Come reagireste se domani i mezzi d’informazione annunciassero che qualche simpatico cervellone ha inventato una macchina capace di predire, dopo l’analisi di una vostra goccia di sangue, le modalità della vostra morte? Non quando accadrà ma come schiatterete e che quel come non fosse così chiaro come magari vi potreste aspettare ma con delle frasi tipo “Non facendo ciao ma annegando” o “Mandorla”? o “Ucciso da Daniel?” Probabilmente rimarreste agghiacciati ma forse, in fondo al vostro cervello, sorgerebbe il desiderio di provarla o farla provare a qualcuno che vi sta accanto e per il quale magari non provate un grande affetto.
"Fonderci, quella era la parola che usava Janie. Diceva che gliela aveva detta Baby. Significava che tutti insieme eravamo una sola cosa, anche se ognuno faceva cose diverse....Lone diceva che forse era una via di mezzo tra aiutarsi e unirsi” (T. S.)
Tornano le suggestioni della fantascienza d’annata, quella a misura d’uomo se è consentito usare un’immagine che cozza a prima impressione con alieno, automa futuribile o qualsiasi altra creatura, al di là della sua sostanza, che susciti mistero, inconoscibilità, terrore, paura, diversità.
“Non ho trovato Dio nel sistema di Proxima. Ma ho trovato qualcosa di meglio.” Con un bastone pungolò il gluck; quello ritirò le sue ciglia con riluttanza, e si contorse finché non si fu staccato da Leo; piombò a terra e se ne andò, mentre Eldritch continuava a pungolarlo. “Dio promette la vita eterna” disse Eldritch. “Io posso fare di meglio; posso metterlo in commercio.” (pag. 111)
Hoax. Cos'è un hoax? Un hoax è un'invenzione che pretende due parti in campo: un pallonaro, idealmente pieno di carisma, maestro nell'arte della persuasione e della retorica, e il suo pubblico, naturalmente credulone, e in ogni caso perfettamente portato a ritenere vera una storia perché viene raccontata proprio in quel giornale, o in quel canale radio o tv, o in quel sito web. Un hoax è qualcosa di diverso dalle leggende urbane, e di estremamente differente dalla letteratura pura (almeno: ab ovo) o dai comizi elettorali.
Leggendo “La città sostituita” romanzo di Philp K. Dick, già uscito nel 1963 per la Collana Urania e restituito alla comunità dei lettori dalla Fanucci con la traduzione di Tommaso Pincio, non ho potuto fare a meno di ricordare la pellicola del 1998 di Alex Proyas, “Dark city”, un film oscuro del regista de “Il corvo” dove si narrava le vicende di un uomo in una città che ogni notte cambiava volto perché anche in questo romanzo, c’è un paese che ha cambiato volto, sostituito completamente, persino gli abitanti sono stati sostituiti.
Col trascorrere degli anni diventa sempre più difficile districarsi nella sterminata produzione dello scrittore statunitense (texano) Joe R.
James Graham Ballard sta alla fantascienza letteraria come David Cronenberg al cinema horror. Trattasi, in entrambi i casi, di etichette di comodo, appartenenze da circostanziare la cui validità è limitata alla prima parte delle loro carriere. Chi ama il Cronenberg di Crimes of the Future (1970) conosce bene l’effetto del “disturbante sottopelle” a prescindere da qualsiasi resa grafica. Analogamente, le esplosioni di violenza di A History of Violence (2005) o Eastern Promises (2007) frustano lo spettatore come la maitresse di Videodrome (1983): per svegliarlo, non certo per dargli il panem et circenses dei generi di serie B avente l’obiettivo di sfruttare la scopofilia del pubblico senza davvero metterlo in gioco.
[seconda parte dell'intervista a Tommaso Pincio. La prima si può recuperare consultando questa pagina. Buona lettura]
“Un grido si avvicina, attraversando il cielo. E’ già successo prima, però niente di paragonabile ad esso” così si apre “L’arcobaleno della gravità” di Thomas Pynchon e così è stato per me scoprire Tommaso Pincio. Un’emozione indescrivibile, una gioia pura, un invito a continuare a scrivere, a leggere, a vivere. Sfidando la mia naturale ritrosia ai contatti con gli scrittori e alle interviste e sfidando la solitudine di Tommaso, è uscita questa intervista che spero offra spunti interessanti a tutti voi.
"Cosa dire del quinto giorno? Il quinto giorno Jack Kerouac ebbe un'illuminazione. gli tornò in mente di quando, all'età di sei anni, trascorreva pomeriggi interi a giocare a tennis contro il muro di casa. Una volta la palla fece un rimbalzo imprevisto e schizzò via. Invece di rincorrerla per evitare che si perdesse nei cespugli, la lasciò andare. Immaginò di essere quella palla abbandonata a se stessa e rotolò mentalmente con lei finché quella non scomparve dalla vista. Allora rimase immobile con la racchetta in mano e un'espressione di sbigottimento sul volto, insolita a dire il vero per un bambino della sua età. Semplificando avresti detto che si era imbambolato per un attimo, ma in effetti si era smarrito.
1888. Nell'oscura rivista studentesca «Science Schools Journals» della Scuola Normale di Scienze di South Kensington vengono pubblicati tre frammenti di un romanzo di fantascienza: “The Chronic Argonauts”, ossia “Gli Argonauti di Cronos”. Sette anni più tardi, quell'oscura rivista inizia a diventare leggendaria: ha pubblicato i frammenti prodromici alla creazione de “La macchina del tempo”. Autore, il futuro professor H.G. Wells.
Quando ho saputo della morte di Renzo Rosso erano passati già due mesi dal suo decesso. Sono rimasto molto male. L'avevo conosciuto una sera al Barabook di san Lorenzo, qui a Roma. Gli avevo appena fatto la recensione del suo straordinario ultimo romanzo pubblicato con Azimut nel 2006 (e per questo, e per aver pubblicato anche i suoi ultimi due saggi, Guido Farneti dovrebbe essere insignito di un premio speciale – ma non lo faranno perché l'editoria è in mano a illetterati, spesso in malafede). La recensione era uscita su un giornale di partito che oggi non esiste più, lui era rimasto molto contento, io ammirato non solo dalla sua scrittura ma dalla sua mente geniale, e dalla sua statura di uomo modesto e colto.
In principio era Terminator (1984), incubo futuribile che immaginava un uomo tornare indietro nel tempo per difendere il leader, ancora bambino, della resistenza a un mondo dominato dalle macchine. Poi fu Aliens – scontro finale (1986), brillante sequel del capolavoro fantascientifico di Ridley Scott, ambientato in un pianeta in cui si risveglia un pericolosissimo predatore assetato di sangue.
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