Virzì Paolo

N Io e Napoleone

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Virzì Paolo
Tra satira, storia e letteratura si muove l’ultimo Virzì, dopo una carriera che lo ha visto esprimersi in modo alterno dietro alla macchina da presa, incontrando il gusto del pubblico con opere ispirate (in ordine qualitativo: Ovosodo, Ferie d’agosto, Baci e abbracci), progressivamente perdendolo con pellicole curiose ma mal di distribuite (My name is Tanino), o banali e trascurabili (Caterina va in città), senza dimenticare il promettente esordio con La bella vita. Per fugare i dubbi su una presunta perdita di ispirazione, bisognava partorire un’opera che riportasse Virzì non solo a riemergere agli occhi della critica, ma soprattutto a riconquistare quel pubblico che pur lo aveva amato. Con N Io e Napoleone, pertanto, il regista toscano si giocava molta della sua credibilità – soprattutto nei confronti del pubblico, lo ripeto, che pur non aveva disprezzato il suo Caterina va in città. L’ispirazione, come accennato, è storica, e lo si capisce anche dal titolo, il quale indica come protagonista nientemeno che Napoleone Bonaparte, nell’occasione del suo forzato esilio nell’isola d’Elba, ma anche letteraria, allorché prende spunto da un romanzo vincitore del Premio Strega (N di Ernesto Ferrero, del 2000). Virzì modella molto l’opera di Ferrero, a quanto pare, cambiando l’età del co-protagonista (nel testo un coetaneo del Bonaparte, nel film un giovane maestro dagli ideali giacobini) e alcuni snodi della narrazione originale, trasformando una sorta di inchiesta storica in una simil satira sulla duplice essenza dell’effetto del tiranno: rigetto e fascinazione.
 
Siamo a Portoferraio, sull’isola d’Elba, nel 1814, all’arrivo di Napoleone (Daniel Auteil), festeggiato e riverito da un popolo che vede nel suo soggiorno la possibilità di prosperità economica. L’unico che sembra in contrasto con il fu Imperatore è Martino (Elio Germano), giovane maestro animato dagli ideali della rivoluzione francese, intimo di una baronessa di vent’anni più grande (Monica Bellucci), il quale si mette in testa addirittura di ucciderlo, per vendicare i ragazzi caduti nei tanti conflitti guidati dall’ex grande di Francia. Martino vive con il fratello maggiore (Valerio Mastrandrea), la sorella zitella (Sabrina Impacciatore) e una giovane serva, di lui segretamente innamorata (Francesca Inaudi). Ironia della sorte, una volta licenziato per il suo sbeffeggiare in classe il Bonaparte, proprio da Napoleone viene assunto, come letterato che gli aggiorni le memorie e i pensieri in una sorta di diario sul soggiorno nell’isola. Martino accetta perché convinto, vista la vicinanza, di poter svolgere il compito che il destino gli aveva assegnato: uccidere Napoleone. Intanto Bonaparte insinua la sua nota fascinazione in tutta o quasi la popolazione del luogo, mentre Martino, per un motivo o per l’altro, non riesce mai a portare a termine la sua missione. Ci proverà qualcun altro, comunque, a uccidere Napoleone, un ex maestro di Martino, colui che aveva formato il giovane ai precetti libertari e rivoluzionari, che aveva perso due figli durante la Rivoluzione francese e aveva consigliato al giovane di desistere dal suo pericoloso intento. Ma l’agguato andrà male e Napoleone, dopo che in un primo momento aveva fatto credere di dar salva la vita all’attentatore, lo fa fucilare dai suoi stessi concittadini. Quanto mai rinfocolato nell’odio, dopo essersi lasciato quasi ipnotizzare dall’ex Imperatore di Francia, Martino si decide a rompere gli indugi e a penetrar furtivo nella camera da letto del Bonaparte, trovando però un’amara sorpresa: Napoleone è fuggito. Fuggito con la baronessa, anch’ella rapita dall’arte fascinatoria del sovrano decaduto. Ma Martino non si rassegnerà: prossima fermata, Sant’Elena.
 
