Wenders Wim

Palermo Shooting

Autore: 
Wenders Wim

Un tormentato fotografo di moda berlinese, Finn, si trova in piena crisi creativa. Ossessionato dallo scorrere del tempo e dalla caducità dell'essere umano - tutti temi da sempre cari a Wenders - si ritrova, un po’ per caso, a dover fare un book a Palermo. In breve si lascia affascinare dalla città, dai suoi vicoli più antichi e dai luoghi più "caratteristici". Inizia ad avere delle visioni tra il metafisico e il grottesco, scopre che un misterioso individuo incappucciato lo segue per la città arrivando anche ad aggredirlo con arco e frecce. Intanto, mentre tenta di "fissare" su foto quella che crede essere l’essenza della città, conosce una giovane restauratrice, Flavia, sensibile alle stesse paure esistenziali. In una spirale di apparizioni ultraterrene, giri in vespa per la città antica e momenti di riflessione metafisica, il protagonista si avvicina lentamente all’incontro che gli cambierà la vita: un dialogo finale con la Morte stessa.

Parliamoci chiaro: il titolo dell’ultima malriuscita fatica di Wenders avrebbe potuto tranquillamente essere Riviera del Garda Shooting, Civitavecchia Shooting o Balestrate Shooting. A scelta. Questo per farvi capire quanto Wenders sia riuscito nel tentativo di cogliere l’anima di Palermo. A ben riflettere, forse è il titolo a trarre in inganno lo spettatore: Palermo Shooting non parla di Palermo. Un qualsiasi altro scenario sarebbe potuto andare benissimo per la storia che il filmaker tedesco ha scritto e diretto. Anche perchè la città che si vede è anonima, non solo per la scelta degli esterni, ma soprattutto per la marginalità che il setting stesso ricopre nella trama. Le uniche note positive e veramente "a fuoco" sono la presenza di Letizia Battaglia, storica fotografa e vera etnologa palermitana, e le immagini della periferia, che ben rappresentano l’estensione del palermitano.

Wenders cade vittima delle sue paure, affidandosi alla tecnologia come scappatoia universale. Il regista mostra troppo, si perde dietro l’apparenza di dialoghi banali, per nulla incisivi, di un’iconografia della morte che nessun regista del suo calibro si sognerebbe mai di portare sul grade schermo. Dennis Hopper incappucciato in bianco che lancia frecce non impressiona nessuno, anzi ridicolizza quello che avrebbe dovuto essere una rifessione più discreta ed intimista. Non resta nulla della delicatezza de Il cielo sopra Berlino. Anche gli attori sembrano girare a vuoto, a cominciare da Giovanna Mezzogiorno: a poco vale il suo innegabile fascino, sepolto da una espressione monocorde nel perenne procinto di una crisi di pianto. Hopper appare praticamente solo nell’epilogo parlato, con un’interpretazione che lascia il tempo che trova.

Altro discorso per il protagonista, la rockstar tedesca Campino, leader dei Die Toten Hosen, che si tuffa nel ruolo con ammirevole dedizione e sensibilità. Ovviamente la colonna sonora è di grandissimo impatto: grande Nick Cave e i suoi Grinderman ("Song for Frank" e "Song for Finn"); i Beirut ("Postcards from Italy"); i redivivi Portisead ("The RIP"); due pezzi grossi del folk americano, i Calexico ("The black light") e gli Iron & Wine ("Freedom hangs like Heaven"); ma la vera sorpresa è il blues sporco di "Quello che non ho" del nostro Fabrizio de André.

Un piccolo passo falso. Una bufala. Un errore di percorso. Non ce la sentiamo davvero di essere più duri di così. Wenders, reduce dalle sue esperienze all’estero, torna ad affrontare temi familiari, difficili da esplicitare, e sbaglia clamorosamente il colpo in un pastiche tra Freud, Nietzsche e la storia europea del Novecento. Speriamo nel ritorno del grande cineasta. E amen.

Regia:  Wim Wenders
Sceneggiatura: Wim Wenders, Norman Ohlr
Montaggio: Oli Weiss, Peter Przygodda
Interpreti principali: Campino, Giovanna Mezzogiorno, Letizia Battaglia, Dennis Hopper, Inga Busch, Milla Jovovich, Lou Reed 
Musica originale: Irmin Schmidt
Scenografia: Ludovica Ferrario, Oliver Coch, Wolfgang Mohrhenn
Costumi: Sabrina Maglia
Produzione: Gianfranco Barbagallo, Jeremy Thomas, Wim Wenders
Origine: Ita/Ger.

Recensione Mymovies

WENDERS SU LANKELOT

Wim Wenders – Il cielo sopra Berlino di Angela Migliore
Wim Wenders – Il cielo sopra Berlino di Rapace)


Paolo Castronovo - Gennaio 2009

ISBN/EAN: 
8032807028323

Commenti

ho storto il naso...

dio da come ne parli dev'essere 'na cosa inguardabile.
In effetti anche Non bussare alla mia porta non era un granché, soprattutto ad una seconda visione.
Fase di declino per il regista tedesco? Semplice passo falso o vena esaurita?

Guarda, non so proprio :)

Mi dispiacerebbe vedere Wenders già in declino. Però questo era davvero un delirio di idee abortite...

(Grazie per la sistemazione di link!)

se non ci fosse Gianfranco... :)

"Parliamoci chiaro: il titolo dell?ultima malriuscita fatica di Wenders avrebbe potuto tranquillamente essere Riviera del Garda Shooting, Civitavecchia Shooting o Balestrate Shooting. A scelta. Questo per farvi capire quanto Wenders sia riuscito nel tentativo di cogliere l?anima di Palermo. A ben riflettere, forse è il titolo a trarre in inganno lo spettatore: Palermo Shooting non parla di Palermo".

Pensa che Wenders andava farneticando del contrario. é un po' in confusione artistica il buon veccchio Wenders

"Un piccolo passo falso. Una bufala. Un errore di percorso. Non ce la sentiamo davvero di essere più duri di così. Wenders, reduce dalle sue esperienze all?estero, torna ad affrontare temi familiari, difficili da esplicitare, e sbaglia clamorosamente il colpo in un pastiche tra Freud, Nietzsche e la storia europea del Novecento".

Non l'ho visto volutamente, me ne hanno parlato malissimo e il pezzo mi conferma che l'opera è scadente. L'ultimo Wenders che ho apprezzato è "La terra dell'abbondanza".

Ottimo pezzo, Paolo. Chiaro e puntuale, pur non avendo io visto il film.

"Parliamoci chiaro: il titolo dell?ultima malriuscita fatica di Wenders avrebbe potuto tranquillamente essere Riviera del Garda Shooting, Civitavecchia Shooting o Balestrate Shooting. A scelta. "

> Eppure, Civitavecchia Shooting... non so perché ma l'avrei trovato appassionante:)

8. Ci credo..!

6. Non so che intendeva fare, Leo, ma davvero sembra un turista con una cinepresa in mano!

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