Dopo un avvio decisamente positivo delle teorie eugenetiche, che aveva portato alla loro diffusione in quasi tutta l'Europa, dalla scandinavia fino all'Italia, le tecniche eugenetiche hanno subito una nettissima battuta di arresto. Complici i regimi di inizio '900 e le loro pratiche efferate, il termine eugenetica è oggi contornato da un aura decisamente negativa:
“Un medico non è tenuto ad utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza offerte da una medicina in perenne progresso. In alcuni casi la rianimazione di un paziente in fase terminale costituisce una insopportabile forma di tortura. Dovere del medico è alleviare la sofferenza piuttosto che prolungare una vita il più possibile” (Card. Jean Villot, 1970).
L’argomento non è molto allegro, ma negli ultimi mesi se ne è parlato parecchio per via di alcuni casi di cronaca, per cui mi è sembrato giusto scrivere qualcosa su come si può considerare l’eutanasia (ed in generale tutto quello che riguarda la fine della vita di una persona) dal punto di vista etico.
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