Stando a quanto ci racconta Bruce McCall, oltre la metà dei nordamericani non ha letto nemmeno un libro nel corso dell'ultimo anno: il dato, a ben guardare, potrebbe corrispondere all'elettorato della ventennale dinastia Bush, quello forgiato sul logoro stampo reaganiano. E si tratta d'una stima prudente: equivalente al neoanalfabetismo forzista italiota, figlio della cultura catodica, a ben guardare. Tenendo presente la discreta quantità di alienati da iPhone e smartphone di ogni ordine e grado, compulsivi pigiatori di schermi liquidi e allegri sfogliatori (per ditate, si capisce) di tavolette digitali, sembra proprio che per noialtri figli della civiltà del libro, bibliomani, bibliofili e letterati vecchio stile, si sia avvicinata l'apocalisse.
Un bel coraggio, innanzitutto, bisogna dirlo. Un piccolo editore che pubblica un libro nel quale si dice un gran male dei piccoli editori. Anche se questo è solo un primo dato, parziale e pertanto da emendare. Federico Di Vita, tutto fare del piccolissimo effequ di Orbetello, lascia intendere intanto che “piccolo è bello” non è nemmeno una gran frase, perché è in ogni caso falsa. Ma il punto è questo: ci sono piccoli editori che fanno cose nobilissime, meritorie, impagabili. Sono risorse a cui, qui a Lankelot per esempio, siamo aggrappati tenendocele molto strette. Ma sono una minoranza, come in tutte le cose. Il resto è inguardabile. Di Vita lo dice senza girarci troppo intorno.
Vi assicuro che vedere un titolo come “La trincea del premier e il piano B.” di Verderami sul Corriere della Sera, subito dopo aver finito di leggere l’ultima opera di Gianfranco Franchi, è stato un attimo spiazzante. Ma solo un attimo perché non ci vuole molto per capire come i due “piani B.” non abbiano proprio nulla in comune, non fosse altro che il “B” del premier è in realtà sempre il solito “piano A” per fare quello che ha sempre fatto, mentre il “B” virtuoso di Franchi rappresenta una guida “ludica, trasversale, solare e pop alla via di fuga”.
Care amiche, cari amici, cari lettori, vecchia guardia e neofiti, sostenitori silenziosi, rancorosi oppositori, colleghi dell'editoria e amici della carta stampata, e infine fratelli letterati, voi pochi, noi pochi; noi felici pochi:
Ho conosciuto Elvira Sellerio nell’estate del 1986, a Palermo, in un grande ed elegante appartamento all’interno 1 di via Siracusa n. 50, mitico indirizzo della sua casa editrice.
Ciao, vorrei cominciare questa chiacchierata ripercorrendo la genesi della Del Vecchio Editore: quando, dove e come è nata questa casa editrice? Chi sono stati i protagonisti della sua nascita? E qual è l’anima che vorreste dare alla vostra casa editrice?
Da diverso tempo, ad intervalli più o meno lunghi e di volta in volta in un crescendo di ansia ed allarme, si torna a parlare della scomparsa del libro cartaceo, messo in disuso da quello elettronico – l’E-book, secondo l’oramai invasiva e inevitabile terminologia inglese – dall’iPad e da altri diabolici supporti d’alta tecnologia, presenti sul mercato o di futura produzione.
Ambiguo è il destino editoriale italiano di Nazım Hikmet Ran. Mentre numerosi blog traboccanti di sentimento sovrappongono i suoi versi più famosi a paesaggi marini, a prati in fiore e a roselline, le pubblicazioni serie che lo riguardano sono ferme, in qualche modo, agli anni Settanta e al lavoro di Joyce Lussu. Il capolavoro del poeta “Paesaggi umani”, dopo essere stato stampato parzialmente dalla Farheneit 451 nel lontano 1992, aspetta ancora di essere pubblicato completamente.
Lantana (www.lantanaeditore.com) è una nuova casa editrice romana che prende le mosse da un’esperienza maturata, nel corso degli anni, proprio nell’editoria capitolina. La linea editoriale è molto semplice: ricercare una tensione vitale. Ne abbiamo parlato con la direttrice editoriale Alessandra Gambetti.
Quando si parla di editoria di progetto, con carica nuova e un bel catalogo si fa sempre una grande fatica a inquadrare un nome. Sembra però che ci siano piccole oasi capaci di grandi sorprese, tra queste la casa editrice Piano B che si è rivelata capace di una grande maturità mista a entusiasmo adolescenziale per i libri ben fatti.
Gordiano Lupi è recidivo. Non riesce proprio a tenere la lingua a posto. Se la prende ancora una volta con la mafia culturale che dilaga in questo Paese. Dopo aver fatto incazzare tanta gente permalosa con Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura (Stampa Alternativa, 2004) e Nemici miei (Stampa Alternativa, 2005), torna sull’argomento con Velina o calciatore, altro che scrittore! (Historica). L’irriverente editore e scrittore di provincia anche questa volta si toglie un po’ di sassolini dalla scarpa.
Con uno stile che rispecchia il toscano parlato dalla gente di strada, Gordiano scrive questo libro per "dire quattro cazzate sulla letteratura e sul mondo dell’editoria".
Angelo Fortunato Formiggini, brillante e pionieristico editore e letterato modenese, si suicidò nel 1938. Si suicidò non perché fosse disperato, non perché fosse ammalato, non perché fosse solo. Si suicidò perché era ebreo, e perché voleva protestare contro le leggi razziali: voleva gridare alla nazione tutto il suo dissenso, tutta la sua rabbia e tutta la sua angoscia per quel che stava diventando l'Italia. E cadendo dalla Torre Ghirlandina di Modena, gridò per tre volte la parola "Italia". Antonio Castronuovo, biografo e saggista autore di questo "Libri da ridere" (Stampa Alternativa, 2005) non ha dubbi: "Un uomo può giungere a suicidarsi per protesta.
Abbiamo incontrato Paolo De Crescenzo, un romano verace che ha da poco oltrepassato la soglia dei sessant’anni, ma non li dimostra, anche perché la sua passione è un genere giovanile per eccellenza come l’horror. De Crescenzo è stato direttore finanziario di un grande gruppo cinematografico italiano, direttore generale calcistico prima con la Roma e poi con la Fiorentina, ma pure dirigente della Lux Vide di Ettore Bernabei (per la quale ha prodotto nel 2001 la miniserie Il bacio di Dracula, trasmessa da RAI UNO) e consigliere delegato della Rizzoli Produzioni Internazionali. De Crescenzo è sposato, padre di due figli, ama i viaggi, i gatti e la cucina tradizionale romana.
Ho fatto un sogno. Ho sognato un paese in cui si tornava a credere nella politica e si tornava a fare politica, perché nessuno si vergognava più di essere rappresentato da questa classe dirigente, e tutti avevano riscoperto il piacere della partecipazione alla cosa pubblica. Ho sognato un paese in cui si bandivano le contrapposizioni tra due schieramenti politici soltanto, perchè a tutti era chiaro che si trattava di una semplificazione e di uno snaturamento della ricchezza delle posizioni e delle visioni politiche dei cittadini.
Ho intervistato Francesca, libraia del Segnalibro, nel cuore di Lugano.
Commenti recenti
14 min 45 sec fa
59 min 47 sec fa
1 ora 5 min fa
1 ora 9 min fa
1 ora 41 min fa
2 ore 32 min fa
3 ore 26 min fa
3 ore 52 min fa
3 ore 54 min fa
4 ore 39 min fa