Sotto un unico cielo
Per raccontare “Hero” bisognerebbe prendere una tela grezza e dipingerlo. Utilizzare il blu, giallo, rosso, nero, bianco come colori base da cui far nascere, attraverso un uso sapiente del pennello, le combinazioni cromatiche del verde, arancio e grigio.
Non si potrebbe, infatti, che utilizzare l’arte della pittura per imprimere sulla materia ciò che il film sa trasmettere in termini di emozioni.
La liricità dell’estetica svuoterà la mente per riempirla di ciò che il cuore saprà riconoscere sin dal primo frammento. Ed il mio si è dimostrato assai grato nel salutare quello strano stimolo che riesce a comunicarti la vera arte.
La meraviglia che scaturisce da “Hero” inizia a convincere sul serio che la capacità di “creare”, slegata dai rigidi legami commerciali, possa giungere, oggi, dall’Oriente prima di ogni altro luogo.
Zhang Yimou ha già fatto conoscere al mondo occidentale la sua arte con “
Lanterne rosse”. Nonostante ciò, è stato necessario l’intervento di Quentin Tarantino a permettere la distribuzione nelle sale di “Hero”. Sulla locandina campeggiava il suo nome ad oscurare quello del vero regista: un vero colpo di genio per convincere lo spettatore ad assistere alla proiezione (“vado al cinema a vedere Hero, l’ultimo film di Tarantino”, ho avuto modo di udire), o dovremmo forse solo riflettere che non abbiamo più la voglia di “rischiare” nel vedere un film straordinario senza l’ausilio di un valido promoter.
Con “Hero”, Zhang Yimou torna alla Cina e lo fa partendo dalle sue origini.
Una storia costruita dalle parole
Terzo secolo a.C., secondo il nostro calendario.
La Cina era, allora, divisa in sette regni in lotta tra di loro. Il più temuto, perché forte di un invincibile esercito, era quello di Qin.
Da 10 anni il suo re, protetto nella sua armatura, viveva isolato nel palazzo, dove nessuno poteva oltrepassare la distanza di 100 passi per restare in sua presenza. Tre guerrieri volevano la sua morte: Cielo (Donnie Yen), Neve che Vola (Maggie Chung) e Spada Spezzata (Tony Leung).
Le porte si aprono.
Il guerriero Senza Nome (Jet Li) avanza fino a 20 passi di distanza. Di lui si sa che ha ucciso Cielo. Il re chiede come questo sia potuto accadere. Senza Nome racconta, quindi, di come sia riuscito a sconfiggere il primo dei tre assassini.
Senza Nome avanza fino a 10 passi di distanza. Di lui si narra che abbia ucciso Spada Spezzata e Neve che Vola. Il re chiede come questo sia potuto accadere. Senza Nome racconta, quindi, di come sia riuscito a sconfiggere gli ultimi due assassini.
Le fiamme delle candele che ricoprono la distanza tra il re e Senza Nome iniziano a tremolare. L’energia propositiva del guerriero si visualizza tramite quel leggero movimento.
Il re comprende così che Senza Nome è lo strumento finale di un complotto: la morte dei tre guerrieri quale sacrificio affinché lui potesse avvicinarsi al re. La spada reale viene così lanciata a quell’uomo sconosciuto affinché possa compiere il destino della Cina.
Da una narrazione fatta di parole legate al senso della storia si deve fare un passo in avanti ed usare gli occhi e la mente per vedere i singoli frammenti pittorici che comporranno il quadro di “Hero”.
Pennellate di nero e bianco: sfumature di grigio
Senza Nome avanza verso l'oscurità che avvolge il palazzo reale, dopo aver superato una barriera sterminata di grigie armature.
Il colore dominante è il nero, come il suo abito che si confonde con il lucido pavimento su cui, ogni tanto, qualcuno inietta macchie dai colori accesi.
Il guerriero racconta dell'uccisione di Cielo, la cui lancia d’argento era capace di piegare con un solo colpo quello dell'esercito di Qin.
La pioggia sottile scandisce il tempo di un immacolato musicista che, nell’ombra dei suoi occhi, continua a suonare, ignaro della battaglia che si svolge a pochi passi.
