Nato davanti a una tazza di caffè gustata sotto un pergolato di Sindelsdorf, il Blaue Reiter è un movimento molto diverso da quello della Brücke (Dresda, 1905-1906), e dunque dall’espressionismo. Ciò è dovuto al suo rapporto fortissimo con l’eredità del romanticismo tedesco e al contatto con gli artisti russi, legati all’ambiente simbolista, cose che lo espongono all’influsso di dottrine esoteriche.
«Con pochi, ma coraggiosi alleati...dobbiamo farci carico della difesa di un continente che, in larga misura, non lo merita.» (Joseph Goebbels, 1944)
«Assistendo a questo film, non si può fare a meno di serrare i pugni per la rabbia...questo film incita alla lotta e infonde la certezza della vittoria.» (Roman Karmen, cineasta sovietico, 1942)
Non c'è che dire, William Vollman è un autore che ama rischiare e confrontarsi con tematiche e ambientazioni che metterebbero a dura prova gran parte degli scrittori contemporanei e con «Europe Central» del 2005 (e uscito in Italia nel 2010) non si smentisce nemmeno questa volta.
Che scriva di prostitute, tossici, Vichinghi, naziskin, guerriglie
“Logica del terrorismo” di Michel Bounan (“Logique du terrorisme”, 2003; IT, Duepunti, 2006) si fonda su un presupposto incontrovertibile: “L'esaltazione ideologica o il delirio pseudoreligioso possono condurre a ogni sorta di crimine, e l'eroismo individuale o l'omicidio di massa appartengono a tutte le società umane”. A partire da questa constatazione, l'intellettuale transalpino si impegna a stabilire cosa sia il terrorismo, quanti tipi di terrorismo esistano, quanto incidano lo Stato e i servizi segreti nel terrorismo e come fronteggiare questo “crimine contro l'umanità”, come lo definisce correttamente Giusto Catania (p. 74) nella sua nota.
“La verità, la verità! Che cazzo è la verità... Chi sei tu per chiedere a me di dire la verità. La sola verità che conosco è quella che mi ripete in continuazione che sto morendo, che mi mancano le forze, che gli scalini diventano sempre più alti, le braccia pesanti, le gambe deboli e che debbo vivere sempre più in fretta, che se mi fermo un poco a prendere fiato arriverà LEI, la sola verità che conosco: la morte. Io odio la verità… voglio dimenticarmi di lei! La verità è un lusso che non ho mai potuto permettermi… giocateci voi con la verità! Io debbo solo imparare a mentire meglio, specie con me stesso” (“Ocean Terminal”, pp. 59-60).
Già Illirica, Romana, Bizantina, Ungherese, Veneziana, Napoleonica, Austriaca e Jugoslava, la Dalmazia – oggi parte della Croazia, e salutata impropriamente come “Croazia del Sud” – ospitava una comunità italiana, un’aristocratica borghesia mercantile, non solo nell’enclave di Zara (oggi Zadar), a maggioranza assoluta etnicamente e culturalmente italiana, retta dall’Italia dal 1919 al 1947, ma anche – ad esempio – nelle città di Sebenico (diede i nata
«Dresda era tutta una sola, grande fiammata. Quell’unica fiammata stava divorando ogni sostanza organica, ogni cosa capace di bruciare. Non fu prudente uscire dal rifugio fino a mezzogiorno dell’indomani. Quando gli americani e le loro guardie vennero fuori, il cielo era nero di fumo. Il sole era una capocchia di spillo. Dresda ormai era come la luna, nient’altro che minerali. I sassi scottavano. Nei dintorni erano tutti morti» (p. 164).
Commenti recenti
10 ore 36 min fa
10 ore 37 min fa
11 ore 51 min fa
11 ore 52 min fa
13 ore 8 min fa
14 ore 39 min fa
15 ore 2 min fa
15 ore 7 min fa
18 ore 17 min fa
18 ore 20 min fa