"A Don Vito Corleone tutti si rivolgevano per aiuto senza mai venire delusi. Non faceva vane promesse e neppure avanzava scuse vili di aver le mani legate da forze più potenti. Non era necessario che fosse amico, e neppure avere i mezzi con cui ripagarlo. Una sola cosa era fondamentale. Che il supplicante, lui, lui stesso, proclamasse la sua amicizia. E allora, non aveva importanza quanto povero o quanto debole fosse, Don Corleone avrebbe preso a cuore i guai di quell'uomo. Nulla avrebbe lasciato di intentato per risolverne il caso. La sua ricompensa? Amicizia, il rispettoso titolo di 'Don' e qualche volta il più affettuoso omaggio di 'Padrino'” (p. 10).
LA SUPERSTIZIONE È UNA NEGAZIONE DELL’INTELLIGENZA
L’esordio di Georges Bernanos, romanziere francese del primo Novecento, considerato da parte della critica come uno dei massimi scrittori cattolici dello scorso secolo, è un libro che – se spogliato della sua natura letteraria, e letto come rappresentazione ed espressione della visione del mondo dei cattolici negli anni Trenta – risulta semplicemente raccapricciante.
Destinato a disintegrare propagande d’ogni colore e d’ogni nazione, l’esordio di Céline è un romanzo che sembra avere naturalmente un senso: descrivere e narrare miserie, debolezze, corruzioni e infamie della razza umana.
Il secondo romanzo di Aldous Huxley, “Passo di danza”, è un’operetta traballante e incolore. Nonostante l’apprezzabile chiarezza espositiva, nonostante la (pur abbozzatissima) satira, nonostante l’elegante e cerebrale cura formale, si fatica a entrare nel vivo della narrazione e si stenta a stabilire sintonia con un mondo di personaggi che risultano stanchi clown e macchiette stereotipate e annoianti.
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