Il piccolo gruppo inviato in missione viene sconfitto, ma non tutto è ancora perduto.
Cielo e Senza Nome si fronteggiano, rendendosi conto che l'unico modo di combattere tra di loro è attraverso la mente. Ad occhi chiusi, in un'ambientazione sfumata dal bianco e dal nero, volteggiano e vibrano nell'aria incrociando le loro armi.
“Musica e arti marziali condividono uno stesso scopo, il raggiungimento di uno stato di coscienza superiore”.
Senza Nome si lancia verso Cielo e, quella che era una frenetica lotta mentale, si trasforma in una lenta realtà.
Guardando il contrasto dei loro abiti, tra il nero e quell’unica variante che è il color ocra, si riesce quasi ad avvertire alle narici l’odore della pioggia che bagna la terra.
Le gocce, al passaggio di Senza Nome, si aprono e si frantumano come una miriade di cristalli plasmati dall’aria.
Cielo viene sconfitto. La sua lancia raccolta come prova per il re.
Pennellate di rosso e giallo: sfumature di arancio.
Gli arcieri del re di Qin si apprestano ad invadere la scuola di calligrafia, rifugio di Neve che Vola e Spada Spezzata.
Senza Nome vi accede fingendosi interessato ad una pergamena da portare in dono. Ci sono 19 modi per scrivere la parola “spada”. Lui chiede il ventesimo.
Il primo colore dominante è il rosso, come quello degli abiti degli allievi e dei maestri intenti ad esercitarsi nella calligrafia con la sabbia, come la loro ombra riflessa sulle pareti, come l’inchiostro in cui intingere il pennello.
Il rosso della passione, il rosso delle emozioni violente, il rosso dell’intemperanza, il rosso del sangue.
Una delle tante visioni della verità.
Le frecce si alzano dall’esercito che usa le proprie gambe come arco; si sollevano in aria trasformate in lenti proiettili di cui seguiamo il lento percorso fino a che non si abbattono con tutta la loro forza sulla scuola.
Neve che Vola esce allo scoperto seguita da Senza Nome per respingere con le maniche dell’abito e con la spada quello sciame vivente che arriva dall’alto.
Spada Spezzata continua a dipingere. L’anziano maestro ad insegnare la sua cultura.

Senza Nome: “Grande Calligrafia”
Spada Spezzata: “Grande Spada”
Senza Nome: “Ma tu non mi hai visto”
Spada Spezzata: “Ma io non avrei scritto”
Spada Spezzata quella notte si vendicherà del tradimento di Neve che Vola e verrà da lei ucciso.
Il secondo colore dominante è il giallo, come quello della terra desolata che si stende attorno alla scuola, come le foglie che ricoprono gli alberi sotto cui riposa Neve che Vola, come la pioggia di petali gialli che racchiudono il duello tra lei e Luna.
L’arancio riveste il corpo di quest’ultima, fedele ed ingenua allieva di Spada Spezzata e poi quello della sua grande rivale, ormai piegata dalla colpa. La certezza in loro era già svanita, come la sfumatura nata dalla passione dell’una e dalla gelosia dell’altra.
Pennellate di blu e giallo: sfumature di verde
Cambiano i toni, si modifica la visione.
Due quadri composti in un’unica verità.
È il re che parla.
Il colore dominante è il blu, come la biblioteca della scuola di calligrafia, come gli abiti di chi osserva e di chi deve dimostrare la sua arte, come la serenità degli animi pronti a seguire il destino già segnato dalla fiducia di Cielo.
Il primo guerriero si è sacrificato per dar prova al re della lealtà di quello sconosciuto dalla “spada fulminea”. Neve che Vola vuole salvare Spada Spezzata e sacrifica se stessa in nome di un’altra prova da donare al re.
Le armature Qin si rivestono di sfumature azzurre tra l’ombra delle nubi e la polvere gialla del deserto.
L’abito di Neve che Vola si spiega nel cerchio sopraffatto dall’ansia della fine.
L’abito di Neve che Vola sfuma nel verde di chi muore nella speranza di un nuovo inizio.
“Calligrafia e arte della spada si somigliano; nascono dall’armonia tra la forza del polso ed il sentimento del cuore”.
