"Ho sempre sentito un'affinità per la musica blues: la cultura dei"cantastorie" attraverso la musica mi affascina e mi attrae incredibilmente. Il blues ha una grande risonanza emotiva e rappresenta l'origine della musica popolare americana." (Martin Scorsese)
Iki dil bir bavul, ovvero Due lingue e una valigia, è un film documentario che racconta l'esperienza di un giovane insegnante turco (Emre Aydın), proveniente dalla parte occidentale e sviluppata del paese, catapultato in un villaggio del sud-est curdo per la sua prima esperienza di lavoro. Si tratta di un documentario appunto e quindi non c'è alcuna ombra di finzione, di sceneggiatura, o di dialoghi scritti: le immagini riassumono un anno scolastico intero e l'avvicendarsi delle quattro stagioni nell'alta Mesopotamia. Nel suo piccolo è davvero un capolavoro.
No more to say & nothing to weep for. An elegy for Allen Ginsberg.
Raccontare l’Italia degli ultimi 30 anni, attraverso un documentario che dichiara di avere come suo argomento principe la difesa dell’identità nazionale, sembrerebbe certo un’operazione degna di lode. Se a ciò ci aggiungiamo che il tragitto delle parole e delle immagini è accompagnato dalle performance acustiche di Luciano Ligabue, uno dei più amati cantautori italiani, il valore e il possibile appeal dell’opera non dovrebbero lasciare dubbi, almeno sulla carta.
L’importanza di essere scomodo è un documentario molto ben realizzato da Andrea Bettinetti, un regista italiano laureato in architettura al Politecnico di Milano e specializzato in cinema alla London International Film School, dove ha ottenuto il Certificate in the Art & Technique of Filmmaking. Ha lavorato come scenografo, assistente di regia, regista in pubblicità, video musicali e cortometraggi. È un regista free-lance che firma filmati pubblicitari e istituzionali per clienti privati, si occupa di documentaristica per i principali canali televisivi e collabora con l’Istituto Europeo di Design come docente di tesi.
A cinque anni dal folgorante e pluripremiato Super Size Me, Morgan Spurlock è tornato nelle sale con un altro docu-film (In Italia in versione originale e sottotitolata), presentato nel 2008 al Festival Internazionale di Roma, che lo vede protagonista in prima persona in un ruolo altrettanto estremo e non meno rischioso rispetto al precedente; una pellicola inchiesta sulle tracce nientemeno che del ricercato più ricercato del pianeta: Osama Bin Laden.
“Abbiamo in noi quattro vite successive, incastrate l’una dentro l’altra. L’uomo è un minerale perché ha in sé lo scheletro, formato da Sali e da sostanze minerali; attorno a questo scheletro è ricamato un corpo di carne, formato di acqua, di fermenti e di altri Sali. L’uomo è anche un vegetale, perché come le piante si nutre, respira, ha un sistema circolatorio, ha il sangue come linfa, si riproduce. È anche un animale, in quanto dotato di moralità e di conoscenza del mondo esterno, datagli dai cinque sensi completata dall’immaginazione e dalla memoria. Infine è un essere razionale, in quanto possiede verità e ragione”. (testimonianza di scuola pitagorica)
Desideri su una stella cadente, in italiano suona più o meno così questo ritratto veritiero della Cuba contemporanea che tre documentaristi italiani hanno realizzato sul campo. La Rivoluzione Cubana ha cinquant’anni e li dimostra tutti, anche se il regime si sforza di realizzare lavori di maquillage nel centro storico per consentire visite senza troppi problemi a gruppi di turisti. Eusebio Leal, la mano destra di Castro, è il sindaco dell’Avana, colui che è deputato a occuparsi di ricostruire il lungomare, i palazzi storici, il Boulevard, la parte centrale della città, dichiarata dal 1982 patrimonio dell’umanità.
Liberamente ispirato a I mignotti – Vite vendute e storie vissute di prostituti e gigolò (Marenero, 2002) e Pornocuore – Sogni e desideri segreti di giovani omosessuali (Coniglio, 2005), due libri inchiesta firmati in coppia da Antonio Veneziani e Riccardo Reim, Altromondo è un’opera a metà tra il documentario e il film inchiesta, che si snoda in maniera coerente ma assai monocorde e ridondante dal punto di vista visivo, immaginando una consequenzialità narrativa che segue un iter crescente, dal sesso più degradato e degradante ai sogni d’amore puri ma difficilmente raggiungibili in una società che – è l’assunto principe del film – è ancora lontana dal riconoscere i giusti diritt
Sarà sicuramente una operazione commerciale, ma This is it non è una pellicola che lascia indifferenti. Sia chi ha amato Michael Jackson, sia chi non ha mai approfondito l’ascolto e la conoscenza di uno dei più importanti e famosi artisti pop di tutti i tempi, potrà ammirare – anche se solo nella sua fase embrionale – il concerto che MJ non ha mai realizzato, ma che stava provando maniacalmente ormai da tempo, per il suo grande, ultimo ritorno sulle scene, prima del definitivo addio.
Brigitte Brault vive una parte della sua vita in terra di Francia, come una qualsiasi ragazza occidentale, con buone possibilità di avere un lavoro normale a cui dedicare le energie quotidiane e dimenticare così le questioni familiari dolorose e irrisolte. Brigitte vuole o forse pretende di più, sentendo di poter sacrificare se stessa e le sue personali ambizioni per un qualcosa che non ha ancora un nome né un volto.
“In data 18 marzo 2003, non è ancora stato avviato alcun processo per giudicare il genocidio khmer rosso. Quasi due milioni di persone hanno perso la vita in tre anni, otto mesi e venti giorni d’inferno che il paese ha attraversato tra il 1975 e il 1979” (pag. 186).
Tabarly è la colonna sonora che Yann Tiersen ha composto nel 2008 per il documentario omonimo del regista Pierre Marcel dedicato al navigatore francese Eric Tabarly, vincitore nel 1964 della regata transatlantica in solitaria e scomparso nel 1998, al largo del mare d'Irlanda. Quella di Eric Tabarly in Francia è una vera e propria figura di culto, i cui libri - editi in Italia da Ugo Mursia Editore - hanno formato intere generazioni di velisti e appassionato ogni lettore che avesse nel mare il cuore.
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