"Walls" (Shitkatapult, 2007), è il quarto album di Sasha Ring, in arte Apparat. Per altre info sul personaggio: http://it.wikipedia.org/wiki/Apparat
Un uomo del Rinascimento nato in Inghilterra nel 1948: un futurista inquieto, un paesaggista sonoro. Un anglosassone sanguemisto fiammingo, incarnazione autentica dell'arte per l'arte. Un artista convinto che perché il mondo possa essere interessante, il sentiero sia uno e uno soltanto: plasmarlo giorno dopo giorno, continuamente, senza paura di rimettere in discussione le proprie convinzioni e i propri risultati. Un ex ragazzo del Suffolk, nato da una famiglia di origine ugonotta, cresciuto in una cittadina strapiena di militari dell'Air Force, tendenzialmente pieni di dischi introvabili: la piccola e grigia Woodbridge. Ecce Brian Peter George St. Jean le Baptiste de la Salle Eno, alias Brian Eno: musicista sperimentale, icona pop, ma non solo.
Mark Linkous degli Sparklehorse e Danger Mouse (Gorillaz, Gnars Barkley, altri progetti). David Lynch a realizzare booklet e videoclip. Un cd che nasce dal genio di questi artisti, ma che non può uscire per problemi con la EMI (non è ancora ben chiaro di che tipo).
E quindi cosa succede?
Succede che l'album, sotto la spinta geniale di Danger Mouse, si trasforma in libro di foto dello stesso David Lynch, con dentro un cd vuoto su cui implicitamente si invita a masterizzare il disco, reperibile da tempo sul web (lo si scarica, proprio così). Il libro attualmente è sold out, ma per 10 $ si può ancora ordinare il poster (con cd annesso, sempre vuoto).
Casino Royale, album numero dieci. L’acronimo che dà il titolo a questo disco della band milanese significa questo: è il decimo disco, tra quelli più o meno noti, del gruppo formato da Giuliano Palma, Alioscia, Ferdi, Pardo e gli altri musicisti pieni di idee e voglia di sperimentare che rientrano sotto il nome di Casino Royale.
La carriera di questi folli manipolatori di suoni e generi musicali aveva già regalato capolavori come “Dainamaita”, nel 1993, e “Sempre più vicini”, nel 1995, insieme ad un live intenso e imperdibile come “1996: Adesso”. Ma non bastava.
L'esordio di una band torinese di cui sentiremo sicuramente parlare in futuro. Questo è “So:Ho”, primo disco del gruppo omonimo, autore di un pop cantautoriale interessante che mescola l’elettronica ed il rock, la sperimentazione e la lineare forma canzone, con semplice strofa e ritornello orecchiabile. Il sound di questa giovane band riceve e rielabora le influenze più disparate del pop-rock italiano: risentiamo i Tiromancino degli ultimi dischi in alcuni brani (“In Picchiata”, “Verso di me” e “Nessun Posto”), e non mancano tracce dei Subsonica, di Cristina Donà e degli Ustmamò (“Cadrai”, “Quima”) in molti altri pezzi del disco.
Mentre l’attesa per il prossimo album dei Depeche Mode, in uscita in aprile, si fa spasmodica – le date italiane di giugno sono andate sold out in poche ore già a novembre – esce finalmente in Italia, grazie alla lungimiranza dei tipi di Castelvecchi, "Stripped", la biografia della band curata da Jonathan Miller. Pubblicata in Inghilterra nel 2004 per la Omnibus Press e frutto di un lavoro durato ben otto anni, come ricorda l’autore nei ringraziamenti finali, Stripped attingendo ad una pluralità di fonti – testimonianze, interviste inedite, articoli apparsi su riviste, siti web etc – si rivela libro accuratissimo che farà felici i tanti fan italiani dell’ensemble di Basildon.
Il fenomeno Immanuel Casto è ancora sconosciuto alla maggior parte dell’opinione pubblica probabilmente perché la sua fulminea ascesa nel panorama musicale italiano si è basata quasi esclusivamente sul passaparola.
Intonato su atmosfere rarefatte proprie di molto rock moderno, gioca su brani ricchi di dinamica. Tanto lieve da apparire l’emblema del minimalismo elettronico, eppure incredibilmente ricco e sofisticato.
“Finally We Are No One” è il secondo disco dei Múm: uscito nel 2002, si presenta come un gioiello di grazia sonora e di elettronica, tale da farsi giudicare immediatamente come uno dei migliori album degli ultimi anni.
La chiave sonora dei Múm è data da un’elettronica ricca di dettagli che compattano un tappeto musicale soffice e lieve.
Il concetto di musica elettronica, anche se definitivamente entrato nella mentalità comune tramite i nuovi suoni del rock e con l’uso di strumenti non tradizionali, non riesce ancora a sfondare il suo limite più vincolante, ossia la dimensione live delle esibizioni davanti a un pubblico. Eppure l’elettronica non è più soltanto musica da club o mezzo manipolato da dj, ma sta diventando un genere trasversale che contamina diversi settori della musica, ricostruendo la percezione della canzone stessa e del suo rapporto con l’accompagnamento strumentale.
Microchip emozionale, uscito nel 1999 per la Mescal, mi è piaciuto molto, ed è sicuramente un passo in avanti rispetto a “Subsonica”, più maturo come suoni e arrangiamenti.
Come una imponente falciatrice, il cyber si fa avanti nei primi anni '90. Con tutta l'ingordigia del nuovo fenomeno culturale, la rivoluzione formato mignon muove l'assalto praticamente su tutti i fronti accessibili: letteratura - con la ribalta di autori come William Gibson e graphic novels di culto come Steampunk; arti visive - con figure del calibro del Professor Bad Trip o H.R. Giger, fondatore dello stile bio-meccanico e designer di silhouette storiche, tra cui il mostro di Alien.
The Eraser è ciò che vuole cancellare un passato. E' quello che blocca il ricordo, che non vuole vivere di futuro. E la predica di Thom Yorke è rivolta al Thom Yorke Eraser, che aveva lasciato il proprio passato in un angolino ad incubare l'influenza elettronica di Kid A e Amnesiac. Niente però è stato cancellato, tutto è ancora più vivo di prima: ritmi trascinanti di pad elettronici, bordoni insistiti di suoni in loop e la sua voce. Ci rituffiamo in un passato recente di elettronica Radiohead, abbandonata (solo per gli stupidi) in Hail To The Thief, ma che qui gioca un ruolo da protagonista.
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