La morte è la prima notte di quiete, maledetta e vagheggiata al contempo. L’ombroso e lacerato Daniele Dominici (Alain Delon), professore di letteratura, indifferente all’esistenza e all’umanità, è un poeta che nasconde il suo passato e vaga, di città in città, in cerca di nuovi significati per ricostruire, forse, un’esistenza che ha fino a quel punto tradito tutti i suoi sogni. Incontriamo Daniele appena trasferito a Rimini, assieme alla sua compagna Monica (Lea Massari), al suo fianco dagli anni dell’insegnamento a Mogadiscio. Il loro rapporto è a pezzi: entrambi hanno già avuto altre avventure, la lunga convivenza ha corrotto la confidenza venandola di tratti vagamente incestuosi. Monica vive reclusa nell’appartamento, sempre più languida e fragile; Daniele s’aggira, inquieto e tormentato, per il porto e per le bische, in attesa di prendere servizio nel liceo.
Sembrano consanguinei, estenuati ed esasperati da una forzata coabitazione: la passione è un’ombra, l’antico incendio un ricordo, l’origine della loro storia è via via più polverosa e dimenticata.
Daniele incontra Spider (Giancarlo Giannini), Gerardo (Adalberto Maria Melli) e gli altri nel corso di uno dei suoi solitari vagabondaggi notturni: siedono assieme al tavolo da gioco, si scommette pesante e si rischia di perdere la dignità, ogni volta. I riminesi de “La prima notte di quiete” sono borghesotti e dissoluti: disinteressati a qualsiasi attività che escluda vizio e leggerezza, vivacchiano tra crapule e bagordi di vario genere. Solo Spider sembra intuire la terribile malinconia che soffoca il misterioso e sconosciuto professore: soggiogato dalla sua freddezza e sedotto dai suoi silenzi, inizia, poco a poco, a cercare tracce del suo passato. È l’unico, del resto, ad avere il vizio delle buone letture: intuisce la scintilla del fuoco sacro dell’arte nel tenebroso nuovo compagno, e s’avventura per biblioteche fino a rinvenire copia della sua prima e unica pubblicazione: un libro di poesie, intitolato “La prima notte di quiete”, dedicato a una ragazza morta suicida, giovanissima. In quelle stesse terre.
Daniele, frattanto, ha iniziato a tenere lezione al Liceo: nasconde al preside d’essere figlio d’un eroe di guerra, nasconde le sue origini borghesi, si presenta come uno spiantato che vive accettando incarichi differenti in differenti città.
Agli allievi spiega rapidamente la sua filosofia: chi non è interessato alla lezione può andarsene immediatamente a spasso altrove. A lui spetta soltanto spiegare perché i versi di Petrarca siano espressione di bellezza e grazia: crede di saperlo fare, non chiede e non pretende niente di più – che ascoltino.
Tra gli studenti, individua rapidamente una ragazza d’una bellezza sconfortante: Vanina Abati (l’adorabile Sonia Petrova), silenziosa, introversa e tormentata, estranea al tessuto sociale della classe e diffidente e scontrosa.
Vanina ha un sorriso che annienta ogni resistenza: è autentica armonia e irresistibile erotismo, innocenza e volgarità, fragilità e livore.
Daniele le parla di “Vanina Vanini” di Stendhal, prova a sondare la profondità della sua sensibilità, cerca di leggere le origini dei tormenti nel suo sguardo: è immediatamente rapito, irrimediabilmente sedotto, tutto in lui denuncia appartenenza al sogno d’avere Vanina, sin dalle prime scene.
S’accorge ben presto che la ragazza ha già un compagno: è l’arrogante e mediocre Gerardo, che sembra dominarla, perché tende a trattarla come una marionetta senza volontà e senza intelligenza; Gerardo possiede, e padroneggia. Daniele sente in Vanina lo stesso grido della sofferenza che lo sta tartassando da anni. Deve liberarla per trovare riposo: deve riscattare la sua esistenza per restituire luce alla propria.
Un’amica del gruppo di Spider e Gerardo, sospettosa delle attenzioni che Daniele riserva alla ragazzina, lo avverte, spietata: “È bella, molto, ma scomoda(…), ha molto passato, poco presente, niente futuro”.
