Zwick Edward

L'ultimo samurai

Autore: 
Zwick Edward

"L'essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire padroneggia la Via”. (TSUNETOMO, Hagakure)

È la storia di guerrieri disposti a dare la vita per quella che sembra ormai una parola dimenticata. Onore. E il protagonista è chi quella parola l'aveva dimenticata davvero: e per scoprire cosa significhi realmente deve andare al di là del mare, a combattere tra un popolo nobile e sconosciuto. Il protagonista è il Capitano Algren (Tom Cruise), veterano della Guerra Civile, ex fedelissimo di Custer, alcolizzato per dimenticare gli stermini commessi nel nome delle stelle e strisce, per una manciata di denari. Stermini di donne e bambini innocenti, massacri in stile Wounded Knee (1890). All'americana, senza pietà. E senza giusta causa. E senza nessun rispetto del nemico.

Algren – è il 1876 – non ne può più. Campa come attore di un teatrino bolso, artefatto e stanco, vendendo armi da fuoco cittadina per cittadina, inscenando la sua passata vita di soldato spietato. Beve come un pazzo per cancellare la memoria, ma non riesce nell'impresa. Sembra condannato a vivere accettando i suoi fantasmi e i suoi sensi di colpa. Il demone della coscienza torna a tormentarlo ogni giorno. Pretende un tributo, domanda giustizia. Un vecchio commilitone torna a cercarlo, perché s'avvicina un ingaggio inatteso. Un dirigente dell'Impero Giapponese vuole ingaggiare ufficiali yankee perché combattano i ribelli – ex fedelissimi dell'Imperatore – e addestrino alle armi da fuoco il nuovo esercito. Grazie alla mediazione di un ex superiore di Algren, vecchio nemico mortale, e di un suo assistente di campo, Algren accetta l'impresa e barcollando e imprecando parte per l'avventura.

Il Giappone si sta modernizzando, e modernizzandosi non punta soltanto alle armi, agli abiti e alle ferrovie: punta, forse inconsciamente, alla decadenza e al suicidio del suo spirito. Non accadrà. Non accadrà per l'esempio dei samurai, comandati da Katsumoto (Ken Watanabe), erede d'una tradizione di oltre nove secoli: fedele, a qualsiasi costo, all'Imperatore. Sino alla morte. Perché muoiono gli uomini, mai l'ideale. L'ideale, eterno, scintilla e s'incarna. Generazione dopo generazione.

I samurai hanno un codice essenziale: per noi occidentali, suona famigliare pensando all'antica lezione (letteraria) cavalleresca, o agli antichi principi dei Padri. I Padri Romani. Lealtà. Fedeltà. Onore. Altro non esiste e non ha ragione di esistere. Con ogni pensiero, tentare di conoscere i propri difetti e correggersi per tutta la vita: questa è la via.

È il Bushido, la “via del guerriero”. Wiki spiega bene: “Ispirato ai principi del buddhismo e del confucianesimo adattati alla casta dei guerrieri, il Bushido esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che dovevano essere perseguiti fino alla morte. Il venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che espiava commettendo il seppuku, il suicidio rituale”.

Il Bushido è una magnifica via. Significa: Onestà, Coraggio, Cortesia, Compassione, Sincerità, Lealtà, Onore. È quel che l'ultimo samurai, lo yankee Algren, imparerà dopo essere stato catturato da ribelli mai tanto vicini alla sua sino a quel momento confusa e inespressa visione del mondo, e al suo ideale di giustizia. È quel che imparerà vivendo al loro fianco e diventando uno di loro, addestrandosi, giorno dopo giorno, alla guerra combattuta da samurai, fedele al Bushido, e ritrovandosi infine, come uno Spartano alle Termopili, a fronteggiare un nemico meglio armato e superiore di molte migliaia di unità. Pronto a morire perché il suo esempio viva: perché l'ideale possa scintillare, essere esempio, guida e argilla per i sogni d'una nuova generazione.

L'ultimo samurai” di Zwick riesce nell'impresa di raccontare, con adeguato massimalismo e inevitabile ammirazione, cosa significasse essere samurai in una nazione che stava cambiando; e cambiando rischiava di snaturarsi. Significava restare fedeli alla lezione dei padri, perché lo Spirito d'una nazione restasse vivo, e dominasse e guidasse le vite di tutti. A costo delle proprie vite, si andava a insegnare a vivere a chi pensava di poter comprare la felicità e la pace; illudendosi, forse, fossero prodotti da consumare.

