Wong Kar Wai

Happy Together

Autore: 
Wong Kar Wai
Ricominciamo!
 
Immagini in bianco e nero aprono la scena sulle schermaglie amorose di una coppia. Dopo la baruffa segue la riconciliazione dove protagonista è l’intimità di due persone a cui non importa di vivere alla giornata in una stanzetta frutto di mille sacrifici quotidiani. La camera da letto è ridotta all’essenziale, spoglia e resa ancor più squallida da quegli specchi graffiati ed anneriti dal tempo. I due non sembrano farci neppure caso, continuano a perdersi nel loro amore e a discutere di posti che si trovano all’altro capo del mondo. Il sogno di vedere le cascate di Iguazù in Argentina si può realizzare. Bastano pochi bagagli ed un automobile scalcinata con cui partire alla scoperta del mondo.
 

 
Dicen que por las noches
No más se le iba en puro llorar
Dicen que no comia
No mas se le iba en puro tomar
Juran que el mismo cielo
Se extremecia al oir su llanto
Como sufria por ella
Que hasta en su muerte la fue llamando…
(Cucurrucucu Paloma, Caetano Veloso)
 
Il bianco e nero si annulla, lasciando il posto al colore e all’umidità delle cascate argentine su cui si sofferma con studiata lentezza la camera da presa mentre si diffonde la voce di Caetano Veloso in “Cucurrucucu Paloma”. È un’atmosfera placida che si ripete alla fine del film, uno dei pochi momenti di riprese in esterna, quasi un classico delle tecniche psicoanalitiche a cui Kar-wai Wong sottopone i suoi personaggi per scavare nella loro memoria, “À la recherche du temps perdu”. È per questo motivo che la sua mano si riconosce in tutti i suoi film, dal primo all’ultimo. Se non fosse per gli attori che predilige per le caratterizzazioni dei personaggi, basterebbero le tecniche di ripresa, il montaggio o semplicemente la colonna sonora, per far sì che non ci si possa sbagliare nell’identificare uno dei titoli della sua filmografia.
Kar-wai Wong ha una particolare conoscenza della musica anni ’60; l’ascoltava per radio dopo essersi trasferito ad Hong Kong con la sua famiglia all’età di cinque anni. È questa musica che lo accompagna nel suo cinema ad accentuare il senso di nostalgia nelle storie che racconta. La colonna sonora, quindi, s’incastra alla perfezione nelle atmosfere contrapponendo l’astrattezza del ricordo alla tenacia del presente. Ecco perché la scelta di Caetano Veloso, di una canzone che rimanda alla tristezza di un amore infelice, con le cascate in cui proiettare il desiderio dei due protagonisti che si pone come un intermezzo surreale nel resto delle scelte musicali, per lo più dominate da Frank Zappa (“Chunga’s Revenge”, “I have been in you”, “Happy Together”) e dal tango triste e appassionato di Astor Piazzolla (“Tango apasionado”, “Milonga for three”).
 

 

 

 
Lo stile di Wong è già perfettamente delineato e maturo tanto da meritare riconoscimenti internazionali, quali il premio alla miglior regia a Cannes nel 1997 proprio con questo film che attecchisce all’estero più che in patria. “Happy Together” è uno dei suoi film più intensi, da annoverare tra i suoi capolavori, grazie a quel viaggio che va da Hong Kong fino a Buenos Aires per toccare gli aspetti profondi ed alienanti di una relazione, attraverso il ricordo che ne ha uno dei due. È una variante di quella linea magica tempo - memoria, evocativa e nostalgica, tracciata già da tempo conDays Of Being Wild”, per un verso e in “Ashes of time” per un altro, e che ha dalla sua il tocco suggestivo del virtuosismo d’autore, capace di dar vita ad una creatura originale passo dopo passo durante le riprese. Ed i film di Wong superano le barriere culturali per quella naturale predisposizione che, pur avendo radici solide ben piantate nella realtà di Hong Kong (politica, sociale, culturale, civile), riescono comunque ad adattarsi ad ogni contesto. Le influenze occidentali non sono per nulla scalfite dal concetto di contaminazione perché plasmate in un’opera artistica di raffinata sensibilità, merito della colonna sonora e di una sceneggiatura limpida, in cui i contrasti profondi generati da una complessa globalità si sfumano senza prevaricare sul resto. Omogeneità e atipicità di una regia che non scende nell’ossessività, ma che ha come principale tema su cui concentrarsi quella del ricordo. Per questo motivo la scelta più ovvia su cui far attecchire la macchina da presa è la quotidianità dei suoi protagonisti, nei luoghi più intimi, come una cucina o la camera da letto, in cui il disordine restituisce vitalità a ciò che si scopre non esistere più.
 
È lo spettro della memoria. Niente dura.
 
