“Smoke” nasce dalla collaborazione tra il regista Wayne Wang (Hong Kong, 1949) e lo scrittore Paul Benjamin Auster (Newark, 1947). È un film minimalista ed estremamente letterario: capace di calibrare e armonizzare, nell’intreccio, tre differenti storie. Appare una New York del tutto estranea a quella regolarmente proposta e propagandata dai media: quella piccolo borghese o “proletaria” (proletaria: nell’accezione de-ideologizzata), in aperta crisi economica. Non s’intravede nemmeno l’esistenza di nuclei famigliari felici: tante vite solitarie, qualche fortuito e rocambolesco gioco del destino a spezzare il dominio del silenzio, e la terribile ripetitività del lavoro; e allora non è forse un caso se due delle tre storie del film sono le storie di chi va in cerca d’un genitore mai conosciuto, e di chi vuole far conoscere al (probabile e presunto) padre di sua figlia quel che è diventata la sua bambina, a diciotto anni. Nascosto dal fumo delle sigarette, si riconosce e si distingue un desiderio di calore umano, e una necessità di “vincolo famigliare”, miracolosamente estranea a forzature e artifici: è una domanda d’amore, non una pretesa; nemmeno sussurrata, ma disegnata nell’aria da uno sguardo.
Brooklyn. Fulcro della vicenda è la bottega del tabaccaio esistenzialista Augustus “Waggie” Wren (un umanissimo Harvey Keitel). In questo microcosmo, si sente parlare di quello stravagante che seppe pesare il fumo, dell’irritante clima di neoproibizionismo statunitense – oggi, esteso all’Occidente tutto – con amaro sarcasmo: “Oggi il tabacco, domani il sesso: tra tre o quattro anni sarà proibito sorridere agli sconosciuti”.
E qualcuno vaticina, con discreto anticipo, una strage in Irak: perché gli Stati Uniti hanno bisogno d’un nuovo nemico, e l’hanno identificato in Hussein.
Auggie è un fotografo. Da quattromila giorni scatta la stessa foto, ogni mattina, nello stesso posto: è il guardiano della memoria di Brooklyn, e il suo primo ermeneuta. Vive con un sorriso franco e triste dipinto sul volto; fuma e invita a non vivere il vizio come una colpa. Ha un grande amico – non accidentalmente, un suo cliente: è lo scrittore Paul Benjamin (William Hurt), in crisi di ispirazione. Paul incappa fortuitamente in un misterioso ragazzotto di colore, che si presenterà come Rashid Cole (Harold Perrineau jr.): è un adolescente che piomba nella sua vita salvandolo da un probabile incidente, e si trova a vivere per qualche giorno da lui – per saldare quello che sarebbe altrimenti divenuto un debito karmico.
Rashid, che non ha mai conosciuto il vero papà, Cyrus (Forest Whitaker), è un bugiardo patentato: nella vita di Paul irromperà con dolcezza, commettendo una serie di leggerezze notevoli. S’alternerà tra la casa di Paul e quella di Cyrus, mentendo ad entrambi a proposito della sua reale identità. E lentamente verrà a galla la verità: non solo va in cerca del padre, ma fugge anche da una recente colpa…
Nel frattempo Auggie riceve, dopo diciotto anni, l’inattesa visita del suo vecchio amore Ruby (Stockhard Channing): non sa d’essere padre di sua figlia. E non può immaginare, ovviamente, che Felicity (Ashley Judd) sia tossicodipendente e che viva con un poco di buono. E così, mentre Rashid trova un padre putativo e s’attarda a rivelarsi a quello vero, Auggie ritrova una fiamma mai dimenticata e una figlia inavvicinabile.
Lo scrittore fa il suo mestiere – racconta storie. Osserva, interiorizza e inventa. E ascolta – ma per trasfigurare. È il solare testimone d’ogni esistenza – il testimone sacro che nessuno dovrebbe ferire mai. È già ferito da sé, da tempo.
“Smoke” è una commedia intelligente, toccante e malinconica; ingioiellata da superbi titoli di coda, col canto di Tom Waits che accompagna le immagini in bianco e nero d’una segreta e atipica storia di Natale – fonte, una volta ancora, lo strano microcosmo del tabaccaio esistenzialista di Brooklyn.
Il sodalizio Auster-Wang ha dato vita a un altro film, sempre del 1995: “Blue in the Face”, nato ideato e girato assemblando, con gli ultimi spiccioli, una serie di scene figlie del fertile clima creativo del set di “Smoke”.
