Zwick Edward

L'Ultimo Samurai

Autore: 
Zwick Edward

“Dicono che il Giappone è nato da una spada; dicono che gli antichi dei hanno immerso una lama di corallo nell’oceano e che, al momento di estrarla, quattro gocce perfette sono cadute nel mare e che quelle gocce sono diventate le isole del Giappone. Io dico che il Giappone è stato creato da una manciata di uomini coraggiosi, guerrieri disposti a dare la vita per quella che sembra ormai una parola dimenticata…onore

Ombre sfuggono alla notte per posarsi tra i pensieri ed amalgamare due mondi apparentemente diversi.
Fotogramma per fotogramma, ondate di lacrime. Inaspettate e calde di commozione profonda che riesce in un solo colpo a superare l'intento di uno spassionato giudizio cinematografico.
Ma cosa me ne importa di una critica oggettiva se, mentre le scene scorrevano davanti agli occhi, il mio cuore tremava? Ma come potrei riuscire a soffermarmi sulle licenze del regista se poi si riesce a soffrire seguendo i tratteggi dei personaggi che assomigliano così tanto a quegli eroi di carta che mi accompagnavano nelle ore, tristi o liete, di un tempo della mia memoria?
 
Dopo aver amato il ronin Miyamoto Musashi di Eiji Yoshikawa ho trovato la via della spada ancora una volta. Una sintesi del tutto che è riuscita a rendere giustizia ad un mondo mai dimenticato.
Samurai era chi serviva i Signori che governavano il Giappone di allora, un "bushi", un mercenario regolarmente pagato per la sua arte di guerra.
Il ronin era il guerriero senza padrone. Non vi era differenza in termini di onore e di rispetto dell'etica.
La vita di Musashi si conclude con l'inizio del declino di un'epoca. La storia di questo film si apre con uno straziante capitolo finale.
 
1868. Termina l’epoca Tokugawa. Il potere shogunale viene consegnato alla famiglia imperiale. I samurai sono umiliati. Inizia l’era Meiji, quella della Restaurazione, del Governo Illuminato.
1876. Una legge imperiale vieta l’uso delle spade. Alcuni samurai fanno harakiri pur di non vedersi togliere le spade. Iniziano le rivolte. La più importante a Satsuma, dove si distingue Saigo Takamori, importante personaggio del governo imperiale, leale samurai ancorato alle vecchie tradizioni. La sua proposta d’invasione della Corea, per un presunto insulto di quest’ultima, non venne accettata e lui si ritirò nelle terre di Satsuma. Accanto a lui si riunirono i samurai che volevano contrastare il potere imperiale. Una prima grande battaglia all’inizio del 1877 a Kumamoto. Nel settembre dello stesso anno Saigo, con circa 400 uomini, si scontrò per l’ultima valorosa battaglia contro l'esercito imperiale. Furono annientati. Saigo si tolse la vita.
 
Dopo un medioevo di isolamento totale per il Paese in cui l'arte della spada si affianca all'arte dell'anima, nella metà dell'Ottocento, la divisione in classi sociali e, quindi, l'apertura verso l'Occidente significherà la morte della sua storia e della sua intima natura. Un declino inesorabile che porterà lentamente a quello scontro terribile che fu la seconda guerra mondiale. 

 
La mente viene catapultata in quelle scene iniziali, in quell’oceano che racchiude quattro perle di corallo, in quelle colline lussureggianti tra gemme di ciliegi e giardini zen. Una figura isolata si staglia nella luce ed il suo pensiero si fonde a quello annebbiato di un altro uomo che sta al di là dell’oceano. In quello spazio del mondo una katana si materializza negli occhi di una tigre bianca.
 
La spada è l’anima del samurai e di quelli che l’hanno portata prima. Se gliela togli, staccherai per sempre quel legame che lo lega alla sua nascita.
 
 

“Occhi di tigre dormiente”
 
