Non so proprio come si possa definire l’attitudine così tanto frequente di credere a qualcosa senza capirne le ragioni, ovvero essere d’accordo, magari con una politica, senza rispondere ad una sola domanda: perché?
Non lo so e non credo sia essenziale adesso trovare le parole adatte, non fosse altro che si rischierebbe di risultare ingenerosi nei confronti di tante persone in buona fede che, credendo di informarsi, sono semplicemente vittime di un “pregiudizio di razionalità”.
Quando nel 2001 scoppiò il crack della multinazionale dell'energia Enron, analisti, economisti, politici, giornalisti ne parlarono come uno dei più gravi crack avvenuti nella storia, se non il più grave in assoluto, e poco dopo venne più volte ripetuto, per calmare coloro che si preoccupavono per l'approssimarsi di una crisi in stile '29 che avrebbe travolto il mondo, che non sarebbe mai più successo, che si sarebbero corretti gli errori, che si sarebbe lavorato per un'economia più sana, che le mele marce sarebbero state punite a tutti i livelli.
Prima i fatti, poi le interpretazioni. Ha ragione Sergio Noto nella sua densa introduzione alla notevole ricostruzione della vicenda hayekiana scritta da Alan Ebenstein (Friedrich von Hayek. Una biografia, Rubbettino 2009, pp. 674, euro 40,00 ). Perché si può essere d’accordo o meno con Hayek, ma non va mai dimenticato che si tratta di uno dei massimi pensatori sociali (e dunque non solo “un economista”) del XX secolo. E che dunque va prima letto e poi eventualmente criticato.
Non avrei mai pensato di ritrovarmi a leggere un libro come Gli Intoccabili del Quartierino, se non altro perché di economia e finanza capisco davvero molto poco. Ma questo testo, in realtà, oltre che essere estremamente divulgativo, è anche molto interessante.
E serve di sicuro a capire un po’ di cose sugli scandali economici che hanno segnato l’ultimo decennio della storia italiana.
Su tutti: il caso delle scalate di Fiorani, lo scandalo Parmalat, Cirio, fino ai Tango-bond argentini e il caso Unipol. Il libro è una lunga intervista di Fabrizio Tedeschi a Fabio Macchi, pubblicato nel 2006 da Aliberti editore.
La collana “Farsi un’idea”, della casa editrice “Il Mulino”, offre spesso agili e semplici strumenti per conoscere l’essenziale e avere ben chiare le linee generali di ciò che avviene nel mondo, per interpretare la realtà. In questo caso, si affida a due personaggi quali Ignazio Visco, capoeconomista dell’Ocse dal 1997 al 2002, e L. Federico Signorini, Direttore della Statistica nel Servizio Studi della Banca d’Italia. Nomi importanti, insomma, che cercano di illustrare le linee generali della nostra economia, spiegare i termini più difficili, fornire esempi e classifiche che inquadrano bene il nostro paese, da un punto di vista economico, nel quadro europeo.
Dal punto di vista economico e sociale, la fase che stiamo vivendo oggi ha avuto inizio negli anni Settanta del Novecento. Le società occidentali avevano raggiunto allora una considerevole opulenza, varcando la soglia di quella che lo storico Eric Hobsbawm ha chiamato eta dell’oro. Ma questo risultato è coinciso con l’avvio di un progressivo degrado etico e culturale.
Entropia: la teoria scientifica del progresso regresso.
Quest’opera di Nicholas Georgescu-Roegen, considerata principale contributo del noto economista alla filosofia e all’economia, è un libro dalla storia travagliata. Più citato che letto, spesso menzionato di passaggio e raramente capito, mai tradotto dall’inglese (né in italiano, né in francese) è tuttavia un libro che ha scavato una traccia profonda nel pensiero economico e filosofico...
Prima di discutere della cosiddetta “flexicurity” danese occorre l’introduzione di alcuni indicatori caratterizzanti il mercato del lavoro europeo che ci aiuterà a capire le differenze tra il modello seguito in Danimarca e quelli seguiti nel resto di Europa. La tabella che segue presenta nella seconda colonna partendo da sinistra il tasso di disoccupazione registrato nel giugno 2007 nei paesi aderenti all’Unione Europea e in alcuni paesi extra-europei. Per tasso di disoccupazione si intende la percentuale di coloro che pur facendo parte della forza lavoro (cioè hanno un’età compresa tra i 15 e i 74 anni e sono in ricerca attiva di un lavoro) non sono occupati. I dati riportati sono aggiustati in modo da tener conto dell’andamento stagionale.
E’ stato già accennato nella prima parte di questo articolo che secondo i liberisti, un mercato concorrenziale lasciato a se stesso è sempre in grado di raggiungere, attraverso degli automatismi, un equilibrio in cui tutti i fattori produttivi sono pienamente occupati compreso il fattore lavoro.
Introduzione
In questo articolo si forniscono alcune riflessioni sull’opportunità dell’intervento dello stato nell’economia. Dato che l’argomento è molto ampio e molto controverso, verrà suddiviso in più parti (non so ancora precisamente in quante). In questa prima parte si partirà dalla definizione di alcuni concetti fondamentali del pensiero liberista quali la quello di mano invisibile e di Homo oeconomicus, per poi iniziare a fornire alcune argomentazioni a favore dell’intervento pubblico.
Il giorno seguente il gruppo di amici viene condotto dal Mago di Oz. Per arrivare dal mago i quattro devono passare attraverso una sala che è gremita di uomini e donne della corte che non hanno mai niente da fare tranne che parlare tra di loro (forse un riferimento all’apparato burocratico della capitale americana). Attraversata la sala i quattro accedono ad una grande stanza tonda (la stanza ovale?) dove si trova il mago.
Introduzione
Commenti recenti
1 min 8 sec fa
1 min 17 sec fa
41 min 8 sec fa
1 ora 26 min fa
1 ora 32 min fa
1 ora 36 min fa
2 ore 8 min fa
2 ore 59 min fa
3 ore 53 min fa
4 ore 19 min fa