M’accendo una sigaretta pensando a quel che avrei dovuto scrivere, se non fossi stato giovane come sono, e incapace quindi di percepire e riconoscere la sensibile rappresentazione dei rovesci della sorte, e delle ambigue fortune delle esistenze d’ogni individuo in questo film: che mi sembra adatto, fondamentalmente, a un pubblico piuttosto maturo e non estraneo alle cose della vita. Soltanto un pensiero rimane – i sentimenti, a differenza delle parole, non vanno in fumo. Magari finiscono per nascondersi e per assopirsi nel buio delle anime, ma laggiù vivono d’una vita nuova e dolce; e già seminano per un’epoca più giusta e lieta, dove il dolore e le distanze non avranno più dominio. E ci lasceranno fumare in pace, tra una storia e l’altra.
Regia: Wayne Wang.
Soggetto e Sceneggiatura: Paul Auster (“Auggie Wren’s Christmas Story”).
Direttore della fotografia: Adam Holender.
Montaggio: Maysie Hoy, Christopher Tellefsen.
Interpreti principali: Harvey Keitel, William Hurt, Harold Perrineau jr., Forest Whitaker, Stockhard Channing, Ashley Judd, Erica Gimpel, Giancarlo Esposito.
Musica originale: Rachel Portman.
Produzione: Kenzo Hirikoshi, Hisami Kuroiva, Greg Johnson, Peter Newman.
Origine: Usa, 1995.
Durata: 110 minuti.
Info Internet: Sito Ufficiale / Cinematografo.
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Marzo del 2005.
Commenti
"M?accendo una sigaretta pensando a quel che avrei dovuto scrivere, se non fossi stato giovane come sono, e incapace quindi di percepire e riconoscere la sensibile rappresentazione dei rovesci della sorte, e delle ambigue fortune delle esistenze d?ogni individuo in questo film: che mi sembra adatto, fondamentalmente, a un pubblico piuttosto maturo e non estraneo alle cose della vita. Soltanto un pensiero rimane ? i sentimenti, a differenza delle parole, non vanno in fumo. Magari finiscono per nascondersi e per assopirsi nel buio delle anime, ma laggiù vivono d?una vita nuova e dolce; e già seminano per un?epoca più giusta e lieta, dove il dolore e le distanze non avranno più dominio. E ci lasceranno fumare in pace, tra una storia e l?altra."
- quel pensiero mi ha fatto smettere di scrivere di film. Questo pezzo venne pubblicato nel Marzo del 2005 dopo lunga pausa e da allora è stato seguito da una sintetica digressione sul fenomeno-marketing di H2Odio di Infascelli, e stop. Bene: coincidenza vuole che anche stavolta Smoke concluda un percorso; quello della mia ripubblicazione delle oldies;).
Da questo momento comincio a godermi questo sito come fosse del tutto nuovo - e a viverlo come nuovo;)
saluti!
?Smoke? è una commedia intelligente, toccante e malinconica; ingioiellata da superbi titoli di coda, col canto di Tom Waits che accompagna le immagini in bianco e nero d?una segreta e atipica storia di Natale ? fonte, una volta ancora, lo strano microcosmo del tabaccaio esistenzialista di Brooklyn".
Mi è piaciuto tanto, Gianfranco, ma proprio tanto.
Racconti che si intrecciano, lasciano il segno per qualche istante, prima di sparire nel nulla. Come il fumo di sigari e sigarette. Avvio lento, forte ripresa e grande contributo narrativo di Paul Aster coautore con Wayne Wang.
E poi i due interpreti: Keitel, così ruvido, così bravo. E Wuilliam Hurt, il mio attore preferito, sempre da oscar per me, come nel suo primo (?) film, Il bacio della donna ragno, splendido.
Grazie di avermelo presentato.
Raffaella
Grazie a te, carissima.
Innocent When You Dream Lyrics
by Tom Waits
The bats are in the belfry
the dew is on the moor
where are the arms that held me
and pledged her love before
and pledged her love before
It's such a sad old feeling
the fields are soft and green
it's memories that I'm stelaing
but you're innocent when you dream
when you dream
you're innocent when you dream
running through the graveyard
we laughed my friends and I
we swore we'd be together
until the day we died
until the day we died
I made a golden promise
that we would never part
I gave my love a locket
and then I broke her heart
and then I broke her heart
Bentornato Antonio!
Tra "Coffee and cigarettes" di Jarmusch e "Smoke" è un tripudio di Tom Waits!
http://www.youtube.com/watch?v=vHXNUb0u7vQ
Una lacrimuccia...
Rivisto in vhs. Filmone.
Voglio far passare ancora qualche anno, ne sono trascorsi solo 3. Poi tornerò a vederlo, ma già so che il commento sarà molto simile al tuo.