Elliot colma un vuoto importante nella mia conoscenza della letteratura cubana, ma soprattutto porta in Italia uno scrittore che “merita di entrare a far parte della schiera dei grandi della letteratura del Novecento come Faulkner o Hemingway”. Non sono parole mie, ma del grande Eduardo Manet e se lo dice lui che ha pubblicato con Leone Editore il meraviglioso L’amante di Fidel Castro ed è un ottimo drammaturgo cubano esule a Parigi, possiamo crederci.
Raccolta di dodici racconti, originariamente apparsi per Mondadori nel 1950, ambientati tendenzialmente tra la Nofi (Nocera Inferiore) e i vicoli di Napoli tanto cari all'artista, “Gesù fate luce” è un quaderno di prose caratterizzato da una scrittura carica, spumeggiante e ludica, innervata da uno spirito popolano e popolare irriducibile, facile preda di adattamenti teatrali per sketch o piccoli sceneggiati fondati sulla segreta (manco troppo, non sempre) essenza di Napoli, e sull'incredibile capacità campana di sopportare e rovesciare la miseria, le sofferenze e le sfortune. A distanza di sessant'anni, lo stile di Rea è decisamente e incredibilmente fresco, vivace e solare.
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