"Si, madre ci ho riflettuto, mi sposerò.
Sposerò un uomo ricco".
"Se sposi un uomo ricco sarai solo una concubina".
"Una concubina, si, sarò una concubina. È questa la sorte di ogni donna.
Cina, probabilmente anni ‘30.
Primo piano della bella e candida Songlian (Gong Li), ragazzina diciannovenne dai profondi occhi neri, carichi di speranze: una lacrima solca quel suo viso annichilito dalle ansie e timori, mentre al termine della discussione con la matrigna, assetata di denaro, sceglie la direzione da prendere per continuare a vivere.
Ormai Songlian ha deciso, non è più tempo di ripensamenti: sposerà un uomo ricco. Proprio lei, che andava all’università, studiava e non voleva diventare una concubina, alla morte del padre si ritrova di fronte ad un bivio di fondamentale importanza, che segnerà in maniera indelebile il prosieguo della sua vita: restare con l’odiata matrigna a vivere di stenti o uscire dal tunnel della povertà sposando un uomo ricco.
La scelta, anche se dolorosa, ricade sulla strada più difficile, ma che potrà permetterle di vivere, finalmente, in maniera più agiata.
Ed è così che Songlian, valigia alla mano, intraprende un viaggio alla scoperta del mondo e della vita, diventando di colpo donna, ritrovandosi ad essere la Quarta moglie del signor Chen, ricco signore della fredda campagna cinese.
Prima di lei vi sono altre tre mogli, ciascuna in un appartamento diverso, all’interno della sconfinata tenuta dell’agiato marito. I cortili sono illuminati da imponenti e tondeggianti lanterne rosse, che emanano una luce soffusa, e, fondamentale ruolo comunicativo, servono per indicare con quali delle mogli il marito desidera passare la notte.
La prima signora, dall’alto della propria esperienza, consiglia all’ultima arrivata di rispettare le regole della casa per vivere in serenità. La seconda moglie, all’apparenza gentile e sempre sorridente, sembra covare segreto rancore. La terza donna, volubile, viziata e irascibile cantante lirica, in apparenza molto ingelosita dall’arrivo di Songlian, dà l’impressione di non voler lasciare spazio all’emergente rivale in amore.
Alla timida Songlian è affidata una serva dispettosa e insofferente per non essere stata scelta come moglie dal potente Chen, che non dimentica, in ogni caso, di dedicarle ogni tanto un’attenzione. Di nascosto rattoppa e conserva le lanterne rosse inutilizzate nel palazzo, per accenderle nella propria stanza, sognare l’amore e usare una bambola per compiere fatture nei confronti della ingenua Songlian.
Passano i giorni. I mesi. Gli anni. Songlian è ormai entrata a far parte di una nuova realtà, di un mondo avvilente all’interno del mondo reale, un microcosmo malefico nel quale il tempo sembra essersi fermato e le donne vivono unicamente per soddisfare il marito e dargli dei figli maschi, perchè le femmine "non servono a nulla", come dichiara, con dolore, la seconda signora. Ne derivano aspre lotte, all’interno della casa, tra le signore che desiderano prevalere l’una sull’altra e far sì che ogni sera le Lanterne rosse si accendano davanti alla propria casa.
La vita si svolge tutta qui, negli spazi angusti e soffocanti di un cortile sul quale, simmetricamente, affacciano le soglie delle case delle quattro signore, all’interno dei loro appartamenti, o nella sala da pranzo dove si consuma un silenzioso pasto in compagnia del marito.
Il potente Chen, voce fredda senza un volto, è colui che decide tutto, è una presenza incombente e onnipotente, un uomo che offre alle sue donne tranquillità economica in cambio di un inferno fatto di semi-schiavitù e cattività. Le donne del palazzo trascorrono la vita in attesa di conoscere per chi di loro si accenderanno le lanterne, spietato simbolo di una tradizione immobile e primitiva. L’odio ed il rancore reciproco tra le quattro signore, dunque, è una logica conseguenza di questa incomprensibile consuetudine. Un odio fatto di complotti, trame segrete e sotterfugi, dove chi sembra essere amica della povera Songlian è in realtà la più perfida rivale e chi lancia occhiate di sfida ha in realtà paura di svelare morbosi segreti.
