Yamada Yoji

The Hidden Blade

Autore: 
Yamada Yoji
“I giorni dei samurai stanno per finire…”
 
The Hidden Blade” si presenta fin dalle prime straordinarie note di Isao Tomita quale naturale seguito di “The Twilight Samurai, primo elemento della trilogia creata sul soggetto letterario di Shuhei Fujisawa. L’ulteriore tassello della creazione artistica del regista Yoji Yamada potrebbe presentarsi come un parziale remake se non fosse che, sullo stesso canovaccio della trama, si trovano inseriti elementi che si aggiungono al primo per meglio spiegare le scelte che porteranno i protagonisti a collocarsi ai margini delle immagini classiche, a volte stereotipate, dei samurai. Forse potremmo considerare questa scelta rappresentativa come uno sforzo di costruire su diversi livelli interpretativi la medesima storia, ampliandone o restringendone i margini a seconda di quale degli aspetti preferisce soffermarsi. Il periodo interessato, infatti, è lo stesso (la fine dello shogunato Tokugawa) con sostanziali differenze di fondo e con aspetti che, invece, si accomunano.

Clan di Unasaka al Nord.
La scelta del soggetto ricade su Munezo, un modesto  samurai che non teme di dichiarare di non aver mai sfoderato la katana in battaglia. Il suo onore è stato drammaticamente colpito dal suicidio del padre e le cui azioni hanno di fatto rovesciato le fortune della famiglia che si ritrova ora ad andare avanti con un modesto appannaggio.
Munezo vive con l’anziana madre, la sorella Shino, la cameriera Kie e lavora per le forze imperiali con Samon e Yaichiro, finché quest’ultimo non parte per raggiungere Edo e tentare di migliorare così la sua posizione.  Munezo e Yaichiro erano stati addestrati alla scuola di Toda, ma solo il primo aveva appreso dal sensei una tecnica particolare e segreta capace di annientare chiunque.
Munezo è un innamorato silenzioso della dolce cameriera Kie con cui è cresciuto senza mai destare il minimo sospetto, finché la donna non trova marito e si allontana da casa.
Dopo qualche anno, la morte della madre e il matrimonio della sorella Shino con l’amico Samon, Munezo incontra Kie in un negozio e, trovandola sfinita e malata, la riporta a casa non senza creare un certo trambusto nella famiglia del marito. Si aggiunge al duetto Bun, la sorella minore di Kie che la raggiunge dopo averla saputa malata.
Inizia un periodo familiare armonico e gioioso per Munezo, ma il matrimonio tra due ceti sociali diversi non è ammissibile per cui, a seguito di pettegolezzi, dopo aver realizzato il sogno di Kie di vedere il mare, seppur combattuto, le chiede di tornare a casa della sua famiglia d’origine. La ragazza obbedisce a malincuore a quello che si dichiara apertamente come un ordine del suo originario padrone.
Munezo intanto è coinvolto nella caccia a Yaichiro che, nel frattempo, è ricercato dalle forze imperiali con l’accusa di tradimento. Il capo delle guardie ordina a Munezo di rintracciarlo ed ucciderlo. La moglie di Yaichiro interviene con Munezo offrendogli in cambio se stessa e poi, respinta, si reca dal comandante che ne approfitta.
Munezo trova l’antico compagno e…