È un film dalla fotografia mozzafiato, dai dialoghi almeno discreti e dalle scene di battaglia semplicemente memorabili. L'ultima, in particolare: è una rappresentazione virile, solare e commovente del sacrificio eroico. Difficile non desiderare essere al fianco dei samurai che cavalcano, le spade sguainate, contro nemici che stanno sparando cannonate e presto mitraglieranno. Perché quella cavalcata è la massima espressione della lealtà e della fedeltà al sogno: della fede nell'onore, e della consapevolezza d'aver dedicato una vita ad avanzare per la sacra via della ricerca. Dell'ingiustizia del presente, della perfezione della causa e dell'imperfezione dell'umanità. Della normalità dell'accettazione del proprio destino. Della gioia della bella morte.

È un sacrificio eroico, perché commesso in nome della tradizione e del futuro: nella consapevolezza che altra alternativa non può esistere, e che l'espressione della propria esistenza a questo soltanto mirava. Eroico, nel caso particolare di Algren, perché lo yankee poteva prendere e fuggire e salvarsi; poteva, una volta vinto l'alcolismo, dopo mesi di rigenerante ospitalità nipponica, in un villaggio segreto e sperduto tra le montagne (e dire che doveva essere prigionia...), tornare in patria per costruirsi una vita nuova. Il Capitano, invece, resta al fianco di Katsumoto e dei suoi guerrieri fino all'ultima battaglia: contro quei soldati che aveva cominciato ad addestrare senza amore né passione, da mercenario, appena giunto in patria; e presto aveva cominciato a considerare insignificanti. Perché dimentichi di qualsiasi codice, non solo del Bushido. Perché estranei al coraggio, alla fedeltà e all'onore. Perché, ormai, americanotti. Con gli occhi a mandorla. Macchine senz'anima. Automi.

La colonna sonora di Hans Zimmer – epica, semplicemente – enfatizza tanto i momenti introspettivi quanto l'avvicinamento alle battaglie. La lezione dell'ultimo samurai – il guerriero in cui la vecchia via s'era unita alla nuova – è che è possibile imparare e migliorarsi incontrando culture straniere; e che il vero nemico è quello nobile e degno d'essere considerato tale, quello che non s'arrenderà mai e fino all'ultimo respiro ti attenderà al varco. La lezione dell'ultimo samurai è che il coraggio è la più grande virtù dell'uomo, assieme alla compassione, e al senso di giustizia; e che in nome di queste virtù è possibile rifiutare, al momento opportuno, di scendere a odiosi compromessi, per combattere la battaglia sempre sognata. Infine, arriva.

Cadere ha senso, d'un tratto la natura rivela il segreto tanto atteso. La vita di Katsumoto diventa un esempio. Quella di Algren una favola a lieto fine. L'anima del Giappone, ferita e scalfita, non si spegne: non abiura e non rinnega, non dimentica e non vende il suo passato e la sua storia.

Questo film dovrebbe educare le nuove generazioni di tutti i popoli. In particolare, di quei popoli, come il nostro, dimentichi della lealtà, della fedeltà, della centralità del coraggio; della storia e dell'onore. Niente è perduto. La fiamma non s'è spenta. Cavalcare...

*

Qui per gli errori storici del film: http://www.imdb.com/title/tt0325710/goofs

Qui, invece, per le prime emozioni: http://www.youtube.com/watch?v=-N1dKLfPMwk

Regia: Edward Zwick.  
Soggetto:
John Logan.
Sceneggiatura:
John Logan, Edward Zwick, Marshall Herskovitz.
Direttore della fotografia:
John Toll.
Montaggio:
Victor Du Bois, Steven Rosenblum.
Interpreti principali:
Ken Watanabe, Tom Cruise, Shichinosuke Nakamura.
Musica originale:
Hans Zimmer.
Credits completi:
http://www.imdb.com/title/tt0325710/fullcredits#writers
Origine:
U.S.A., 2004.
Durata:
154 minuti. 

