“Oggi, quando si dice popolo, si fa della letteratura, una letteratura deteriore, elettorale, politica, parlamentare. Il popolo non esiste più. Tutti sono borghesi. Perché tutti leggono i giornali. Quel poco che rimaneva della vecchia, o meglio delle vecchie aristocrazie, è diventato piccola borghesia. L'antica aristocrazia, come le altre, è diventata una borghesia dei soldi. L'antica borghesia è diventata una borghesia squallida, una borghesia del denaro. Quanto agli operai, non pensano che a questo: diventare borghesi. Anzi, questo lo chiamano diventare socialisti.
Senza dubbio il romanzo “Gotico americano” di William Gaddis, dato alle stampe nel 1985 e a cui Alet, dopo la prima edizione del 1990 presso la casa editrice Leonardo, con la traduzione rivista da Vincenzo Mantovani, restituisce piena dignità è una delle migliori opere letterarie che mi sia capitato di leggere da molto tempo a questa parte e che prevedo rimarrà tale per chissà quanto tempo a venire. Una volta terminata la lettura, nel giro di un paio di giorni avevo già steso una prima bozza di recensione pronta per essere pubblicata qui su Lankelot ma, mentre ultimavo le ultime correzioni, alcuni accadimenti hanno fatto sì che la prima stesura venisse cestinata senza nemmeno troppi rimorsi.
Evento speciale all’ultimo Festival di Roma, The Social Network è la nuova pellicola di David Fincher, regista di film divenuti cult come Seven e Fight Club, nonché del pluricandidato all’Oscar, ma meno convincente, Il curioso caso di Benjamin Button. Atteso con viva curiosità anche in Italia, dopo aver riscosso ottimi consensi di critica negli States – c’è chi lo ha definito il film dell’anno -, The Social Network è la cronistoria della creazione di Facebook, il fenomeno sociale più rilevante degli ultimi anni, attraverso lo scontro tra brillanti studenti di prestigiose università americane che se ne contendono la primogenitura.
“Ciss, come moglie di Mick, si sentiva impegnata a osservare certi doveri, una condotta onesta perché leale, il rispetto di un contratto liberamente accettato; come creatura, entità autonoma e spazio vitale indivisibile, pur accordandosi frequentemente con l'altro, il prescelto, riconosceva valida soltanto la sua libertà, che poi era un labirinto. A volte egli la guidava e la illuminava, e allora il meandro diventava sentiero da percorrere in due, spazio concluso e protetto, come un orto, un giardino; a volte la sua presenza fisica era ingombro, impedimento, e così essa operava una giravolta e rientrava nel suo dedalo, zeppo di segrete cose come un favo, o una favola incomunicabile.
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