Il racconto prosegue per commemorare il sacrificio della donna.
Spada Spezzata e Senza Nome ingaggiano uno spettacolare balletto sull’acqua.
L’immobilità del lago che riflette l’azzurro del cielo ed il verde della natura viene così smossa da quel duello sublime, ancora una volta svolto a livello della “mente”, tra due guerrieri imbattibili.
Piroettano come pattinatori, volano, volteggiano nell’aria, restano sospesi sfiorando con la sola spada quello che è l’unico punto d’appoggio e di forza, l’acqua. E questa si trasforma in un liquido in cui intingere ciò che il pennello è per il calligrafo, la spada per il guerriero, “l’essenza stessa del nostro linguaggio”.
Giocano con le gocce d’acqua tra le spade, finché accidentalmente ne viene deviata una che va a deporsi in mezzo al lago, dove riposa senza più alcun respiro, Neve che Vola. La loro lotta si acquieta. Spada Spezzata si avvicina per asciugarle la guancia. Senza nome rinuncia all’assalto finale.
Luna porta in dono l’arma del suo maestro. Le spade dei due guerrieri sono inseparabili, così come le loro anime.
Il re interrompe il suo racconto.
Dietro di lui si erge la pergamena con la scritta “spada”. La osserva e tace.
Bianco e verde: assenza di sfumature
È Senza Nome che parla.
Un’altra visione della verità.
Il re ha sottovalutato Spada Spezzata.
Il bianco è il colore dominante per eccellenza. Lo avevamo visto sui pennacchi dell’esercito, sulla lancia di Cielo, sulla barba del suonatore, del maestro calligrafo, sulle cime dei monti innevati. Ora è ovunque.
Neve che Vola chiede aiuto a Senza Nome per combattere Spada Spezzata, affinché la loro missione possa compiersi.
Un nuovo duello si profila tra gli stessi protagonisti. Un’altra faccia della medaglia, ma sono tutti e quattro insieme nello stesso cerchio.
Neve ferisce l’uomo a cui non rivolge parola da tre anni e chiede all’anziano servitore di seguire Senza Nome per annunciare con un drappo rosso la morte del re, con uno giallo la loro sconfitta.
Prima della partenza, Spada Spezzata tenta di fermare lo sconosciuto guerriero.
Racconta la sua storia e le sue speranze, l’incontro con Neve, il loro amore e la voglia di tornare a casa, l’attacco, tre anni prima, al palazzo reale e la rinuncia finale all’uccisione del re di Qin.
In lui aveva visto qualcosa che doveva sopravvivere.
La speranza, simboleggiata dal verde dei loro abiti circondava anche la figura del re. Per essa era necessario sacrificare la spada.
“L’essenza della calligrafia è nell’anima””
Scrive, quindi, sulla sabbia le parole che, formandosi prima nella sua mente, erano riuscite a fermare la sua spada.
Neve che Vola torna a battersi con l’uomo che ama perché si sente tradita nel profondo dei suoi ideali.
Le loro spade si incrociano su quei teli fluttuanti, mentre i loro volti riflettono i colori vivi del tramonto. Non vagheranno più, ora possono tornare a casa in un mondo senza spade.
La scelta dell’una o dell’altra delle gradazioni dei colori deciderà le sorti di ognuno.
Spada Spezzata getta la sua arma e viene trafitto sotto l’ultimo spicchio di un blu cielo affinché lei possa finalmente comprendere e credere.
La purezza di quelle parole è l’ultima immagine dipinta sullo schermo, in un paesaggio desolato, fatto di dune e sabbia.
Pace sotto un unico cielo
La scelta è nella mente di Senza Nome. La sua incertezza si trasmette all’esterno attraverso il tremolio delle fiamme.
In che condizione può trovarsi un uomo che finalmente si rende conto che il suo peggior nemico è l’unico ad aver compreso il suo animo?
Il primo è Re, il secondo è Spada Spezzata “arrivato all’essenza dei suoi intenti”. Ciò che aveva scritto sulla sabbia aveva un significato profondo.
