Zhang Yimou

La foresta dei pugnali volanti

Autore: 
Zhang Yimou
Cina, IX secolo. Il gruppo rivoluzionario dei Pugnali Volanti si oppone alla corrotta dinastia imperiale Tang. Due capitani dell’esercito dell’imperatore organizzano un piano per seguire la danzatrice di corte, Mei (Zhang Ziyi), presunta figlia del defunto capo del movimento anti-imperiale. Uno dei due, Jin (Takeshi Kaneshiro, già attore per Wong Kar–wai), deve accompagnarla facendo finta di sposarne la causa; l’altro, Leo (Andy Lau), li seguirà a distanza. Il viaggio di Jin e Mei comincia, ma tra foreste e distese fiorite, non tutto va come preventivato: altri gruppi imperiali assolutamente all’oscuro del piano dei due capitani sono sulle tracce di Mei e Jim, ma qualcuno, nel momento del bisogno, li salverà. Intanto, sboccia l’amore, trattenuto e consapevole - e si capirà perché - della diversa causa che hanno scelto. I soldati dell’imperatore sotto il comando d’un generale, nel frattempo, diventano sempre più numerosi; alla fine del viaggio appaiano, pronti a salvare la danzatrice cieca e il capitano, proprio i Pugnali Volanti. E allora, niente è come sembra. La verità è funesta e dolorosa; l’amore un istante, un freccia, un pugnale. Solitario sulla neve e nel vento.  
 
 
Seconda incursione del regista cinese Zhang Yimou, intenso autore del cinema orientale, nell’universo wuxia (genere cappa e spada, per intenderci), e secondo incontro con la meraviglia. A breve distanza da quell’opera d’arte che è Hero, Yimou ci porta ancora una volta sui territori del cinema epico, facendolo come solo lui sa fare. La foresta dei pugnali volanti si snoda tra sublimi danze e pirotecnici avvitamenti, esibizioni marziali e paesaggi meravigliosi. Yimou è un cineasta che sa come usare le immagini per creare suggestioni, non lesinando allo stesso tempo su congruenza, verosimiglianza e ampio respiro della narrazione. La fotografia di Zhao Xiaoding è perfetta nell’immortalare sequenze arricchite dal contrasto di colore: su tutte la scena madre del duello tra i due contendenti in amore, tra la natura innevata e il rosso sangue. Da ricordare anche il famoso “gioco dell’eco”, tra Mei e Leo, all’inizio fascinoso e insinuante, verso la fine dolce e malinconico. Perché l’amore domina su tutto, ma è fuggevole come il vento. Quel vento che, nelle prime parole di Jin a Mei, può sembrare un soffio lieve:
 
“Chiamami vento”
“Perché vento?”
“Il vento va lontano e dietro di sé non lascia traccia
 
Ma l’amore prende forma e si fa contrasto, speranza, dubbio e offuscamento di una missione. Ed il vento ritorna e si trasforma:
 
“Perché sei tornato?”
“Una brezza giocosa può tornare”
 
E sempre l’amore, può essere giocoso in un diverso tempo, e mai in quello degli amanti impossibili. E il vento, ora deciso e impetuoso, soffia in una sola direzione:
 
“Perché sei tornato?”
“Perché non riesco a starti lontano”
 
Questo tempo, questo vento, chiamano guerra. Quando l’emissaria del capo dei Pugnali volanti si rivolge a Leo, che da tre anni aspettava di poter riabbracciare il suo unico amore, gli lascerà queste poche, emblematiche parole:
 
“Le truppe imperiali marciano su di noi. Questo non è il tempo dell’amore”.
 
Certo l’amore, pur tragico e preda del vento, segna il destino dei tre. Mentre la guerra infuria, in una piana innevata, si lotta per un sublime e straziante sentimento. Il mondo circostante si spegne, e Yimou ci lascia con un’amara consapevolezza: siamo sempre pedine nelle mani di qualcuno - che si muoia per l’imperatore o per la rivoluzione.
Le ultime parole di un amore impossibile sono semplici, evocative e fuggevoli, come il vento:
 
“Non dovevi tornare”
“Sono tornato per te, mio fiore”. 
 
 
Maestosa, divina e dai movimenti sublimi e aggraziati, Zhang Ziyi (la più fascinosa donna orientale che l’occidente ricordi: rasenta la perfezione assoluta), è parte fondamentale della straordinaria bellezza visiva di questo film. Le scenografie, i costumi, la fotografia, una splendida colonna sonora; tutto concorre a rendere La foresta dei pugnali volanti una delle più belle pellicole del 2004; nonostante ciò, affatto inserita nella cinquina Oscar per il miglior film straniero. Poco male, a Zhang Yimou non servono sicuramente altri riconoscimenti internazionali per diffondere la sua arte; ne ricordiamo volentieri in questa sede: Sorgo Rosso, Lanterne Rosse, Non uno di meno, La strada verso casa e il già citato Hero. Le parole del regista spiegano il suo modo d’intendere il cappa e spada all’orientale - omaggio esplicito a King Hu, maestro del genere: Questo è il mio genere di wuxia: per me il cuore ferisce sempre più della spada.  
 
 
Epica e romantica, questa pellicola è consigliata a tutti, in particolare modo a coloro che non conoscono questo grande cineasta e che, pertanto, lo potranno apprezzare in un film di genere prima di immergersi nei prodotti più impegnativi della sua cinematografia.
 
Regia: Yimou Zhang. Soggetto e sceneggiatura: Yimou Zhang, Li Feng, Wang Bin. Direttore della fotografia: Zhao Xiaoding. Scenografia: Huo Tingxiao. Montaggio: Cheng Long. Effetti visivi: Ellen Poon, Christopher Howarth. Costumi: Emi Wada. Interpreti principali: Takeshi Kaneshiro (Jin), Andy Lau Tak Wah (Leo), Ziyi Zhang (Mei). Musica originale: Shigeru Umebayashi. Distribuzione: Bim. Origine: Cina/Hong Kong, 2004. Durata: 119 minuti. Titolo originale:Shi mian mai fu” (conosciuto anche come House of Flying Daggers), candidato al premio Oscar 2005 per la migliore fotografia.
 
Info Internet: Sito Ufficiale.



ZHANG YIMOU in LANKELOT:

Léon, Agosto 2005. Originariamente apparso su Lankelot.com
ISBN/EAN: 
8032807006369

Commenti

"Maestosa, divina e dai movimenti sublimi e aggraziati, Zhang Ziyi (la più fascinosa donna orientale che l?occidente ricordi: rasenta la perfezione assoluta),"

> addirittura?

Si, la più fascinosa, almeno per me. Bellissima, aggrazziata. Forse anche la più famosa, attualmente. Davvero non ce l'hai presente?

Purtroppo no:) Appunto ti domandavo lumi a distanza di mesi dalla pubblicazione... evidentemente DEVO rimediare.

Bellezza e anche bravura: c'è in "Hero", non come protagonista, ne "La foresta" e ne "La strada verso casa", tutti di Zhang Yimou. C'è ne "La tigre e il dragone" e in "Memorie di una Geisha". é giovanissima, lavorerà ancora molto. E temo che hollywood l'abbia già fatta sua.

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