Storia d’un amore ostacolato e soffocato, e pure subito disperatamente vivo e sentito come liberazione dai vincoli d’un’esistenza falsa e intollerabile: d’un amore che si alimenta di fiammate purissime di fronte alla “Madonna del parto” e dei segreti codici che chi ama e vive di Belle Lettere, e a infiniti livelli può esternare la propria anima, confidando nell’affinità e agognando empatia, sa adottare. Storia d’un amore combattuto da una madre megera (Alida Valli) e da un compagno tiranno, Gerardo: storia d’una liberazione da un passato che intorpidiva fino ad annebbiare, e presto avrebbe ucciso. Vanina torna a vivere.
Daniele, assolta la sua missione, cede alla compassione e torna indietro per consolare Monica. È l’uomo che aveva il grande fuoco nel futuro, e l’ombra d’una amante morta, annegata come Ofelia. Quel fuoco attende chi s’era trascinato fino alla prima notte di quiete, sopravvivendo a se stesso e ai cadaveri dei suoi sogni. “Colui che cercate non è qui”.
Un film splendido e terribilmente decadente, incentrato sulla figura archetipica di questo letterato stravolto e consumato dalla consapevolezza del niente, e richiamato alla vita da un amore che forse avrebbe potuto liberarlo dal dolore, e svincolarlo dalla intossicante contemplazione del niente. Una storia che scava nell’anima dello spettatore e restituisce alla luce conflitti e contrasti, conquistando, avvilendo e abbattendo, e ancora deliziando con una letterarietà pregevole e purtroppo rarissima nella nostra cinematografia.
Un capolavoro immortale e irripetibile: un film di sangue, bellezza, poesia; amore, e morte.
G.F., 2002/2003. Prime apparizioni: Lankelot.com, Ciao.it, La Rete On Line
Commenti
Questo film è un capolavoro ma non lo guarderò mai in compagnia.
visto molti anni fa, mi era piaciuto molto e mi aveva impressionato proprio per il senso di decadenza, morte e di dolore che lo impregnano. Perché da non guardarsi in compagnia?
Perché ho da qualche anno il tragico sospetto che mi troverò, attorno ai 40, a insegnare in qualche liceo privato, in provincia, giusto per vedere che succede e se davvero qualcosa cambia. Magari sbaglio. Oppure, perché ho il vago sospetto che abbia valenze simboliche eccessivamente facili alla ripetizione nella realtà.
Questo film non è ancora disponibile in dvd, purtroppo.
IBS segnala questi film:
www.internetbookshop.it/dvd/ser/serpge.asp?ty=kw&x=zurlini
mentre bol aggiunge "Cronaca Familiare"
IRREVERSIBILE CONGEDO DALLA PROVENZA MINIATA
- Luciano Troisio -
Le chevalier part le matin
attraversa tutto il verde -
bandiera delle vallate
tutto il fiordaliso di Francia
non si ferma mai vi assicuro.
A sera (ma jeunesse)
nel retro di una carta da gioco
arriva a un grande castello
addio, addiooo.
Investigatore insistente
non essere troppo severo
il mio cavaliere è innocente
L. Troisio, tratto da "Precario", 1980
iniziano le anticipazioni!!!!!
Ho scoperto un Troisio psichedelico. Sono incredulo.
Questi versi sono tra i pochi lineari e accessibili in questa raccolta complessa e delirante. Tutto un altro Troisio:)
[zurlini] ho scoperto questa
[zurlini] ho scoperto questa tua recensione, il dvd l'ho comprato un paio di anni fa; il film è bellissimo, la musica fantastica, nel mio mondo immaginario per me fa il paio con Ultimo Tango a parigi, in entrambi i casi i protagonisti sono mitici, concordo che si guarda da soli, visto sul computer sembra di essere lì in quelle stanze in quella Rimini, in quell'inverno
[prima notte di quiete] è
[prima notte di quiete] è stata veramente una grande esperienza estetica. film semplicemente ispirato. Lei grande musa - peccato abbia smesso di fare l'attrice di lì a poco...
[la prima notte di quiete] -
[la prima notte di quiete] - anni addietro scrissi questi versi a corredo della mia visione di questo gioiello notturno, incompreso:
PROFESSORI A RIMINI (GAULOISES)
La prima notte di quiete
reca un sonno senza sogni
un'alba intirizzita
e foderata d'alpaca
un coltello nell'acqua
tra i rifiuti d'agosto
un demone livido
angelo caduto
insabbiato,
un poeta,
dall'inferno del cuore respinto
sul molo deserto
che gemiti di fumo
al mare cinereo getta
una sola oasi di pena
cercando.