Chiuso nell’impenetrabilità del suo sguardo, Senza Nome sta davanti all’uomo che deve uccidere, ma le fiamme si sono fermate.
Ha già preso la sua decisione e da quella nascerà la Cina, quella che oggi chiamano il “Nostro Paese”; quello che poco tempo dopo venne cinto dall’abbraccio della Grande Muraglia.
Nero e rosso si confrontano, per l’ultima volta, tra le armature ed i pennacchi, tra la sala e la scritta della pergamena. Contrasti che evidenziano la necessità di una decisione di morte nell’uno o nell’altro caso.
Senza Nome è avvolto nel suo vestito di nero, senza finzione, senza la varietà delle visioni. L’ombra scura dell’esercito avanza verso di lui mentre la scena riporta frammenti dei colori delle rappresentazioni precedenti, in un unico quadro finale.
Senza Nome morirà come un assassino, perché per realizzare quel “Sotto un Unico Cielo” la legge andava rispettata fino in fondo, ma verrà sepolto da “Eroe”.
“Neve Spezzata non ha raffigurato nessuna delle sue tecniche della spada, ma il senso profondo dell’arte della spada.
La prima conquista dell’arte della spada è l’unità tra uomo e spada. Quando la spada è nell’uomo e l’uomo nella spada, anche un filo d’erba è un’arma affilata.
La seconda conquista dell’arte della spada è l’assenza della spada nella sua mano, ma presente nel suo cuore. Anche a mani nude può combattere il proprio nemico a 100 passi.
La conquista finale è l’assenza della spada nella mano e nel cuore. La mente aperta contiene tutto. L’uomo di spada è in pace con il mondo. Egli non uccide e porta la pace all’umanità”.
Come quelle frecce che tornano a volare ancora, la speranza si libera attraverso la mano di quell’anziano servitore che sventola la bandiera di colore…
Dalla leggenda al leggendario
I contrasti cromatici sono netti solo negli ambienti chiusi. Negli spazi aperti della natura, un elemento dei quadri precedenti si ripete ad armonizzare l’immaginazione per comporre quell’unico quadro che è la verità di “Hero”.
Un film costruito con una tecnica raffinata, eternamente sospeso tra la realtà e la fiaba, rivela le emozioni attraverso la bellezza artistica delle sue immagini.
Il significato puro della presenza/assenza della spada, del sacrificio in nome di un ideale superiore, affiora attraverso il simbolico labirinto che percorre la mente in quelle molteplici versioni della storia che Senza Nome ed il re si raccontano a vicenda, nella ricerca della verità.
Corale, profonda, rispettosa, intima la colonna sonora che rievoca le sinfonie de “La Tigre ed il Dragone”, ma l’unico paragone possibile con il film di Angel Lee è nell’uso delle tecniche di combattimento in sospensione, distaccandosi entrambi dalla tradizione classica del wuxia cinese.
“Hero” è qualcosa di diverso. E’ metafisico. Bisogna viverlo prima con gli occhi e da questi trasmettere al cuore i singoli frammenti che ha voluto regalare, come quei cristalli di acqua che la lancia di Cielo sparge nell’aria per essere raccolti dal viso di Senza Nome, goccia dopo goccia.
La fantasia si spinge fin dove le tecniche digitali possono consentirle. Il sogno è tra quelle inquadrature così lucide e pulite da riuscire a rapire anche l’ultimo dei respiri. La fotografia rinvigorisce la leggenda da cui la storia è solo uno strumento per raccontare altro, la saggezza di una scelta.
Le arti marziali sono moderatamente esagerate nelle visioni reali, per poi spaziare fino all’inverosimile nella mente di chi è protagonista dei duelli.
Zhang Yimou ha voluto per questo suo capolavoro di estetica il fiorente nome degli attori della sua patria.
Donnie Yen (Cielo) e Daoming Chen (il Re) sono, ognuno dalle rispettive posizioni, il motore di avvio di una storia che avrà diverse varianti, fino alla verità finale.
Jet Li (Senza Nome), già noto in “The One” di James Wong, riesce, con le sue singolari espressioni, a rendere spettacolari quei contrasti che si ripetono e si rinnovano per tutta la durata della pellicola. Se non fosse per il tremolio delle candele non riuscirebbe a far trasparire l’esitazione della sua mano.
