolavoro fantasy di J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, si è lanciato in un’altra complicata rivisitazione di uno dei maggiori successi letterari degli ultimi anni, Amabili resti della scrittrice statunitense Alice Sebold.
Si avvicina il periodo di Natale e le grandi società di produzione e distribuzione cinematografica già si sfregano le mani all'idea dei tanti soldoni che riempiranno le loro enormi calze appese al camino, così grandi che potrebbero essere indossate sotto “Lo Stivale” che è la nostra penisola. Nell'attesa, dunque, dei cine-panettoni, che tutto incassano nei giorni di festa, la Walt Disney tenta il...
Aspettative e preconcetti non pagano certo il biglietto al cinema – e questo è una fortuna viste le esose tariffe che vengono richieste dai multisala – ma ben sappiamo che essi ci fanno compagnia ogni qual volta desideriamo dedicarci alla fruizione della settima arte, immaginando trama, taglio e quant’altro della pellicola di cui abbiamo avuto l’occasione di visionare il trailer. Se poi il film è tratto dal più famoso romanzo di Oscar Wilde, Il Ritratto di Dorian Gray, la nostra amica “Aspettativa” e il suo compagno “Preconcetto” cominciano ad acquisire quasi una loro consistenza, stringendoci sulla poltrona del cinema come se avessimo avuto la malaugurata idea di accomodarci proprio tra Platinette ed il Gabibbo.
“Viaggi attraverso le cose”, singolare pubblicazione dell’editore pistoiese “Via del vento” che ha unito due racconti, il primo omonimo, il secondo “Avventure”, estrapolandoli da “Misteri e avventure”, raccolta poco nota o semplicemente dimenticata e da riscoprire, viste le premesse.
Tra le “magie” della politica perduta
Dal 1982 la rivista L’Eternauta è stata il punto di riferimento per tutti gli appassionati di letteratura e fumetti fantasy, horror e science fiction. Firme prestigiose hanno contribuito al successo di questa rivista che ha avuto il merito di anticipare nel nostro Paese questioni culturali di cui oggi si sta discutendo. Tra i collaboratori storici spicca il nome di Gianfranco De Turris, giornalista e scrittore, ma soprattutto il massimo esperto di letteratura fantascientifica e dell’immaginario.
Commenti recenti
19 min 25 sec fa
29 min 35 sec fa
36 min 17 sec fa
46 min 27 sec fa
1 ora 35 min fa
2 ore 5 sec fa
2 ore 14 sec fa
2 ore 40 min fa
3 ore 25 min fa
3 ore 31 min fa