1876. Era Meiji.
Il Giappone tenta di aprirsi al mondo con un imperatore fantoccio che abbandona la via dei suoi antenati e si fa irretire dai successi degli uomini che vivono al di là dell'oceano. Il suo è un bel sogno che si scontra con la sua immaturità di uomo divinizzato e chiuso agli eventi della vita. Proprio lui, a cui viene offerta una spada durante la cerimonia di incoronazione, come simbolo di eternità, come quella spada che creò il Giappone, finirà per tradire il suo diritto di nascita.
I suoi ministri vogliono modernizzare il Paese estirpando la più grande minaccia che conoscono, i samurai. Ed ecco che in loro aiuto arriva l'esperienza degli americani che hanno saputo distruggere l' "intralcio" naturale al loro desiderio di dominio nelle loro terre, i “Pellerossa”.
Il Capitano Nathan Algren, proveniente dalla battaglia di Little Big Horn, si ritrova così in Giappone ad addestrare contadini coscritti dalle forze imperiali.
Gli unici guerrieri che il Giappone aveva conosciuto erano i samurai, ma in quel momento rappresentavano i “ribelli” da contrastare.
Katsumoto è il loro capo e Nathan Algren ha la consapevolezza che deve conoscere la loro storia per poterli affrontare. I "selvaggi" potranno essere sconfitti facilmente, ma non è così ingenuo da sottovalutarli. Non sa però che non bastano i libri scritti sulle loro gesta per poterne studiare i punti di forza e le loro debolezze. Un uomo occidentale non ha e non potrà mai avere la loro etica.
Una grande lezione di vita e di stile lo aspetta e con essa i fantasmi che si porta dietro. Uomo tormentato, per una “via” che non riesce a trovare nella sua vita, troverà il riscatto dei giusti in una terra che gli appariva così lontana dal suo essere.
La prima ed unica battaglia a cui porta a morire quei contadini inesperti, rivela tragicamente i suoi primi dubbi. Gli uomini non erano pronti. Il loro comandante nipponico fa “hara-kiri” in perfetto stile samurai con tanto di wakizashi, la spada piccola per squarciarsi il ventre e di katana per la decapitazione, per riscattare la sua dignità di perdente ed evitare il disonore della prigionia. Un samurai, nonostante prenda strade diverse nella vita per servire il suo padrone, non dimenticherà mai quello che è stato.
 
Nathan si troverà solo nei boschi davanti a quei guerrieri pronti a togliergli la vita con una sola stoccata di lama. Come inquietanti fantasmi della natura, con le loro possenti ed antiche armature, lo sovrastano per estirpare l'invasore che lui incarna.
Eppure la sua vita gli verrà risparmiata per il coraggio che dimostra nel battere il samurai dalla rossa armatura. Il suo valore ed il suo spirito invincibile lo salveranno da un destino che sembrava segnato. Qualcuno riconosce in lui quegli occhi di tigre dormiente.
Katsumoto lo porterà con sé nel suo villaggio, tra la sua gente come un Gulliver spaesato tra guerrieri lillipuziani.
Lui, ferito, trascorrerà giorni in un incubo continuo. Flashback: grida strazianti, donne massacrate, bambini morenti. Il suo passato che torna. La sua anima inquieta ripercorre strade silenziose della memoria. Urla disperate escono dal suo petto. Il suo tormento chiede solo di dimenticare.
Una piccola donna gli porta sollievo nell'ombra. E' Taka, sorella di Katsumoto, che lo riporterà nel regno dei vivi, ancora una volta, ma lui non sa ancora che quella donna era anche la moglie del guerriero in armatura rossa.
Imparerà così, poco a poco, l'animo del samurai, la sua morale, il suo spirito, la Via della Spada, la Via dello Spirito, la Via del Guerriero, il "bushid?", dalle piccole conversazioni con Katsumoto, fin da quando gli chiede il suo nome alle prime lezioni di filosofia buddista.
 
I samurai prima del duello si presentano con un inchino ad omaggiare lo sfidante. La presentazione è obbligatoria. Il guerriero prima di sferrare il colpo deve conoscere il suo nemico per rendere poi omaggio al suo valore, una volta sconfitto. Nathan fino a quel momento si era rifiutato di osservare questo rituale, ora inizia a comprenderne l’intima natura.
 
Il capitano Algren, giorno per giorno, assapora la realtà di quella storia millenaria che lui ardeva di conoscere attraverso i libri. Inizia ad addestrarsi con loro, a giocare con i loro bambini, a conversare nella loro lingua e finisce per amalgamarsi ai loro legami naturali con ciò che li circonda. Imparerà che la morte, se onorevole, non genera odio nell'animo di un uomo che sopravvive.
 
Trascorre un intero inverno nel villaggio aiutandoli in attacchi delle forze dell'impero. Solo in quel momento i samurai smetteranno di onorarlo come ospite prigioniero, considerandolo parte di loro.
La primavera arriva ed è ora di tornare tra la sua gente.
Katsumoto è pronto ad offrire la sua spada all'Imperatore e a servire lui come i suoi antenati avevano fatto nei secoli passati. Plagiato dai suoi ministri, l'Imperatore fanciullo lo tradirà ancora una volta.
Arriva il disonore della prigionia anche per Katsumoto, mentre si diffonde la notizia delle leggi che mettono al bando i samurai.
Ed è in questo momento che, Nobunada, il giovane figlio di Katsumoto verrà pubblicamente offeso con la recisione della sua coda di capelli raccolti, simbolo della sua stirpe gloriosa. Rappresentativa e suggestiva la sua figura di giovane ramo reciso, di nuova linfa per le generazioni future di samurai distrutta sul nascere.
Il giovane figlio guerriero che accoglie Algren con calore, simbolo del nuovo, ora dimostrerà al mondo, ma in particolar modo all'americano, il valore di un samurai.
Tutto il suo dolore strazia l'anima come un martello che batte alla cieca e scuote, come mai prima d'ora, la coscienza di chi l'osserva. Lirico.
 

