Dopo il film affresco Celebrity (1998), e l’agrodolce biografia d’un chitarrista jazz immaginario in Accordi e disaccordi (1999), Woody Allen si ripropone al nuovo millennio con una delle sue classiche commedie paradossali. Small time crooks, pessimamente “tradotto” in Italia come Criminali da strapazzo, recupera le suggestioni di un esilarante personaggio del cinema alleniano degli esordi, il maldestro ladruncolo di Prendi i soldi e scappa.
Il lavapiatti Ray (Woody Allen), ex ladruncolo in “pensione”, viene folgorato dall’idea di svaligiare il caveau d’una banca. La sua mente ha già partorito il piano: affittare un negozio vuoto nei pressi della banca e, con l’aiuto di tre “valenti” amici complici, perforare il sottosuolo fino a giungere alla destinazione agognata. C’è però un piccolo problema, trovare i soldi per l’affitto del negozio e l’acquisto dei macchinari necessari. Ray cerca di coinvolgere – economicamente, e non solo - la moglie Frenchy (Tracey Ullman), in un primo tempo del tutto contraria – sapendo che il marito era tutto fuorché un genio strategico -, ma poi persuasa dalla possibilità di evadere da una vita grigia e senza slanci. Il gruppo ora è completo, il negozio affittato comincia a sfornare dolci per coprire ciò che avviene nello scantinato. Ma c’è un impensabile imprevisto, i dolci fatti da Frenchy attirano sempre più persone ed in un brevissimo lasso di tempo diventano i più richiesti della città. Tutto cambia d’improvviso, il colpo è lontano dal poter riuscire, ma la ricchezza arriva comunque: del tutto inattesa. Nell’arco di un anno Frenchy e Ray diventano tra i più ricchi imprenditori d’America, cosi potendo esportare il loro marchio in tutto il resto del mondo. Ricchezza ed alta società producono effetti opposti in Ray e Frenchy, il primo è a disagio e vorrebbe tornare a godere delle piccole cose, mentre la moglie aspira a diventare donna di classe e di cultura. La coppia scoppia, Frenchy parte per l’Europa, insieme ad un giovane che ha fiutato l’opportunità di arricchirsi (Hugh Grant), Ray torna alla vita semplice di un tempo, non volendo nemmeno un centesimo del patrimonio maturato dalla fruttuosa azienda di biscotti. Ma il destino è beffardo, può dar molto e riprendersi tutto, sempre in un tempo minimo. Può riprendersi tutto ma non l’amore, mai sopito. Nonostante tutto.

Brillante e paradossale commedia alleniana sugli eccessi e i rovesci del sogno americano, Criminali da strapazzo ritrova sulla scena (i due film precedenti l’avevano visto “solo” regista e sceneggiatore) un Allen sufficientemente ispirato. Soprattutto nella prima parte il film scorre con brio e leggerezza, condito da immancabili battute esilaranti e mai grossolane, perdendo progressivamente verve mano a mano che la coppia si trova sempre più impelagata nel manierismo e nei vezzi dell’alta società. Centrale diventa il tema dello snobismo della high society nei confronti del self made man, colui che proviene da un altrove sempre troppo lontano, che non può essere accolto del tutto - il denaro, anche in dosi massicce, non è mai sufficiente a colmare la distanza. C’è uno stacco abbastanza evidente tra le due parti della pellicola, non supportate nello stesso modo da una sceneggiatura che si sfilaccia quanto più il tema diventa oggetto d’analisi morale – forse moralistica. Manca in sostanza quella cattiveria consueta all’Allen sarcastico – quella che riscontriamo anche in commedie a questa immediatamente precedenti, come Pallottole su Broadway, La dea dell’amore, Harry a pezzi -, che qui si trasforma – soprattutto nel finale – in un cantore di un sentimentalismo fin troppo di maniera. Logico attendersi sempre molto da un autore del calibro del regista newyorchese, che trova ispirazione solo a metà, ma che nonostante ciò regala momenti assai godibili, evocando – nella prima parte - suggestioni che richiamano alla memoria I soliti ignoti di Monicelli, indimenticabile capolavoro della commedia all’italiana.

Criminali da strapazzo non è tra gli Allen migliori – girato in un periodo non tra i più ispirati per il nostro -, come si sarà inteso, ma è sempre consigliabile per chi voglia trascorrere un’ora e mezza spensierata e non troppo banale, magari animato dal voler ripercorrere la lunga carriera del regista newyorchese, anche attraverso film minori della sua rimarchevole filmografia. Che non è mai tempo buttato, ve lo assicuro.
Regia: Woody Allen. Soggetto e sceneggiatura: Woody Allen. Direttore della fotografia: Zhao Fei. Montaggio: Alisa Lepselter. Scenografia: Santo Loquasto. Costumi: Suzanne McCabe. Interpreti principali: Woody Allen, Tracey Ullman, Michael Rapaport, Hugh Grant, Elaine May, John Lovitz, Elaine Stritch, Tony Darrow, George Grizzard, Brian McConnachie, Kristine Nielsen, Larry Pine, Julie Lund, Maurice Sonnenberg. Produzione: Jean Doumanian. Titolo originale: “Small time crooks”. Origine: Usa, 2000. Durata: 94 minuti.
Commenti
"Small time crooks, pessimamente ?tradotto? in Italia come Criminali da strapazzo" > è un vizio che dovranno levarsi, comincia a diventare stucchevole. Il capolavoro, in questo senso, rimangono i versi di Pope che diventano magicamente "Se mi lasci ti cancello" invece di "Eternal Sunshine of the Spotless Mind".
In effetti li si sfiora il ridicolo.
"moglie Frenchy" > sei sicuro della trascrizione del nome? Mi suona stravagante e non poco. Spetta.
http://italian.imdb.com/title/tt0196216/ conferma. Che razza di nome è "Frenchy"? Francesina?
Si, si Frenchy, cosi è scritto nelle note.
Chissà che etimo è. Dopo cerchiamo meglio. Mai sentito prima.
"condito da immancabili battute esilaranti e mai grossolane" > questo forse è il passo più importante; vero, mai grossolano e mai di cattivo gusto, Allen, pure se gioca a fare l'equilibrista. Troppo stile e troppa intelligenza. Bella annotazione.
In effetti è assai curioso. In ogni caso nel doppiaggio italiano dicono proprio Frenchy. Dell'originale non saprei.
(la clausola dice molto più di quel che dovrebbe;). Ottima recensione).
Grazie;)
infatti non l'ho visto. In quello sviluppo della poetica alleniana di cui parlavi ( e parlavo) questo è uno dei periodi peggiori. In ogni caso mi sembra decisamente che tu ne sappia più di me, nel merito, ordunque taccio.