La vita in questo nuovo mondo è un inferno fatto di false verità e tanta ipocrisia, di alleanze che si stringono e si capovolgono, di sofferenze e meschinità, bugie per catturare l’attenzione ormai svanita e per ravvivare la propria vita amorosa, ingabbiata dalle costrizioni della tradizione.
Un percorso inarrestabile e terribile verso l’annullamento della personalità ed il logorio della ragione: dopo aver affrontato le prove più dure che la vita da "quarta signora" potesse offrirle, la povera Songlian si abbandona alla follia di chi è uscita dalla prigionia della povertà per entrare in un carcere di tradizioni e incomprensibili doveri, mentre una quinta moglie, più giovane e delicata, è già pronta a soddisfare il potente Chen.
"Lanterne rosse", vincitore del Leone d’argento a Venezia, è tratto dal romanzo "Mogli e Concubine" di Su Tong. Film bellissimo e affascinante, impreziosito da una sublime fotografia, da uno stile elegante e dagli affascinanti paesaggi invernali dell’entroterra cinese, "Lanterne rosse" è un prezioso gioiello che fotografa la statica società della Cina di inizio secolo.
La geometria delle costruzioni, la studiata lentezza delle carrellate, la staticità delle inquadrature che riprendono da lontano, con freddezza e distacco, descrivono, senza mezze misure, la sofferenza della vita all’interno della casa, ed il senso di oppressione claustrofobica che ne deriva.
In questa società così folle nel suo rimanere ancorata alle tradizioni, il prezzo da pagare per chi vuole combattere, all’interno del film, è la consapevolezza della folle rassegnazione di chi si accorge che l’immobilità della situazione femminile è più forte di qualunque ribellione. Per la povera Songlian, che voleva andare all’università, conoscere il mondo, realizzarsi come donna, è la conferma che le logiche di potere, all’interno di una società primitiva e patriarcale, non possono essere sconfitte, se non vi è il volere compatto di tutti coloro che, quotidianamente, le subiscono.
Amaro e disincantato, lascia dentro un’angoscia che cresce con il passare dei giorni. Per chi ama riflettere.
Regia: Yimou Zhang.
Tratto dal romanzo: "Wives and Concubines", di Su Tong.
Sceneggiatura: Zhen Ni.
Direttore della fotografia: Fei Zhao, Yang Lun.
Montaggio: Du Yuan.
Interpreti principali: Li Gong, Caifei He, Jingwu Ma, Cuifen Cao, Zhao Qi, Jin Shuyuan.
Musica originale: Naoki Tachikawa, Zhao Jiping.
Produzione: Fu-Sheng Chiu.
Origine: Cina, 1991.
Durata: 122 minuti.
Titolo originale: "Da hong deng long gao gao gua".
Antonio Benforte
Recensione apparsa originariamente su ciao.com, in versione più breve e leggermente modificata.
Commenti
NEO RAPAX
""Lanterne rosse", vincitore del Leone d?argento a Venezia, è tratto dal romanzo "Mogli e Concubine" di Su Tong. Film bellissimo e affascinante, impreziosito da una sublime fotografia, da uno stile elegante e dagli affascinanti paesaggi invernali dell?entroterra cinese, "Lanterne rosse" è un prezioso gioiello che fotografa la statica società della Cina di inizio secolo".
> Grazie per il recupero della scheda, Ant, scheda che va ad arricchire l'archivio Yimou in attesa delle scintille di Movi;).
E' un articolo molto ben fatto.
"In questa società così folle nel suo rimanere ancorata alle tradizioni, il prezzo da pagare per chi vuole combattere, all?interno del film, è la consapevolezza della folle rassegnazione di chi si accorge che l?immobilità della situazione femminile è più forte di qualunque ribellione."
> Quanto alla situazione femminile in Cina, ti segnalo - nonostante sia un po' lento e forse non del tutto riuscito - il romanzo unico di JIU DAN, "Piccole donne drago", edito da Castelvecchi nel 2008. Argomento, le nuove generazioni di donne cinesi: hostess ed escort a Singapore, per "mantenersi agli studi".
http://www.gazzettinotropea.com/index.php?lng=it&mod=articoli&pg=pagina&...
3 . interessante...
se ti capita, a breve più in biblioteca o nei banchetti che in libreria, dagli un'occhiata...