Zwick Edward - Blood Diamond di leon
Zwick Edward - L'ultimo samurai di franchi
 

They say Japan was made by a sword. They say the old gods dipped a coral blade into the ocean, and when they pulled it out four perfect drops fell back into the sea, and those drops became the islands of Japan. I say, Japan was made by a handful of brave men. Warriors, willing to give their lives for what seems to have become a forgotten word: honor”.  

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Dicembre 2008. 

ISBN/EAN: 
7321958283837

Commenti

"L?essenza del Bushido è prepararsi alla morte, mattina e sera, in ogni momento della giornata. Quando un samurai è sempre pronto a morire padroneggia la Via?. (TSUNETOMO, Hagakure)

"È un film dalla fotografia mozzafiato, dai dialoghi almeno discreti e dalle scene di battaglia semplicemente memorabili. L?ultima, in particolare: è una rappresentazione virile, solare e commovente del sacrificio eroico. Difficile non desiderare essere al fianco dei samurai che cavalcano, le spade sguainate, contro nemici che stanno sparando cannonate e presto mitraglieranno. Perché quella cavalcata è la massima espressione della lealtà e della fedeltà al sogno: della fede nell?onore, e della consapevolezza d?aver dedicato una vita ad avanzare per la sacra via della ricerca. Dell?ingiustizia del presente, della perfezione della causa e dell?imperfezione dell?umanità. Della normalità dell?accettazione del proprio destino. Della gioia della bella morte".

Eh... bel passo, ineccepibile. La bella morte è un concetto decaduto e forse decadente, ma a me piace sempre. A questo proposito, e scusa se per una volta mi cito addosso, mi piace riportare un passo che ho scritto nel pezzo su Ragazzo di Fini, esemplificando uno dei sottotesti maggiori dell'opera in questione. Del quale narcisisticamente mi compiaccio:

?Non è più il tempo dell?ardire della giovinezza, non s?hanno più quei moti di rivolta interiore, voglia di spaccare il mondo, quel sano narcisismo, quell?impeto dionisiaco che ci rende immortali anche alla morte. Audaci, nel giusto tempo per morire. Si, il giusto tempo, quando si è all?apice di sé e morir giovani è vivere per sempre: per un ideale, per eternare la bellezza fisica, eludere la caducità del corpo, la disillusione, il disincanto, l?impiego in banca, alle poste, l?omologazione, la stasi, il relativismo assoluto, il tempo infame: la vecchiaia.?

"Cadere ha senso, d?un tratto la natura rivela il segreto tanto atteso. La vita di Katsumoto diventa un esempio. Quella di Algren una favola a lieto fine. L?anima del Giappone, ferita e scalfita, non si spegne: non abiura e non rinnega, non dimentica e non vende il suo passato e la sua storia".

E qui m'è d'obbligo ricordare il vero ultimo samurai, Yukio Mishima, e il suo darsi la morte secondo il rituale del seppuku. E le sue ultime, significative parole:

"Aver vissuto tranquillamente in questi venticinque anni di democrazia, traendone vantaggi nonostante la mia disapprovazione, ferisce da lungo tempo il mio animo (...) il Giappone è destinato a scomparire. Al suo posto rimarrà, in un lembo dell'Asia estremo-orientale, un grande paese produttore, inorganico, vuoto, neutrale e neutro, prospero e cauto. Con quanti ritengono che ciò sia tollerabile, io non intendo parlare."

Pagina necessaria, Franco. Grazie di cuore;)

"È la storia di guerrieri disposti a dare la vita per quella che sembra ormai una parola dimenticata. Onore"

Per fortuna, aggiungerei.

"Con ogni pensiero, tentare di conoscere i propri difetti e correggersi per tutta la vita: questa è la via"

Eh, bell'impresa... :)

"Difficile non desiderare essere al fianco dei samurai che cavalcano, le spade sguainate, contro nemici che stanno sparando cannonate e presto mitraglieranno"

ecce Lankelot!

Certo che ti sei scelto un film lontano dai tuoi ideali :)

Epic: :). Ecco, ho scritto di cinema;).
Era un po', ma questo film l'ho visto così tante volte... spero che Movida torni tra noi e ripubblichi il suo vecio articolo.
Ammazza, grande opera davvero.

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