Michael Krüger è poeta e romanziere, figura di spicco della cultura tedesca. Dopo aver pubblicato le raccolte Di notte tra gli alberi (Donzelli, 2003) e Poco prima del temporale (Frassinelli, 2005), esce in questi giorni per Mondadori Il coro del mondo. Poesie 2001 – 2010 (traduzione di Anna Maria Carpi, pagine 201, 15 euro): un’antologia personale di uno dei poeti più interessanti del momento.
La morte tragica e sconvolgente di Yukio Mishima, lo scrittore giapponese attratto dalla conoscenza, dalla bellezza, dalla tradizione, dalla lealtà e dall’integrità morale, è un avvenimento che ancora oggi è oggetto di discussione, perché dietro le quinte del suo rituale spettacolare non c’è soltanto l’apoteosi del personaggio. Tra i motivi che hanno spinto Mishima a compiere nella spettacolarità il folle gesto, troviamo la difesa dei suoi ideali - che sono quelli di un popolo intero - minacciati dalla decadenza e dalla morte dello spirito.
A qualche anno di distanza dal suo brillante esordio, “Il diavolo custode” [Meridiano Zero, 2007], Luigi Balocchi torna a pubblicare una buona prova di narrativa, caratterizzata da una sempre credibile personalità autoriale, da una grande dedizione al territorio (e al suo amato dialetto lombardo) e da una profonda umanità.
“La candela riluce pace / nella stanza scura / una mano d'argento / la spegne; / silenzio di vento, notte senza stelle” (“Estate”, ottobre 1913). Trakl, poeta maudit austriaco classe 1887, borghese, malinconico figlio di madre neuropatica e consumatrice d'oppio, fu farmacista, artista e ufficiale al fronte, nella Prima Guerra Mondiale. Pacifista andato in guerra forse per autodistruzione, perse la testa nel settembre 1917 quando, durante la battaglia di Grodek, dovette “provvedere senza mezzi a novanta feriti gravi, in un granaio circondato da cadaveri di contadini ruteni impiccati agli alberi”, in Galizia. Un mese più tardi si suicidò. Overdose di cocaina.
“Notturni” è una raccolta che pesca a pieni mani tra umanità stravaganti nella loro diversità e che si trovano a raccontare nel silenzio uno stato malinconico insito nella personalità dell’uomo.
Osamu Dazai non era né un personaggio né tantomeno uno scrittore comune. Il suo percorso di vita e di scrittura rappresenta uno degli esempi più drammatici del panorama letterario giapponese della prima metà del Novecento. Iniziò a scrivere nel 1933, ma è solo nel dopoguerra, esattamente con questo romanzo, che la critica inizia a prestare attenzione all’autenticità del suo pensiero prima che alle sue sregolatezze.
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