“La vita è sogno. Soltanto sogno. Il sogno di un sogno”.
Peter Weir, regista noto per “The Truman Show” (1999), “L’attimo fuggente” (1989), Master and Commander (2003), nel 1975 tirò fuori dal cilindro uno dei film più enigmatici di tutti i tempi, tratto dall’omonimo racconto dell’australiana Joan Lindsay. I contorni inquietanti della vicenda sono stati magistralmente incisi sulla pellicola cinematografica, tant’è che non si riesce facilmente a sottrarsi al turbamento della sua visione. Irrimediabilmente compromessa è la linea di demarcazione tra ciò che è tangibile e ciò che non lo è, in buona sostanza, tra la realtà ed il sogno.
“A volte penso che pochi esseri abbiano uno scopo nella vita. Probabilmente uno scopo esiste per tutti”.
Australia, 14 febbraio del 1900: una data fatale per l’austero collegio di Appleyard, dove aristocratiche fanciulle si stanno preparando per un picnic ai piedi della roccia di Hanging Rock. Questa l’atmosfera annunciata dalla voce fuori campo che dichiara “La vita è sogno. Il sogno di un sogno”. L’arcaico suono del flauto di Pan che l’accompagna sarà il leitmotiv del film, con l’intervallo del “Clavicembalo ben temperato” di Bach. La musica si rivelerà essere sempre uguale a se stessa, assumendo, tuttavia, tonalità diverse a seconda della leggerezza o della drammaticità delle scene che vuole sottolineare.
Le ragazze sono in fermento e si scambiano bigliettini di auguri in un’atmosfera di pizzi e merletti di altri tempi. Due di loro si tengono in disparte, la bionda Miranda e la bruna Sara, orfana, segretamente invaghita dell’eterea amica. Sara, soggetta alle continue vessazioni della direttrice e dell’insegnante di francese, è l’unica ad esser lasciata in collegio, privata della compagnia delle amiche e della gioia di una gita in mezzo alla natura, almeno per una sola giornata.
La carovana delle ragazze, salutate da uno stormo di uccelli che si alza in volo, giunge ai piedi dello strano gruppo montuoso di Hanging Rock. Miss McCraw, descrivendo la natura morfologica del posto, appare perdersi nei propri pensieri. Intenta a gustarsi un altro picnic in un luogo poco distante da quello scelto dalle collegiali, c’è anche una famiglia che ha con sé il giovane rampollo Michael ed il fidato servitore Albert.
Le ragazze festeggiano il 14 febbraio, giorno di San Valentino, tagliando una torta a forma di cuore. Poco dopo, ciascuno dei due gruppi nota che gli orologi si sono fermati alle ore dodici. Quattro delle fanciulle, Miranda, Irma, Marion e la piagnucolosa Edith ottengono il permesso per esplorare da sole le rocce che si elevano sulla loro testa. Miranda saluta per due volte di seguito le compagne rimaste sdraiate all’ombra della vegetazione, rivolgendo un cenno particolare ad una delle insegnanti che, colta da improvvisa ispirazione, grida “Ora so. Miranda è un dipinto di Botticelli”. Nei pressi di un ruscello, le ragazze sono avvistate dal nobile Michael e dal servitore Albert. Il primo è irretito dal fascino magneticamente seducente di Miranda e la segue fino ad un tratto di strada, perdendola poi di vista.
Le ragazze, nel frattempo, si sono fermate ad una piattaforma circolare e, libere dalle scarpe, dalle calze e dai corsetti che comprimono il loro corpo, camminano a pieno contatto con la roccia. Ne sembrano far parte, tanto che gli animali più velenosi passano loro accanto senza toccarle. Irma si dondola in una strana danza sciamanica e di colpo si addormentano tutte insieme. Al loro risveglio, seguendo Miranda, si dirigono lentamente verso il picco della roccia senza pronunciare parola. Edith, rimasta indietro, le vede sparire e torna indietro dalle altre rimaste al luogo del picnic. Nella corsa le urla si perdono nella strana nuvola rossa che la insegue. Riesce solo a rendersi conto di aver incrociato l’insegnante McCraw che, senza gonna, si dirige, anch’essa in stato ipnotico, verso Hanging Rock.