*** 
Se fosse esclusivamente per la trama, non potremmo che considerare un fallimento già in partenza la scelta di ripetere il successo del primo film. Eppure così non accade perché Yamada ha creato degli elementi integrativi e suggestivi che con pochi accorgimenti finiscono per realizzare un film a sé, autonomo, che vive di vita propria.
La differenza è negli aspetti della storia che si sono voluti evidenziare. Nel primo il rapporto autentico e maldestro di un samurai che è, allo stesso tempo, padre di due bambine da crescere senza la moglie, scomparsa prematuramente. Seibei ha di fatto abbandonato le sue armi per dedicarsi ad un lavoro burocratico forzato dai nuovi tempi e dagli impegni familiari che lo hanno saputo illuminare sotto l’aspetto umano, crepuscolare ma intenso. Il racconto si riempiva così di una luce commovente dipanandosi sullo schermo attraverso le parole nostalgiche ed orgogliose della figlia più piccola.
Nel secondo film sono due aspetti ad emergere e che si pongono nella normalità degli eventi: l’amore corrisposto ma taciuto e le sempre più incisive collaborazioni/contaminazioni tra il Giappone e l’Occidente.
Sull’amore di Munezo/Kie rispetto a quello di Seibei/Tomoe ci si sofferma di più, scoprendo elementi romantici e di quieta passione che vediamo sui volti dei due, emozionati ma composti nelle loro esternazioni. La grande novità è tutta sull’elemento Occidente – Oriente, che ricorda moltissimo le imprese di addestramento del capitano Algren ne “L’ultimo samurai”, ma qui trasfigurate con il predominio della comicità, con i samurai di campagna trasformati in vere e proprie macchiette a cui insegnare la corsa all’occidentale (assai diversa da quella del samurai) o l’uso del cannone. È evidente che quest’ultimo aspetto assume visivamente una posizione di primo piano in cui poter spiegare le ragioni della decadenza storica della società giapponese.
Tra l’una e l’altra cosa è posta una evidente critica sociale che interessa la diversità di classe con un effetto più intimo rispetto ad altri tipici esempi (Akira Kurosawa).
Non possiamo poi che considerare il momento della caccia al ribelle che per Seibei era un estraneo, mentre per Munezo un amico, un vecchio compagno d’armi molto più forte ma forse meno esperto nelle tecniche segrete. Ad integrare la vicenda che si riveste di pathos per le indubbie implicazioni affettive,  ci pensa poi l’elemento “vendetta” che Yamada inserisce come una vera e propria “arma nascosta”.
A svantaggio di “The Hidden Blade”, semmai l’impossibilità di far dimenticare l’espressività attoriale di Hiroyuki Sanada che aveva saputo interpretare le due facce della medaglia: il coraggioso Ujio ne “L’ultimo samurai e il crepuscolare Seibei nel primo film della trilogia, a cui non pone rimedio neppure la presenza di uno straordinario attore come Ken Ogata.
Ulteriori differenze si pongono, infine, nella collocazione delle ambientazioni, più intimiste e centrate sul focolare domestico, nel primo, più aperte e naturalistiche nel secondo: le scene sotto la neve e quel bellissimo paesaggio marino che accoglie il più grande desiderio di Kie, sono due dei momenti più elevati dell’intero film.
Di “The Hidden Blade”, dunque, resta l’immagine di una delicata storia d’amore che riesce a superare le barriere sociali con la rinuncia ed il sacrificio. La favola di Cenerentola nel Giappone dei samurai non può esistere; potrà solo tramutarsi in qualcos’altro, di più autenticamente umano.
 
Regia: Yoji Yamada.
Soggetto: Shuhei Fujisawa.
Sceneggiatura: Yoji Yamada, Yoshitaka Amada.
Montaggio: Iwao Ishii.
Fotografia: Mutsuo Naganuma.
Costumi: Kazuko Kurosawa.
Interpreti principali: Masatoshi Nagase (Munezo Katagiri), Takako Matsu (Kie), Hidetaka Yoshioka (Samon Shimada), Ken Ogata (Chief Retainer Hori), Yukiyoshi Osawa (Yaichiro Hazama), Reiko Takashima (moglie di Hazama).
Musica originale: Isao Tomita.
Produzione: Shoschiku Co/Tartan Video.
Origine: Giappone, 2004.
Durata: 129 minuti.
Titolo originale:Kakushi ken oni no tsume”; 12 candidature all’Academy Jaoanese Award (3 premi vinti).
 
Movida, 6 settembre 2009
  
Approfondimenti internet: Guerra di Boshin - ribellione di Satsuma 
 
Yamada in Lankelot
 
 

 

ISBN/EAN: 
0000000

Commenti

2/3 della trilogia...

per chi ha visto e amato The Twilight Samurai...(che continuo a preferire)
per chi ha visto e amato L'ultimo Samurai (ne vedrà delle belle)...
non disponibile in italiano :)

"La grande novità è tutta sull?elemento Occidente ? Oriente, che ricorda moltissimo le imprese di addestramento del capitano Algren ne ?L?ultimo samurai?, ma qui trasfigurate con il predominio della comicità, con i samurai di campagna trasformati in vere e proprie macchiette a cui insegnare la corsa all?occidentale (assai diversa da quella del samurai) o l?uso del cannone."

> Questo film non mi sfuggirà:)

"Di ?The Hidden Blade?, dunque, resta l?immagine di una delicata storia d?amore che riesce a superare le barriere sociali con la rinuncia ed il sacrificio. La favola di Cenerentola nel Giappone dei samurai non può esistere; potrà solo tramutarsi in qualcos?altro, di più autenticamente umano".

> Altra scheda completa, chiara e informativa a firma Movi. La tua dedizione alla cultura nipponica è sbalorditiva:)

movi!
Todo bem?

4. sì, tra l'intensa ripresa lavorativa e l'influenza non riuscivo né a leggere né a scrivere al pc...:)

bentornata dall'influenza, intanto:)

6. ho la casa che è un disastro e tre rec incompiute :D

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