 
L'esercito avanza. Gli ultimi samurai devono decidere se soccombere al destino, o cambiare questa via, nonostante la morte.
"Può un solo uomo cambiare il suo destino?". Un samurai sa che potrà morire solo con la spada, la sua o quella di un nemico.
Come coraggiosi di altre epoche e nazioni che neppure conoscono, decidono di seguire fino alla fine la Via della spada. Loro "selvaggi" armati di spade ed archi, protetti dalle antiche armature, sono pronti a difendere ancora una volta il loro padrone, il Giappone, in un'epica battaglia che mai più potrà essere dimenticata.
 
“La Spada è l’anima”
 
Non sei costretto a morire qui” sussurra katsumoto.
Sarei dovuto morire tante volte prima”, risponde Algren.
E sei ancora vivo. Non è ancora la tua ora”, annuisce Katsumoto.
 
Come non vedere altre scene, altri film davanti allo scorrere dei fotogrammi: Balla con i lupi, Braveheart, L'ultimo dei Mohicani. Tutti legati da un unico filo conduttore, l'apertura verso un'altra cultura al punto di unirsi nella lotta per la libertà, nella lotta per la vita stessa.
Come per incanto, del tutto prevedibile, accanto a quei 300 uomini accorrono le forze di tutto il Giappone- samurai, ultimi echi di una storia millenaria.
Quella manciata di uomini ora è pronta a sacrificare se stessa. Feriti nel corpo ma con lo spirito intatto partono alla carica e con essa uno scontro terribile tra il “nuovo” e l’ ”antico”.
In gioco la sopravvivenza dell'onore antico davanti alle pallottole delle armi occidentali. Le esplosioni di fuoco non li fermano. I colpi della mitragliatrice contro la spada da martellanti si fanno sempre più acuti.
Occhi imperturbabili e occhi tremanti a vedere i cavalli cadere a terra al rallentatore, l’uno dopo l’altro con il carico di umanità che abbandona tutto.
Il sangue uccide il suo stesso sangue. Tutti sotto la stessa bandiera. Il Giappone uccide il Giappone, per l'ultima volta.
 
E non è per pietà che la mano dell'uomo ferma il fuoco, ma è perché solo in quell'istante vede per la prima volta morire se stesso.
 
Katsumoto ad Algren:“tu hai riconquistato il tuo onore, lascia che muoia con il mio”.
 
L’Ultimo Samurai muore così ed il Giappone che nasce si inchina.
 

“Dream”
 
Il film in sé non è che la trasposizione in gusti occidentali di una cultura molto lontana da quella che noi conosciamo.
Epico e spettacolare per irretire lo spettatore, con tracce di nipponicità sapientemente esaltati.
Il "bushido", la Via della Spada, è tratteggiato a pennellate ed il film finisce per cannibalizzare se stesso. 
L'impatto emotivo è molto forte, perché la storia si ripete come noi volevamo vederla. Difficile pensare ad un samurai disposto a tornare a casa dalla sua donna dopo la morte della sua stirpe.
Ecco la differenza tra katsumoto e Nathan. Ma Tom Cruise non è un samurai, ha solo giocato ad esserlo, forse credendoci pure.
Tom Cruise, che non è uno dei miei attori prediletti, finisce per interpretare film da me profondamente amati. E non posso che inchinarmi davanti a lui così come a tutti gli altri attori giapponesi, Ken Watanabe compreso che, nonostante l'altezza improponibile, riesce a trasmettere l’energia smisurata dei suoi antenati. Il lavoro è stato enorme. Da parte di tutti una prova straordinaria sul fatto che credevano davvero in quello che stavano per lanciare sul mercato cinematografico. Un omaggio speciale a Hiroyuki Sanada, il maestro di spada Uijo, vero ultimo samurai nel film.
Kurosawa? No, non è un suo film. E si vede, nonostante le immagini riescano anche a sovrapporsi per qualche piccolo istante. Lo spirito che si rivela nell'Ultimo Samurai è solo un ago in un pagliaio.
Devo, tuttavia, evidenziare l’ottima scelta di non dar sfoggio di effetti speciali che avrebbero irrimediabilmente fagocitato l’intera sceneggiatura.
Non posso che suggerire Kurosawa perché la Via del Guerriero la può raccontare solo un giapponese, ma forse potrebbe essere una scelta scontata. Allora per una volta si riesce a guardare con gli occhi degli occidentali.
 