L’ora si fa tarda. Le tre ragazze e l’insegnante non si trovano, così il gruppo rimasto torna al collegio. Le ricerche continueranno senza sosta nei giorni successivi e senza alcun risultato utile sia per tentare di capire il meccanismo della sparizione, sia per il ritrovamento delle donne. Edith, interrogata più volte, non ricorda nulla.
I ragazzi che le avevano seguite non perdono la speranza e continuano ad esplorare i luoghi, fino a che lo stesso Michael decide di rimanere una notte sulla montagna rocciosa. Il mattino successivo, Albert lo ritrova distrutto dalla fatica, stravolto dagli incubi e sanguinante, ma con un pezzetto di merletto stretto in mano. Miracolosamente si scopre Irma ancora viva, anch’essa piena di graffi ma con i piedi intatti. Né lei, né Michael ricordano nulla di ciò che è accaduto, entrambi immersi nei loro pensieri come se si trovassero alieni in un mondo di cui non fanno più parte.
Irma, pensando sia stato Michael a salvarla, si lega morbosamente al ragazzo che decide di allontanarsi dall’Australia, non riuscendo a dimenticare Miranda, nonostante l’abbia vista per una manciata di minuti in tutta la sua vita. La più disperata di tutti è la piccola Sara che vive ormai nel ricordo della sua unica amica, legame sincero che la teneva ancorata ad una misera vita. I suoi sentimenti sono condivisi sia dall’insegnante di francese che dalla direttrice. Quest’ultima, in un momento di follia scaturita probabilmente dalla gelosia, spinge Sara dalla finestra, uccidendola. In quel preciso momento, Albert ha una premonizione e lo spettatore comprende che era il fratello di Sara.
La direttrice, nella stessa serata, completamente disfatta, racconta della sua attrazione verso l’intelletto mascolino di Miss McCraw e della sua rabbia per la sua fine violenta. Il giorno dopo, già vestita a lutto, apprende dell’apparente suicidio di Sara. La direttrice muore il 27 maggio dello stesso anno, mentre cerca di arrampicarsi sulla montagna avida di vittime sacrificali o di parti di se stessa. Delle scomparse non se ne trovò più traccia.
“C’è un tempo ed un luogo giusto perché qualsiasi cosa abbia un principio ed una fine”.
L’ambientazione nel 1900 sembra segnare l’inizio di ogni cosa. Le inquadrature si soffermano subito sulle immagini della formazione montuosa di Hanging Rock che si erge maestosa dalla terra e, allo stesso modo, si contrappongono a quelle del collegio costruito dalla mano dell’uomo. Nel film di Weir s’insegue la contrapposizione tra due realtà, fisicamente simboleggiate dall’ancestrale montagna, in un senso e dall’austero collegio, nell’altro. Le riprese sono identiche per entrambi gli elementi, immersi nella vegetazione australiana.
La natura è la protagonista assoluta di questo film con i suoi suoni, con i suoi silenzi, con i suoi misteri. Natura magica, natura selvaggia e primordiale che attrae le anime più sensibili e le incorpora in quell’armonia da cui sono state create in origine. Per questo le uniche ad essere assorbite sono Miranda, Marion e Miss McCraw. Edith fugge via spaventata, la signora Appleyard viene respinta e muore prima di raggiungere la cima svettante. L’iniziale del nome delle scomparse sia uguale: una “M” come quella di Madre Natura. In contrasto con il megalito di Hanging Rock, dove le forze magnetiche sono talmente forti da bloccare gli orologi e da attrarre in un sonno ipnotico le persone, dove regna il silenzio e la leggiadria dei movimenti (il simbolo dei piedi nudi), il collegio si mostra come una prigione con le sbarre invisibili, dove i rapporti sono tesi, quasi crudeli, intrappolati in rigidi schemi sociali che fanno sanguinare il cuore (il simbolo dei corsetti). Weir, in definitiva, trasporta lo spettatore ad osservare la forza armonica della natura che sconfigge la società repressiva ed ipocrita, non lasciando trapelare mai il mistero che cela in sé.
Al ritorno di Irma, le ragazze si accaniscono sulla sopravvissuta rivelando schieramenti tra anime pure e sensibili e quelle più superficiali e corrotte. Anche tra le insegnanti la contrapposizione è forte, tra una Miss McCraw che scompare attirata dalla montagna e la rigida direttrice che tenta di emularne le gesta, non riuscendovi. In mezzo, l’insegnante di francese, leggiadra al pari delle ragazze, ma debole di fronte alle imposizioni della signora Appleyard.
