Partiamo dalla fine, se si può considerarla fine, del disastro avvenuto nell’aprile del 2010 in seguito ad un incidente a bordo della Deepwater Horizon, una piattaforma di perforazione della BP situata al largo delle coste statunitensi nel Golfo del Messico.
Premessa: per poter capire questo articolo, é necessario conoscere almeno in parte l'organizzazione della Confederazione elvetica. Ho scritto un articolo dove spiego in grandi linee com'é organizzata la Svizzera...
Siamo nella Quarta o nella Quinta Repubblica. La politica è andata oltre la destra e la sinistra. Le elezioni sono state abolite, gli esecutivi pure. La democrazia parlamentare è stata definitivamente sostituita dalla telecrazia. Il ministro unico (così si chiama adesso il Presidente del Consiglio) è eletto dal televoto. Questo è il futuribile presente narrato da Marco Bosonetto nel romanzo Nel grande show della democrazia (Laurana editore, pagine 248, 16,50, euro). Già dal suo titolo il libro pugnala con un’ironia singolare. Nella trama fitta di eventi rocamboleschi si leggono le preoccupazioni dell’attuale deriva istituzionale. Siamo in un’Italia in cui si vola con l’eliscooter e si telefona col videoguanto.
Idolo di Nietzsche, fonte d'ispirazione di John Dewey, gran sodale di Thoreau, anima del trascendentalismo, Ralph Waldo Emerson (1803-1882), torna a parlare ai cuori e alle coscienze dei cittadini e dei letterati in una nuova edizione pop dei suoi scritti, a più di due secoli di distanza dalla sua nascita.
Questo libro nasce da una domanda: “Ha senso dirsi 'democratico'? Se no, perché?
"A destra per caso" è un pamphlet nato sulla scia di una convinzione di Sciascia; ossia che ogni scrittore è politico, e che il giusto sentiero della scrittura politica è offrire la propria responsabilità a tutti. E così Carlo Gambescia e Nicola Vacca raccontano la loro esperienza di intellettuali e giornalisti culturali passati, accidentalmente, a scrivere per l'area politica destrorsa, nel periodo delle sue maggiori trasformazioni ideali, essenziali ed estetiche; l'esperienza di Gambescia e Vacca ha finito poi per soffrire un eccessivo disorientamento e uno straniamento senza precedenti.
“È con sincero entusiasmo che accetto il motto: 'Il governo migliore è quello che governa meno', e mi piacerebbe vederlo messo in pratica il più rapidamente e sistematicamente possibile. Una volta attuato questo conduce a un'altra affermazione, di cui sono altrettanto convinto: 'Il miglior governo è quello che non governa affatto', e non appena gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno […]. Ma per parlare chiaramente e da cittadino io, a differenza di coloro che si dichiarano anarchici, non chiedo un'immediata abolizione del governo, ma chiedo immediatamente un governo migliore”.
Cento poesie dalla vecchia Germania socialista: cento poesie per ricordare e testimoniare la parabola di uno Stato, la DDR, che soffrì la brutale repressione di ogni richiesta di democrazia e di libertà, e fu acerbo protagonista d'una rivolta operaia contro il regime, ben prima dei fatti di Budapest e di Praga, soltanto una manciata d'anni dopo la Polonia. Cento poesie per ricordare un regime in cui a una punk di Berlino Est, Annette, bastava scrivere “in questo Stato solo il lavoro ci affranca dal grigiore del tempo libero” per ritrovarsi ospite delle galere della STASI per qualche mese. Cento poesie per non dimenticare un regime in cui – unico al mondo – il popolo cantava un inno muto, intonando solo la musica. Perchè?
“Il canto di Natale di Fidel Castro” è un omaggio a Dickens, e un omaggio a tutti quei cittadini, quei combattenti e quegli intellettuali, cubani e occidentali, che hanno dedicato la loro vita, o almeno parte della loro vita, a demistificare la propaganda della “Fantasia Roja” per eccellenza: l'infame, omicida e liberticida regime comunista cubano. L'autore è il misterioso cubano Alejandro Torreguitart Ruiz, rappresentato in Italia dal papà del Foglio, Gordiano Lupi. La sua novelletta è molto ben calibrata, è ferocemente incisiva e niente affatto retorica, o didascalica. È semplicemente un'iniezione di semplicità, di onestà, di verità e di idealismo.
Parise di “Verba volant” è un Bianciardi liberal-democratico: stessa verve, stessa indipendenza, stessa schiettezza, diverso orientamente politico. L'iniezione di libertà di pensiero è tuttavia proprio la stessa, e così la sensazione che s'ha di fronte uno che non ha mai obbedito agli ordini di un partito, e non conosce ideologia diversa da quella letteraria.
“Ich habe fertig”, cioè “Io sono finito”, dichiarò Trapattoni al termine d'una memorabile conferenza stampa in Germania, qualche anno fa, guadagnandosi la simpatia di tutto il mondo: incazzato come una iena, aveva confuso il verbo “essere” con il verbo “avere”. Forse è una coincidenza o forse no, sta di fatto che il protagonista del libro di Brussig, scrittore tedesco classe 1964, moderatamente calciomane, ex grande tifoso della (scomparsa) Dinamo Berlino, si chiama proprio “Fertig” di cognome. Non c'è tifoso o appassionato di calcio nel mondo che al solo suono di quella parola non si ritrovi a ridere, ormai inconsciamente, istantaneamente.
Cari amici,
scrivo per puntualizzare, una volta per tutte e pubblicamente, una serie di questioni importanti, che stanno ferendo e offendendo me e voi tutti. Sta accadendo – e finalmente, sta accadendo pubblicamente – che una serie di gruppi di giovani, e meno giovani, schierati nella sinistra extraparlamentare, stiano andando diffamando me e Lankelot, per via di questioni non precisamente limpide. È senza dubbio prova che la democrazia offende certi giovani (ex?) comunisti; o che l'alfabetizzazione non è un fenomeno concreto.
Ernesto Buonaiuti (Roma, 1881 – Roma, 1946), prete spretato dal Vaticano, “pastore del pensiero e non del popolo”, sognava un ritorno del cristianesimo alle origini: una revisione dei dogmi inventati dalla Romana Chiesa nel corso dei secoli, e un cristianesimo che fosse capace di sintetizzare socialismo moderato e spiritualità: “Antifascista per i fascisti, anticattolico per i cattolici, anticomunista per i comunisti, Buonaiuti non poteva essere accettato nell'Italia di allora – scrive Guerri – né lo sarebbe in quella di oggi, sempre impegnata a considerare stravagante e nemico chiunque cerchi di vivere fuori dagli schieramenti,
Dal punto di vista economico e sociale, la fase che stiamo vivendo oggi ha avuto inizio negli anni Settanta del Novecento. Le società occidentali avevano raggiunto allora una considerevole opulenza, varcando la soglia di quella che lo storico Eric Hobsbawm ha chiamato eta dell’oro. Ma questo risultato è coinciso con l’avvio di un progressivo degrado etico e culturale.
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