“Per M. l'inattività di quelle ore libere era solo angoscia e anche dolore. Infatti per lui, uomo e non macchina, quelle due ore erano anch'esse il frutto di una convenzione, la convenzione della libertà, del tempo libero da occupare a piacimento. Senonché era proprio questa libertà, che lo angosciava. Egli non si rendeva ben conto del perché provava quei sentimenti, era però cosciente di provarli mentre le macchine d'ufficio non li provavano affatto. Eppure, riflettendo, non trovava alcuna differenza reale tra sé e quelle macchine, la loro vita era pressoché uguale: stessi orari, stesse pause, stesso riposo.
A un anno e mezzo dal suo debutto nelle sale americane, è uscito nei cinema italiani American Life, del regista britannico, Premio Oscar (American Beauty, sorpresa assoluta del 2000), Sam Mendes.
Gli italoamericani non possono essere soltanto quelli eternati da Puzo e dal suo “Padrino”, malavitosi e vincolati a un primitivo sistema di valori, né possono andare esclusivamente ascritti alle fascinose saghe plurigenerazionali dei Bandini e dei Molise di John Fante (o dei Dante, adesso, grazie al figlio Dan).
Nella Selezione Ufficiale, ma fuori competizione, è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma il nuovo lungometraggio della regista Lisa Cholodenko, già autrice di Laurel Canyon, con il quale vinse il Director’s Wiew Film Festival’s Dorothy Arzner Prize nel 2003. Opera centrata sul tema della famiglia allargata, I ragazzi stanno bene ha riscosso applausi convinti da parte di pubblico e stampa in sala, grazie all’approfondimento leggero ma non banale di un argomento sempre più attuale come quello delle “famiglie alternative”.
Esordio letterario della scrittrice e femminista italo-svizzera Silvia Ricci Lempen, “Un homme tragique” (1991, Prix Michel-Dentan 1992) appare oggi in prima edizione italiana col titolo “Una famiglia perfetta” (Iacobelli, 2010). L'artista – racconta Silvia Rorato nella prefazione – nata a Roma nel 1951, è stata educata in ambiente francofono. Vive nella Svizzera romanda dal 1975, e si serve del francese come lingua di studio e di lavoro.
Nel panorama letterario giapponese Inoue Yasushi è scrittore defilato rispetto ai nomi più noti di ieri e di oggi. Eppure lui, che si dedicò principalmente a tematiche storiche, è un cantore raffinato delle ombre. Yasushi, a causa del lavoro del padre medico, cresce con la nonna nei luoghi verdeggianti della penisola di Izu, in un ambiente in cui la natura rappresenta la sua forza e la sua consolazione.
Tre indizi fanno una prova, quattro sono una certezza. Il Festival di Cannes sembra amare il cinema di Daniele Luchetti, invitato per la quarta volta sulla Croisette dopo Domani accadrà, Il portaborse e Mio fratello è figlio unico, e unico regista italiano in concorso nella selezione ufficiale con La nostra vita, da pochi giorni nelle sale italiane.
“Corrierino delle famiglie” [1954] è una raccolta di racconti, sketch e bozzetti dello scrittore borghese Giovannino Guareschi: una raccolta di racconti caratterizzata da una profonda semplicità, da un respiro docile, gentile, umanissimo e famigliare, prosa delle piccole cose (sono piccole davvero?) e della quotidianità, spaccato d'un'Italia che respirava quieta il profumo della democrazia e del lento ritorno alla normalità.
Trasposizione abbastanza fedele dell’omonimo romanzo di Ian McEwan, Il giardino di cemento è il terzo film diretto dal regista e sceneggiatore Andrew Birkin, fratello della bellissima Jane Birkin, mito e icona artistica dei Settanta, e pertanto zio dell’affascinante Charlotte Gainsbourg, non a caso protagonista femminile della pellicola. Di non semplice adattamento, viste le tematiche e l’essenzialità narrativa di McEwan, l’opera venne ospitata in concorso a Berlino nel 1993 e vinse un meritato Orso d’argento.
“Infanzia è una corruzione di Ninfanzia: periodo della vita che l’uomo consuma sotto l’autorità di Anzia, ninfa delle primizie. (Anzia da «ante», prima)” (pag.573). Come si annuncia in prefazione, questa è la storia di un uomo “nato” sotto il sole di Atene che vivrà la maggior parte dell’infanzia e dell’adolescenza in mezzo all’aristocrazia europea e, da gregario qual era inizialmente, arriverà a rifiutarne integralmente l’abnorme ipocrisia. Dalla nascita di Nivasio, come per ogni bambino nato in Grecia, ci si aspettava il grido benaugurale della civetta, l’uccello che preannunciava la dea Minerva, svegliata per l’occasione dal sonno eterno.
“Quello che aveva detto il professore era vero. La mia data di nascita e il numero sul suo polso si erano incontrati, ma dopo tanta fatica, nell’immenso universo dei numeri e avevano coltivato la loro amicizia rimanendo sempre abbracciati l’uno all’altro” (pag. 29).
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