Un metodo efficace per giudicare un film di Paolo Virzì è misurare la percentuale di luoghi comuni che vi si può trovare. Con questo criterio le ultime produzioni del cineasta italiano non se la cavano granché bene. Dopo il tuffo nel passato con N, Virzì riprova a narrare il nostro ostico presente. Impresa, peraltro, ardua. Ultimamente non aveva convinto neanche Caterina va in città, di un semplicismo e una piacioneria imbarazzanti, ma con Tutta la vita davanti il nostro Paolo tenta il lascia o raddoppia.
Marta è una giovane laureata in Filosofia. Siciliana d'origine ma romana d'adozione, la ragazza si tuffa con notevole ingenuità nel mondo del lavoro o meglio, nella ricerca del lavoro. Tra rifiuti di case editrici e delusioni in varie redazioni, Marta finisce per sbarcare il lunario in un call center, ovvero le fabbriche del Duemila. Si parte da questo (debole) pretesto per raccontare l'Italia dei giovani precari. Il terrificante microcosmo del call center si mostra in tutta la sua assurdità e disumanizzazione. Il diavolo è Daniela, una tremenda Sabrina Ferilli - per una volta in un ruolo che le calza a pennello, la burina quarantenne in carriera - che interpreta la responsabile del settore contatti: a metà strada tra una negriera ed una animatrice da villaggio alpitour. A capo dell'azienda c'è Claudio, belloccio tirato e lampado a cui un bravo Massimo Ghini presta il sorriso. Poi c'è Valerio Mastrandrea che fa il sindacalista sfigato con la pancetta. Proprio lui convince Marta a testimoniare le condizioni lavorative da schiavisti e la sfiancante pressione psicologica subite dalle ragazze. E dai ragazzi. Sì, perchè accanto alle coscialunga lampadate con borsa firmata c'è tutta una schiera di rampanti venditori che si giocano i favori - attraverso abili movimenti della lingua sul suo fondoschiena - di Claudio.
Inutile addentrarsi maggiormente nella trama o meglio, nelle diverse diramazioni attorno a Marta. La casuale amicizia con una vecchietta conosciuta al telefono; le trombatine con lo schizzatissimo Elio Germano che alla fine si ritrova pure in ospedale; le vicissitudini della coinquilina di Marta, che a confronto Selen è la Rita Levi Montalcino: troppa carne al fuoco. Come al solito Virzì vuole dire tutto e non dice nulla. Nel tentativo di far contenti tutti, spettatori, critica, attori, sindacati, non prende mai una posizione, per spiegare, se non un dramma, un disagio, scrive una commedia. Come al solito, il cinema di Virzì soffre del macchiettismo e del provincialismo che ormai rappresentano l'unico marchio di fabbrica del regista.
Eppure il film funziona. Pieno di strafighe - Isabella Ragonese è splendida - e di personaggi piatti come tavolette del cesso, è un film accogliente, facile come un pacco di patatine, che mostra un certo brio registico che Virzì sfoggia con più mestiere che arte. E' una storia falsamente proletaria: in realtà mostra le stesse fobie borghesi di Ovosodo e Caterina va in città, gli stessi tic nervosi dei regionalismi a cui - mi ripeto - il regista non riesce e non vuole sfuggire.
Godibilissimo e inutile.
Regia: Paolo Virzì
Soggetto: Paolo Virzì, Francesco Bruni
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Fracesco Bruni
Direttore della fotografia: Nicola Pecorina
Interpreti principali: Isabella Ragonese, Michaela Ramazzotti, Valerio Mastrandrea, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Elio Germano
Costumi: Claudette Lilly
Produzione: Guido Simonetti, Paolo Virzì
Origine: Ita
Articoli e approfondimento: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=49460
Paolo Castronovo, Dicembre 2008.
Virzì Paolo - Caterina va in città di franchi
Virzì Paolo - N Io e Napoleone di leon
Virzì Paolo - Tutta la vita davanti di paolo-castronovo
Commenti
Amici scusatemi: non so ancora come linkare gli articoli correlati!
archivio integrato;).
Come si fa? Semplice.
Punti l'archivio: http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1
in basso, ci sono le pagine numerate. La lettera "v" -a occhio - sarà tra pagina 26 e 27, attualmente.
Trovi "V", copincolli le tre-cinque-dieci righe nel pezzo, e olè:).
"Pieno di strafighe".
E' importante, ammettiamolo.
2. Ok, danke! Al prossimo pezzo in uscita - penso domani - spero di farcela!
daje!
"il cinema di Virzì soffre del macchiettismo e del provincialismo che ormai rappresentano l?unico marchio di fabbrica del regista".
Sottoscrivo in toto. E "N" era pure peggio, in questo senso e anche in altri.
"E? una storia falsamente proletaria: in realtà mostra le stesse fobie borghesi di Ovosodo e Caterina va in città, gli stessi tic nervosi dei regionalismi a cui - mi ripeto - il regista non riesce e non vuole sfuggire". Mqagistrale clausola. Per quanto Ovosodo (insieme a Ferie d'agosto)sia nettamente la sua opera migliore, a mio avviso.
?Pieno di strafighe?. La Ramazzotti, conosciuta su questo set, mi pare l'abbia addirittura sposata, un mesetto fa.
7. Penso anch'io :)
8. Noooooooo!!! Non ci credo! In effetti sta con le chiappe di fuori per tre quarti del film...
http://www.corriere.it/cinema/08_dicembre_16/ramazzotti_virzi_matrimonio...