L’adattabilità è sottolineata a tal punto che ad esser protagonista questa volta è una coppia omosessuale libera da ogni clichè. L’attenzione è tutta sulla storia di un amore distruttivo, in cui uno dei due torna di volta in volta ripetendo l’ossessivo “ricominciamo!”, mentre l’altro tenta di rifarsi una vita fuori da questo circolo viziato dall’egoismo. Non c’è differenza, quindi, tra le coppie di altri film di Wong e quella di “Happy Together”. Sono relazioni similari rimaste accovacciate nel passato e su cui balugina il rimpianto per l’occasione persa o del sentimento represso. Si perde l’occasione di spiccare il salto verso la maturità, di spezzare il legame distruttivo e di prendere quel treno in corsa che si ferma in rare occasioni alla stazione giusta. E così Lai Yiu-fai (Tony Leung) resiste nel cedere alle lusinghe delricominciamo! tanto a lungo ripetuto da Ho Po-wing (Leslie Cheung), ma non trova il coraggio di iniziare una nuova storia con Chang (Chen Chang, l’attore taiwanese protagonista diSoffio”, Kim Ki-duk, la cui scelta ricorda l’inserimento della caratterizzazione di Ho inAngeli Perduti”), allo stesso modo in cui i protagonisti di “In The Mood For Love” rivivono la stessa scena ricostruita con studiata lentezza dimostrando di non poter dimenticare il passato.
Ci sono cose che tornano ciclicamente” e Yiu-fai decide di visitare le cascate di Iguazù da solo (l'acqua, la pioggia). Il tango appassionato sottolinea la separazione definitiva, mentre Po-wing osserva una lampada con la riproduzione di quel luogo e la mente si rischiara, lasciando spazio a lacrime di consapevolezza. Il distacco e la confessione del rimpianto nel buco di un tempio o nel registratore per l’uno o l’altro film, non possono che essere la naturale conclusione costruita a tavolino da un destino beffardo. 
 
Per lui il verbo ricominciare aveva molti significati”
 
L’amore è al centro del film, libero da qualsiasi tentazione demagogica. Il regista non si risparmia e non lascia nulla di intentato passando da una visione all’altra, sottolineata dall’alternanza dal colore e dal bianco e nero d’antan, con la netta sensazione del percorso interiore che fa compiere a Yiu-fai (Tony Leung). Non si può non notare, quindi, l’immagine sfuggente e frammentaria delle automobili, dei treni o degli autobus ricondotti a questa idea del viaggio che tanto ricorre nella filmografia di Wong.
Il viaggio fisico è percepito, ma idealizzato a tal punto che non sembrerebbe reale se non fosse per quelle riprese aeree delle cascate di Iguazù. Le comparse in terra argentina sono sempre più sfumate, in dissolvenza, mentre cresce la nostalgia delle origini (quindi, la memoria) tanto da non riuscire a distinguere davvero tra le luci di Buenos Aires e quelle di Hong Kong. È un film che rivela anche le connotazioni politiche attraverso la dislocazione che vuole essere solo transitoria. Il pretesto è un viaggio realmente vissuto dal regista che in quella terra ha apprezzato musica e letteratura ma a cui non ha voluto dedicare l’idea della terra promessa dove realizzare una vita migliore. Yiu-fai, infatti, torna ad Hong Kong, non prima di aver girato Taipei alla ricerca della famiglia di Chang, quel ragazzo conosciuto in un Tango Bar in Argentina (l’occasione persa), mentre alla televisione si sente l’annuncio della morte di Deng Xiaoping.
 
Regia: Kar-wai Wong.
Soggetto: ispirato da“The Buenos Aires Affair” di Manuel Puig.
Sceneggiatura: Kar-wai Wong.
Fotografia: Christopher Doyle.
Montaggio:William Chang, Wong Ming-lam.
Scenografia: William Chang.
Interpreti principali: Tony Chiu-Wai Leung (Yiu-fai Lai), Leslie Cheung (Po-wing Ho), Chen Chang (Chang).
Musica: Danny Chung.
Produzione: Kar-wai Wong.
Distribuzione: Lucky Red.
Origine: Hong Kong, 1997.
Durata: 93 minuti.
Titolo originale: Cheun gwong tsa sit”, (“The Buenos Aires Affair”).
 
Info internet: Imdb.
 
Movida, 7 dicembre 2005.
 
Originariamente apparsa su Lankelot.com
 

 

ISBN/EAN: 
0000000000000

Commenti

"Lo stile di Wong è già perfettamente delineato e maturo tanto da meritare riconoscimenti internazionali, quali il premio alla miglior regia a Cannes nel 1997 proprio con questo film che attecchisce all?estero più che in patria. ?Happy Together? è uno dei suoi film più intensi, da annoverare tra i suoi capolavori, grazie a quel viaggio che va da Hong Kong fino a Buenos Aires per toccare gli aspetti profondi ed alienanti di una relazione, attraverso il ricordo che ne ha uno dei due."

> Ecco. Magari partirò da qui...;)

ti fai solleticare dai premi internazionali?????
Pare introvabile questo film...

Hammer forse potrà aiutarmi:)

4.ma lui guarda solo i film dei Vanzina...:P

Non solo musi gialli, pure f****! E comunque:

4, a voja :)
5, be' vuoi mettere "Un'estate al mare" con il banale "In the mood for love"? Massimo Boldi gli fa cento a zero, ovviamente. :)))

6.4 ovviamente....compresa la colonna sonora :PPPPPPPPPPPPPPP

Ricominciare è un verbo difficile.
Scriveva bene Stanislaw Jerzy Lec, "bisogna continuamente ricominciare dalla fine".
Perchè rinasciamo ad ogni scelta, nell'incognita del futuro e "ogni equilibrio perduto, è la promessa di un nuovo equilibrio".

Va da sè che eviterò il film.
Però grazie per questa bella pagina e per il ricco excursus su stile e tematiche care al regista.

8. grazie cara...sapevo perfettamente che avresti evitato il film o, diciamo, la filmografia di KW Wong :D
(potrebbe essere effettivamente arma di ricatto per il rispetto dei tuoi impegni)

:)

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