Lo stesso Michael, rappresentate della nobiltà, e Albert, umile servitore, sono contrapposti nei gesti come nei pensieri e Sara, diversa per condizione sociale, viene separata dalle sue amiche.
Miranda è la chiave di interpretazione del film. Una ragazza da cui tutti sono attratti come una forza potente che agisce nell’ombra. Una frase della fanciulla fa intuire la sua assoluta consapevolezza di quello che accade attorno a lei “c’è un tempo e un luogo giusto perché ogni cosa abbia un inizio e una fine”. Sara la presenta come colei che “conosce i segreti che nessun altro conosce. Lei non è andata lì per caso”. Michael la associa nei suoi sogni ad un cigno. I suoi contorni sono sempre sfumati, quasi fosse un miraggio. È sempre lei che guarda in alto, procedendo sicura tra gli anfratti della roccia come se fosse sicura della strada da seguire, come se stesse perseguendo un obiettivo di cui aveva già conoscenza molto prima che tutto avesse inizio. Miranda, poco prima del picnic, dice a Sara “devi imparare ad amare qualcun altro. Non rimarrò a lungo tra voi”. Queste parole assumono i caratteri di una triste profezia, sapendo cosa sarebbe accaduto di lì a poco.
È Miranda che trascina dietro le compagne, perché unica complice di un destino che deve compiersi per sua mano, o perché anima pura ed elevata insieme alle altre?
il film è curato in ogni minimo aspetto trasformandosi in un capolavoro di estetica, considerati i tempi ed i mezzi a disposizione. Il regista ha privilegiato esaltare la splendida cornice australiana, piuttosto che utilizzare effetti speciali privi di logica nel contesto. La magia è nella natura ed è attraverso questa che il film assume quel carattere straordinario che lo rende affascinante, nonostante gli anni. Il film, senza alcuna previsione in tal senso, neanche a dirlo, venne adottato come simbolo new age.
Le scene sono in perenne sospensione, come quegli orologi bloccati dal magnetismo naturale. Nella levità delle ambientazioni contrapposte alla crescente drammaticità degli eventi, nei silenzi spezzati dal fruscio delle foglie e dal canto delle cicale, nelle urla improvvise che si fondono alle immagini confuse, l’interpretazione del singolo spettatore è lasciata alla più assoluta libertà.
Il regista inizialmente aveva creato una versione con sette minuti aggiuntivi, contenenti un’ipotetica fine. Poi, per fortuna, cambiò idea. La sua, pare, però è un’interpretazione del tutto personale della storia, rispetto al finale di Lady Lindsay. La scrittrice aveva pensato ad Hanging Rock come una “porta spazio-temporale” da cui accedere ad altre dimensioni. Strana è, infatti, la forma della roccia che ricorda le sculture dell’Isola di Pasqua o i megaliti di Stonehenge.
Il deserto australiano ospita quello il cuore pulsante del mondo, Ayers Rock, che, come Hanging Rock, si ritiene un centro energetico naturale che racchiude caverne sotterranee celate agli occhi umani.
Senza toccare le teorie ufologiche, l’ipotesi che le ragazze siano finite nelle caverne sotterranee prive di fondo, grazie ad un’apertura scoperta per puro caso, potrebbe apparire come quella più probabile: formiche schiacciate dalla forza della natura. Miss McCraw descrive la formazione di Hanging Rock come esplosa dalle viscere della terra. A questo si aggiunge che la forma naturale e le inquadrature dal basso rendono alla roccia le sembianze di un simbolo fallico da cui le ragazze sono attratte.
Alla fine di tutto, risulta così magico che ci si dimentica di chiedersi il perché di quella sparizione. Onirico.
Regia: Peter Weir. Soggetto: tratto dal romanzo “Picnic at Hanging Rock” (1967) di Joan Lindsay. Sceneggiatura: Cliff Green.
Direttore della fotografia: Russell Boyd. Montaggio: Max Lemon.
