Malgrado ci sia un matrimonio di mezzo, il film non va classificato in quel filone comico sentimentale che è esploso a metà anni ‘90 (Il matrimonio di Betsy è un caso a parte). Il motivo forse va cercato nel cast: reginetta dell’immondizia non è più Julia Roberts, Meg Ryan o Sandra Bullock, ma un nuovo volto. Un’attrice non bellissima che s’è presa l’impegno di stilare qualche pagina di sceneggiatura. Il livello è basso, ma non quanto ci si possa aspettare. Non a caso è stato difficile per l’attrice trovare dei produttori coraggiosi, che si son rivelati poi molto fortunati: 200 milioni di dollari al botteghino. Grazie a tale somma s’è conquistato l’epiteto di film divertente. Questo è il cinema, signori.
La trama, oltre all’elemento “immigrazione”, non propone nulla di nuovo.
Una ragazza vive assillata dall’eccessivo patriottismo in una famiglia di immigrati greci stabiliti negli USA. Cameriera nel ristorante familiare, Toula, vede il suo principe azzurro, Jan, fra i clienti e decide di modificare il suo aspetto. Rinasce, cambia lavoro, pur restando in famiglia e trova l’amore, non senza difficoltà: al contrario del volere indiscutibile del padre il suo uomo è americano. Sarà scompiglio generale.
Il regista è Joel Zwick, al suo primo lungometraggio, già autore in tv di Happy Days, Mork & Mindy e Love Boat. Per chi non fosse esperto di telefilm statunitensi gli ingredienti sono principalmente: umorismo leggero, buoni sentimenti, qualunquismo in abbondanza, devozione per i valori umani.
È questo lo schemino utilizzato dalla coppia Vardalos - Zwick.
La trama è ben semplice ma potrebbe suggerire un minimo di analisi sociale, si parla di immigrati, un ritratto a tinte tenui di una società integrata in una completamente diversa. Ed è infatti il minimo che vien concesso: tutti i luoghi comuni sui greci vengono ammassati, ma abbozzati. Il ristorante di famiglia è Dancing Zorba, il film è costellato di riferimenti ellenici mal sfruttati, tradizioni massacrate o a mala pena accennate. Il modello dei film-spazzatura però rimane nella base di fondo: la ricerca dell’amore con l’emancipazione come condimento.
La protagonista, Toula, sta male nella famiglia perché bigotta e limitata, ottiene una specializzazione all’Università in materie informatiche e riesce ad evadere, lascia il ristorante e lavora in un’agenzia di viaggi, appartenente a sua zia. La facilità dell’elevazione morale della protagonista è a dir poco incoraggiante, l’immedesimazione nello spettatore è totale: chi non sogna di trasformare il proprio corpo e la propria condizione da brutto anatroccolo a cigno? La protagonista ci riesce, così come possono riuscire tutti - sembrerebbe suggerire il film - in fondo è facile. Basta volerlo. Se vogliamo possiamo cambiare il mondo, oh yeah.
Come se non bastasse Toula nell’introduttivo voice over della narrazione descrive la propria abitazione “modesta” - tre piani, giardino e mansarda - e considera la situazione economica “piccolo borghese” come la maggior parte delle famiglie americane.
Chissà se Bukowski sarebbe stato della stessa idea...
Genitori cocciuti non permettono che la propria figlia sposi uno straniero? Con la forza dell’amore, possono cambiare idea.
Decisamente realista… La variazione del comportamento del patriarca è comprensibile, lentamente va accorgendosi che in fondo il futuro genero è una brava persona, ma al contrario appare inspiegabile quello della madre di Toula, da ferrea oppositrice al matrimonio misto a calorosa sostenitrice della figlia. Probabilmente soffre di schizofrenia, altrimenti l’improvviso cambiamento pare incomprensibile o quanto meno frettoloso.
Interessante comunque, la scelta registica nell’opporre le due antitetiche ambientazioni: arredamento frivolo e caotico in casa Portokalos e fredda, geometrica e silente ambientazione in casa Miller, dai genitori di Jan.
Simpatica, oltretutto, la rappresentazione, sempre un po’ leggera, del gelido affetto statunitense verso il popolo immigrato - forse si ignora che gli statunitensi sono inevitabilmente tutti immigrati - il cui unico modo per comprendere lo spirito premuroso dei greci è quello di darsi all’alcol. A tal proposito, la pessima trovata di distorsione d’immagine per rendere visibile lo stato etilico, che ricorda, tra i mille esempi, il peggiore Tinto Brass.
Qualche risatina, alternata a pesanti cadute di gusto - monologo della zia rivolto ai genitori di Jan seduti increduli sul divano; la trovata tutta italiana nello storpiare la parola “cassata” in una prevedibile espressione di bassa lega - e un finale che del qualunquismo fa la propria bandiera.
Si utilizza la classica ellissi temporale per presentare i due sposini che hanno allargato la famiglia: è nata una figlia, ma la gag a sorpresa è che la casa dei coniugi è dirimpetto a quella di famiglia Portokalos.
Il tutto condito con un voice over che difende a spada tratta il valore della famiglia e il rispetto delle proprie origini. Poi ci si lamenta se Gus Van Sant ha la mano pesante nel descrivere una società del genere.
Regia: Joel Zwick.
Sceneggiatura: Nia Vardalos.
Montaggio: Mia Goldman.
Fotografia: Jeff Jur.
Interpreti principali: Nia Vardalos, Jon Corbett, Michael Constantine, Lainie Kazan, Bess Meisler.
Costumi: Michael Clancy.
Musica originale: Xandy Janco, Chris Wilson.
Produzione: Gold Circle Films
Origine: USA, 2002.
Durata: 95 minuti.
Titolo originale: “My Big Fat Greek Wedding”.
Commenti
Tra i mille esempi, il peggiore Brass (ma quella birba, è buona).
“Il film è costellato di riferimenti ellenici mal sfruttati, tradizioni massacrate o a malapena accennate. Il modello dei film-spazzatura però rimane nella base di fondo: la ricerca dell'amore con l'emancipazione come condimento” - ecco, quasi quasi ti propongo di tornare a lavorare, prima o poi, su quel film che.
Il riferimento ellenico primo che mi viene in testa è il vecio fress. L’esperienza ha annichilito la conoscenza della classicità : la mia era postmoderna.
(non ho ancora visto questo film, non riesco a essere caustico né lirico).
(in compenso, ricordo che.)
In questo film ci sono molte cose che. Eh, che veggenti :)
Vero. Erano giorni di ispirazione bruciante e totalizzante. E ricordo bene quando la buonanima si distese al sole, nonostante il freddo, per asciugarsi da. Era impavido e omaggiava il futuro.
e qui finisce il primo giro robusto e totale di TAGS e inserimenti codice EAN. Ora godiamoci il primo vero suggestivo INDICIONE http://www.lankelot.eu/?archivione=1 ndr. data memorabile. Un anno dopo l'inizio di tutto (e l'ultimo commento)
4. sei un grande. come avevi promesso La prossima voglio l'autografo :-)
:) grandi voi.
Sono passeggiate per Franco!!! Grandioso.
"Se vogliamo possiamo cambiare il mondo, oh yeah" eh eh eh grosse grasse risate :)
[grosso grasso - locandina]
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