Wong Kar Wai

As Tears Go By

Autore: 
Wong Kar Wai

ANNO ZERO

 
 
Action movie, gangstar movie, mélo-action, chiamatelo come più vi aggrada, ma la prima prova alla regia di Kar-wai Wong, sebbene non possa collocarsi tra le migliori, non la si riesce a ricondurre tanto facilmente al qualunquismo delle produzioni a basso costo made in Hong Kong.
È un episodio a se stante che ha un inizio ed un suo finale in cui il progetto che verrà dopo è redatto a linee impercettibili, senza la pretesa di facili accostamenti con la filmografia successiva.
L’idea qui abbozzata è sopraffatta dalla violenza di un’esistenza che non conosce altro mezzo per esprimersi e finisce per implodere su se stessa.
Il gruppo che ha le fattezze del branco, di una gang ribelle frutto di una società brutale, in cui le luci artificiali sono il sostegno di illusioni selvagge, nei film successivi verrà sfumato, smorzato dalla sensazione di una solitudine ineluttabile. Ossia, quando Kar-wai Wong avrà maggiore libertà di fare un film slegato da fini che hanno una palese finalità commerciale. Eppure, anche senza conoscere il nome del regista, si riesce a legare senza alcun dubbio il film a Kar-wai Wong. Il suo marchio di fabbrica, seppur allo stesso germinale, è fin troppo riconoscibile.
 
As Tears Go by”  è una storia che fa parte del costume di un’epoca cinematografica che oggi più di ieri dimostra il fascino dell’ambiguità. La solidarietà, prima di assumere le sfumature della malinconia, attutisce il dolore virulento della miseria. I vinti, gli antieroi sono qui massima espressione di una società in cui sopravvive il più astuto, il più sadico o il più pazzo se non ci sono mezzi fisici a supporto della minoranza numerica.
Non ci sono contrasti a cui potersi aggrappare per smitizzare la realtà brutale. In questa dimensione che subisce la commistione con l’ordine morale delle cose, tutto è perfettamente uguale; non ci sono buoni o cattivi, anche se alla fine appaiono come tali, ma è una guerra alla sopravvivenza nelle strade criminali, nei vicoli illuminati dalle insegne al neon in cui è possibile veder nascere anche sentimenti d’amore che, tuttavia, non hanno la forza piena della redenzione. Il protagonista lo afferma a chiare lettere. Non ha alcuna intenzione di cambiare, né di dare false speranze di una vita diversa. Il pessimismo s’insinua con salde radici anche dove il cuore inizia a muoversi, mosso da un sentimento purificatore quale può essere l’amore verso una donna.
 

 
È qui si inizia ad intravedere uno dei triangoli spesso ricorrenti nel cinema di Wong: una solidarietà, una fratellanza maschile quella tra Ah-wah (un giovanissimo Andy Lau), e Fly (Jacky Cheung) che si nutre di espedienti, sopravvivendo nella selva di simili in cui si intrufola l’elemento estraneo che potrebbe portare alla frattura, alla separazione e che altro non è che l’amore incarnato da una cugina sconosciuta (una Maggie Cheung già famosa ma ancora allo stato grezzo). Con la dolcezza e l’aria sperduta lei riuscirà là dove non era riuscita nessun’altra. Eppure, proprio quando sembra di poter intravedere la luce di un risvolto positivo, le parole di Ah-wah allontano definitivamente ogni illusione. Lui torna ad aiutare il “fratello” di scorribande, quello che non riesce a rassegnarsi al fallimento, o alla normalità di un’esistenza con pochi soldi e tanti sogni. Forse solo negli istanti finali si riesce a percepire in Ah-wah, attraverso i suoi occhi feriti, la consapevolezza del rimpianto. E allo stesso modo, pare anche di intravedere nella donna i segni di quella speranza di felicità che il regista metabolizzerà trasferendola e trasformandola poi in una memoria corale.
 
Non è un film comune questo, ma racconta la storia di uomini comuni utilizzando attori all’epoca giovanissimi ma già di grande richiamo. La popolarità tuttavia non sminuisce affatto le capacità di tutti e tre i protagonisti, Maggie Cheung, Andy Lau e Jacky Cheung, che hanno regalato al film un’interpretazione particolarmente sofferta. In particolar modo, Andy Lau, assai avvezzo all’action movie, si trova perfettamente a suo agio in un ruolo in cui si mescolano sfaccettature diverse del suo personaggio, tra cui anche una discreta dose di ironia.
Siamo distanti anni luce dai suoi capolavori, lo ribadisco, ma anche in questa prima prova, tra un brano di Berlin (“Take my breath away”) ed uno di Bryan Ferry (“Slave to love”) rivisitati in chiave cinese, Kar-wai Wong dimostra di possedere una chiara visione creativa, uno stile che si farà sempre più raffinato, una capacità ed un coraggio di distorcere i generi tradizionali per dar vita ad una produzione tutta da scoprire.
 
My riches can't buy everything
I want to hear the children sing
All I hear is the sound
Of rain falling on the ground
I sit and watch
As tears go by
 
It is the evening of the day,
I sit and watch the children play.
Doin' things I used to do
they think are new.
I sit and watch
 as tears go by.
 
(As Tears Go By, Marianne Faithful - Rolling Stones)
 
 
Regia: Kar-wai Wong.
Sceneggiatura: Kar-wai Wong.
Fotografia: Andrew Lau.
Montaggio: Peter Chang, Kit-wai Kai.
Scenografia: William Chang Suk-ping.
Interpreti principali: Andy Lau (Ah-wah), Jacky Cheung (Fly), Maggie Cheung (Ah-ngor), Alex Man (Tony).
Musica: Danny Chung.
Produzione: Rover Tang.
Distribuzione: Rolling Thunder.
Origine: Hong Kong, 1988.
Durata: 102 minuti.
Titolo originale: “Wong gok ka moon”.
 
Info internet: Imdb.
 
Movida, 13 dicembre 2005.
 
Originariamente inserita su Lankelot.com
 
Wong Kar-wai in Lankelot
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
ISBN/EAN: 
8032700995098

Commenti

(e vai!)

(eh già...era tempo)

Questo è uno degli ultimi che mi manca, con Happy Together per completare la filmografia del Maestro. Piuttosto difficile da reperire.

4. beh questo è una chicca, Happy Together è meraviglioso.

www.filmalcinema.com/recensione/lankelot-»-archivio-del-blog-»-wong-kar-wai-as-tears-go-by/

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