Entrare nei labirinti della fanciullezza, per descrivere il tempo della meraviglia, della scoperta, della presa di coscienza della crudeltà e della bellezza del mondo è sempre impresa ardua e degna di nota per ogni forma d’arte che non si fermi alla superficie delle cose. Tomas Alfredson, ispirandosi al fortunato romanzo horror omonimo di John Ajvide Linqvist (uscito ad ottobre in Italia ed edito da Marsilio), sceglie di mettere in scena un’opera che indaga il periodo di passaggio tra infanzia e adolescenza, fotografando l’avvicinamento affettivo tra due dodicenni non integrati con i propri coetanei.
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