Interpreti principali: Anne-Louise Lambert (Miranda), Margaret Nelson (Sara),Rachel Roberts (la direttrice Appleyard), Christine Schuler (Edith), Karen Robson (Irma), Jane Vallis (Marion), Dominic Guard (Michael), John Jarratt (Albert), Helen Morse (Mademoiselle de Poitiers), Jacki Weaver (Minnie), Vivean Gray (Miss McCraw).
Musica originale: Gheorghe Zamfir, Bruce Smeaton. Produzione: B.E.F. Film. Distribuzione: Bim Distribuzione.
Origine: Australia, 1975.
Durata: 111 minuti.
Titolo originale: “Picnic at Hanging Rock”.
Approfondimento: La soluzione della Lindsay/Video
WEIR in LANKELOT
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Commenti
?La vita è sogno. Soltanto sogno. Il sogno di un sogno?.
E questo film lo rappresenta in pieno, il sogno. Ha un significato fortissimo per me. Per tantissimi anni, forse quindici o forse di più, ho creduto di averlo sognato. Ricordavo perfettamente le scene della salita delle ragazze ed il senso di sospensione, di mistero che avvolge il finale. Non l'ho mai dimenticato. Poi ne ho ritrovato, per caso, la trama e l'ho cercato.
l'archivio WEIR torna a crescere. gran cosa:)
(ma il raccontone della scrittrice australiana merita la lettura?)
"La sua, pare, però è un?interpretazione del tutto personale della storia, rispetto al finale di Lady Lindsay. La scrittrice aveva pensato ad Hanging Rock come una ?porta spazio-temporale? da cui accedere ad altre dimensioni. Strana è, infatti, la forma della roccia che ricorda le sculture dell?Isola di Pasqua o i megaliti di Stonehenge.
Il deserto australiano ospita quello il cuore pulsante del mondo, Ayers Rock, che, come Hanging Rock, si ritiene un centro energetico naturale che racchiude caverne sotterranee celate agli occhi umani. "
> Vedi, se solo avessi ancora la mia vecchia collezione di Vhs adesso tornerei a guardare il film, dopo aver riletto, anni dopo, questo tuo pezzo. Oggi videoteca e vediamo il da farsi:)
grazie semper, Movi.
2. per chi ama il film una lettura obbligata. Dal punto di vista personale, è uno di quei pochi casi in cui ho amato più il film.
3. hai dato via la vhs? Male..pare che il dvd sia ridotto...non so ...io ho la vhs. Ho recuperato il film su internet all'epoca in cui ne scrissi la prima volta. Non sai quale gioia nello scoprire che non era stato un sogno...mi ha ossessionata per anni...
4,2. Altre opere dell'autrice? Ne hai più sentito parlare?
Mi domandavo, considerando la nazionalità di Weir, se si poteva parlare di affinità elettiva e patriottica, per l'occasione almeno; di tentativo di raccontare qualcosa di peculiare, un pezzo di storia del popolo, etc. A dirtela tutta, medito sulle relazioni tra Weir e l'Australia soprattutto dopo aver visto "Master & Commander", che sembrava decisamente un film inglese. Mentre questo...
4,3. Punto il dvd - oggi non l'ho trovato - e so dirti.
Quanto ai sogni... materia fertile per scrittura nuova, e questo caso ne è bella testimonianza.
4. No..non so altro...
Il tema ricorrente nei suoi film è la giovinezza, non tanto l'Australia. Molto più,invece, nelle sue prime produzioni(molto bello L'ultima onda, ne volevo scrivere già all'epoca).
[picnic] ci sono tornato su
[picnic] ci sono tornato su ieri sera! aspetta ti reimpagino un poco la scheda e torno...
[hanging rock] è stata sempre
[hanging rock] è stata sempre una bella esperienza estetica, a distanza di tanti anni dalla prima visione. E' un film onirico, un rompicapo misterioso e probabilmente felicemente inespresso; un'allegoria della potenza della natura, del mistero dell'esistenza, della fine della giovinezza. La colonna sonora rimane molto impressa, e così almeno due attrici - la giovane Miranda, e la professoressa di francese. Ha un impatto ipnotico.
Una stranezza: ho provato a dare un'occhiata alle carriere delle attrici protagoniste o comprimarie di questo film: sono letteralmente scomparse nel nulla, incluse Helen Morse e Anne-Louise Lambert, a parte qualche lavoro nelle [loro] tv nazionali. Curioso.