Una nota di merito alla musica di Hans Zimmer che, nonostante  la ripetitività delle partiture, riesce ad esaltare la filosofia di tutto il film. Epica e generosa quanto basta, tocca punte di drammaticità commoventi nei brani portanti, "A Way Of Life" e "Spectres in the fog".
 
E perché allora il film mi ha scosso così violentemente?
Perché, come ho scritto all'inizio, non me ne importa nulla di analizzare ed esaltare le pecche e le incongruenze di questo film. E' altro quello che ho voluto vedere e ciò che ho percepito mi ha provocato ondate di commozione per una storia mai scritta.
Il Giappone moderno vede se stesso come quegli antichi guerrieri pronti ad inchinarsi al nemico prima della morte; quegli antichi guerrieri che esercitavano la loro arte di guerra così come il loro spirito, tanto da far diventare la spada come un prolungamento di loro stessi; ecco perché quell'agilità, quella potenza che si poteva riscontrare anche in un bambino. La loro disciplina interiore correva di pari passi all'esercizio fisico, tanto da poter accogliere a braccia aperte il nemico che aveva ucciso una persona amata. Una ferrea disciplina che non abbandona la civiltà dell'essere umano, ma anzi lo accresce a dismisura.
 
“Quattro perle di corallo
 
L’Imperatore: “Io ho sognato un grande Giappone e ora noi abbiamo vie, canoni e abiti occidentali ma non possiamo dimenticare chi siamo e da dove veniamo”.
 
L’imperatore ad Algren: “ditemi com’è morto”.
Algren: “io vi dirò come è vissuto”.
 
E così il tempo dei Samurai era giunto alla fine….
 
Movida, 9 luglio 2004.
 
Originariamente apparsa su ciao. Revisione per Lankelot.com.
 
Dedicata a Lankelot, l’Ultimo Cavaliere di questo tempo.
 
Regia: Edward Zwick.
Soggetto: John Logan.
Sceneggiatura:  Edward Zwich, John Logan, Marshall Herskovitz.
Direttore della fotografia: John Toll.
Montaggio: Steven Rosenblum, Victor Du Bois.
Scenografia: Lilly Kilvert.
Costumi: Nagila Dickson.
Interpreti principali: Tom Cruise (Algren), Ken Watanabe (Katsumoto), Koyuki (Taka), Hiroyuki Sanada (Ujio).
Musica originale: Hans Zimmer.
Produzione: Warner Bros, Cruise – Wagner Production.
Origine: Giappone/Nuova Zelanda/Usa.
Durata: 153 minuti.
Anno: 2003.
 
Info Internet: www.lastsamurai.com
 
ZWICK in LANKELOT
 
 

    Ujio


ISBN/EAN: 
7321958276716

Commenti

Grande! Questa pagina è decisamente nel mio cuore.

"I samurai prima del duello si presentano con un inchino ad omaggiare lo sfidante. La presentazione è obbligatoria. Il guerriero prima di sferrare il colpo deve conoscere il suo nemico per rendere poi omaggio al suo valore, una volta sconfitto. Nathan fino a quel momento si era rifiutato di osservare questo rituale, ora inizia a comprenderne l?intima natura. "

> che grande e onesta e umana cultura.

"Quella manciata di uomini ora è pronta a sacrificare se stessa. Feriti nel corpo ma con lo spirito intatto partono alla carica e con essa uno scontro terribile tra il ?nuovo? e l? ?antico?.
In gioco la sopravvivenza dell?onore antico davanti alle pallottole delle armi occidentali. Le esplosioni di fuoco non li fermano. I colpi della mitragliatrice contro la spada da martellanti si fanno sempre più acuti.
Occhi imperturbabili e occhi tremanti a vedere i cavalli cadere a terra al rallentatore, l?uno dopo l?altro con il carico di umanità che abbandona tutto.
Il sangue uccide il suo stesso sangue. Tutti sotto la stessa bandiera. Il Giappone uccide il Giappone, per l?ultima volta. "

> Bellissimo passo...

"Una nota di merito alla musica di Hans Zimmer che, nonostante la ripetitività delle partiture, riesce ad esaltare la filosofia di tutto il film. Epica e generosa quanto basta, tocca punte di drammaticità commoventi nei brani portanti, "A Way Of Life" e "Spectres in the fog". "

> E' stata una delle colonne sonore che ho più amato in assoluto, negli ultimi dieci anni. Mi è rimasta decisamente addosso, e non va via...

"E così il tempo dei Samurai era giunto alla fine?."

> In ogni fine si nasconde un nuovo inizio.
E grazie sempre per quella dedica che non ho mai dimenticato, cercando di esserne degno.
Stupendo.

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