“Se potessi mi vestirei di carta per poter buttare via gli abiti dopo averli usati per un po'. Perché non c'è niente da fare, se cominci a riporre in un armadio dei vestiti, se cominci a possedere un armadio, sei bella e fregata un'altra volta. Perciò vivrò con il minimo indispensabile. Avrò solo oggetti di cui posso liberarmi, non dovranno essere belli, esteticamente attraenti, di mio gusto. Non voglio avere gusti, non voglio avere niente. Voglio avere la mente libera, vuota” [Bardelli, “I pesci altruisti rinascono bambini”].
Tredici novelle brevi, tredici storie insolite che celebrano l'incidenza del caso sull'evolversi della vita, tredici trame che sottolineano la bizzarria di certe coincidenze ribadendo la loro assoluta autenticità. Auster ci regala un libretto esile mandando in stampa quello che sembra essere stato un vero quaderno di appunti, utilizzato nel corso degli anni per annotare tali vicende degne d'esser raccontate proprio in virtù della loro stravaganza. Non meraviglia, allora, il titolo della raccolta che l'editore Il Melangolo inserisce nelle sue nugae, e sembra quasi possibile immaginare “Il taccuino rosso” su cui l'autore ha vergato di proprio pugno le righe che andiamo a leggere.
“Homo Faber” (1957): ossia cosa succede quando un uomo razionale e freddo si trova tutto a un tratto a dover ammettere che il destino esiste; e che può essere tragico, edipico, di una malvagità assurda.
Sin dai primordi della sua sterminata filmografia, Ingmar Bergman, cineasta principe del cinema scandinavo d’ogni tempo, dimostrò di essere un autore completo, capace di trovare uno stile narrativo e una ricerca estetica molto personale, ma mai eccessivamente distante dal possibile feedback con qualsiasi tipo di spettatore interessato. Una delle prime opere che palesa il suo spessore autoriale è indubbiamente Un’estate d’amore, pellicola nella quale il regista scandinavo fa confluire profonde suggestioni personali, trasfigurate negli agrodolci ricordi di una protagonista inquieta.

Questa è la storia di Ou-yang Feng (Leslie Cheung)…la storia della sua memoria e di quella dei tempi che si attorcigliano su se stessi, rivelati da qualche goccia di pioggia che porta con sé il rimpianto.
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