Ziyi Zhang (Luna), affascinante e pericolosa antagonista de “La tigre ed il dragone”, ripete l’interpretazione nei panni dell’impulsiva allieva di Spada Spezzata, seguendolo come un’ombra pronta a seguire la sua volontà, ad immolarsi per vendicarne la morte o ad umiliarsi come serva per far comprendere il senso delle parole scritte sulla sabbia.
Maggie Cheung (Neve che vola), eclettica nelle sue trasformazioni, tra i silenzi e la velocità della sua spada, è l’unica che non ha incertezze nel sacrificio. Spietata nel suo abito rosso, angelica nel suo abito blu, compassionevole nel suo abito bianco, resta sempre bellissima e fedele al suo ideale che non muta mai, nonostante le diverse versioni della verità.
Tony Leung Chiu Wai (Spada Spezzata), interprete con Maggie Cheung sulle scene di Kar-wai Wong, è ancora una volta una scoperta, scena dopo scena. Lo si vede amante geloso e vendicativo, esperto calligrafo, ineguagliabile guerriero di spada, poetico compagno che sa fermare un duello per scostare una goccia sul viso dell’amata come se fosse una sua lacrima. In lui vive “l’essenza d’amore” per la pace sotto un unico cielo. In lui l’arte della spada arriverà a livelli elevati di saggezza, ma sarà il Senza Nome ad attuarne, infine, lo spirito.
Perché i veri eroi, spesso, restano “Senza Nome”.
Originariamente apparsa su ciao e Lankelot.com
Regia: Yimou Zhang
Soggetto e sceneggiatura: Yimou Zhang, Li Feng, Wang Bin.
Direttore della fotografia: Cristopher Doyle.
Montaggio: Angie Lam, Zhai Ru.
Effetti visivi: Ellen Poon, Christopher Howarth.
Costumi: Emi Wada.
Interpreti principali: Jet Li (Senza Nome - Nameless), Maggie Cheung (Neve che Vola – Flying Snow), Tony Leung Chiu Wai (Spada Spezzata -Broken Sword), Ziyi Zhang (Luna - Moon), Donnie Yen (Cielo - Sky), Daoming Chen (il Re).
Musica originale: Tan Dun.
Produzione: Billy Kong.
Distribuzione: Eagle Pictures.
Origine: Hong Kong/Cina.
Durata: 93 minuti.
Anno: 2002
Titolo originale: “Ying Xiong” (nomination American Academy Awards 2002, come miglior film straniero).

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Commenti
"Per raccontare ?Hero? bisognerebbe prendere una tela grezza e dipingerlo. Utilizzare il blu, giallo, rosso, nero, bianco come colori base da cui far nascere, attraverso un uso sapiente del pennello, le combinazioni cromatiche del verde, arancio e grigio.
Non si potrebbe, infatti, che utilizzare l?arte della pittura per imprimere sulla materia ciò che il film sa trasmettere in termini di emozioni"
Da questo incipit si può intuire quale sia il mio film preferito di Zhang Yimou.
Inchiodata alla poltrona del cinema sono stata rapita dall'estetica metafisica del film, tanto da tornare al cinema per rigustarmelo :)
Bellissimo. Esteticamente un capolavoro, condivido. Non so se sia il film più bello di Zhang Y., sicuramente è uno dei suoi migliori. Io di suo ho amato moltissimo "La strada verso casa", che mi pare nemmeno tu hai ancora recensito. Su quel film uno di noi dovrà rimediare, prima o poi;)
magnifica scheda che ben ricordavo:).
Il film è stato un'esperienza visiva semplicemente notevole. Esperienza che dovevo al tuo articolo. Prima o poi mi compro il Dvd e torno a nutrirmene:).
Grazie Movi
(aggiungo archivio YZ in calce. Siete a quota 5
3. :))
2. E vediamo di completarlo Zhang, ogni sua pellicola merita...il suo migliore? E' soggettiva la preferenza.Quello che ha fatto alla regia della cerimonia di apertura dei Giochi di Pechino, ad esempio, ha impressionato il mondo.