 
Nonostante i buoni propositi e l’ispirazione letteraria, questo Virzì sulle tracce di Napoleone non convince per nulla. Se escludiamo la dignitosa cifra tecnica (buone fotografia e scenografia), N si iscrive di diritto tra gli orrori dell’ultimo cinema nostrano, prenotando a giusta ragione la sua fossa nel cimitero italico della settima arte. E i motivi, vista l’affermazione perentoria offertavi, sono molteplici e presto spiegati: una sceneggiatura scadente, che resta in bilico tra i generi senza sposarne nessuno, perdendosi tra le pieghe di un racconto filmico che vorrebbe essere satira antitirannica e dramma storico, ma che non riesce in nessuno di questi intenti per un taglio quasi ideologico che rende patetico sia il messaggio di fondo che la figura di Napoleone. Gli attori non sono in parte, né il solitamente bravo Elio Germano, recentissimo vincitore del David di Donatello nella sua performance in Mio fratello è figlio unico di Lucchetti, né il consumato francese Auteil, involontariamente ridicolo nei panni di Bonaparte. A peggiorare la situazione ci si mette anche la Bellucci, la quale è espressiva solo quando mostra le sue rotonde nudità, qui lasciata a briglia sciolta nel suo martorizzare lo spettatore a colpi di dialetto umbro-castellano. Germano, Mastrandrea e la Impacciatore, al contrario, prestano la loro romanità al dialetto livornese, dando il colpo di grazia alla credibilità di personaggi mal tratteggiati e fuori dalle righe. Dulcis in fundo troviamo anche un inconsueto Ceccherini, sottratto alla debordante e spesso stancante toscanità pieraccioniana, relegato in una misura che quasi convince, ma che risulta assolutamente irrilevante ai fini della credibilità della narrazione.
 
Virzì non solo non riesce a sprovincializzare il suo cinema – che infatti resta confinato nel livornese – ma ha anche ambizioni pedagogiche, del tutto disattese dall’assoluta inconsistenza di trama e personaggi, addirittura ridicole nel voler proporre, nemmeno velatamente, paralleli con l’odierna realtà politica. La sua regia, pur restando qualitativamente accettabile, è di maniera, resta attaccata alle vicende e ai paradossi piccolo borghesi, perdendo spesso in misura nel filmare il privato di Bonaparte, a contrasto col giovane letterato. Per farla breve, l’opera pecca sia nelle intenzioni che nei modi, risultando spesso noiosa, inutile e a tratti fastidiosa, comunque lontana dal regalare un qualsivoglia spunto di interesse: non fa ridere, non è analisi storica, non è convincente nell’attacco alla presunta tirannia, né nel concretizzare l’antagonismo ad essa, anzi essendo involontariamente ambigua nella sua perdita continua di riferimenti, fino a risultare scontata e banale quando vuol trovare l’impatto emotivo dello spettatore.
 
 
Una vera e propria galleria degli orrori, dunque, quest’ora e cinquanta di visione, altrove – restando ai critici italiani – addirittura apprezzata, ma bocciata dal pubblico pagante come mai era successo per un lungometraggio del pur apprezzabile regista toscano. Ultima nota di biasimo, più per lo Stato italiano che per Virzì, l’aver finanziato questa boiata con la solita giustificazione dell’interesse culturale. Interesse culturale? Dove? De che? Stendiamo un velo pietoso sulle italiche dinamiche dell’industria cinematografica, sperando che ci si accorga presto che si è toccato da tempo il fondo, e che si continua immotivatamente a raschiarlo, forse pensando che noi spettatori siamo tutti una massa di cretini lobotomizzati. Il che in parte può essere anche vero, ma la pessima accoglienza che il pubblico ha riservato a un film tanto sconclusionato dimostra che non tutti sono disposti a farsi prendere per il culo. Per ciò che concerne Virzì, invece, ci si augura presto un doveroso riscatto. N Io e Napoleone è un’opera da disertare, come è avvenuto al cinema, anche in DVD.
 
Regia: Paolo Virzì. Soggetto: Tratto dal libro N di Ernesto Ferrero. Sceneggiatura: Furio Scarpelli, Paolo Virzì, Francesco Bruni, Giacomo Scarpelli. Direttore della fotografia: Alessandro Pesci. Scenografia: Francesco Frigeri. Costumi: Maurizio Millenotti. Montaggio: Cecilia Zanuso. Interpreti principali: Daniel Auteil, Elio Germano, Monica Bellucci, Francesca Inaudi, Sabrina Impacciatore, Valerio Mastrandrea, Massimo Ceccherini, Omero Antonutti, Margarita Lozano, Carlo Monni.  Musica originale: Paolo Buonvino, Juan Bardem. Produzione: Cattleya, Medusa Film, Babe Film, Alquimia Cinema. Origine: Francia / Italia / Spagna, 2006.  Durata: 110 minuti. 

Approfondimento in rete: http://www.medusa.it/nioenapoleone/

Léon, giugno 2007.

VIRZI' in LANKELOT
ISBN/EAN: 
8010020040308

Commenti

Mamma mia che boiata, ragazzi!

"Virzì modella molto l?opera di Ferrero, a quanto pare, cambiando l?età del co-protagonista (nel testo un coetaneo del Bonaparte, nel film un giovane maestro dagli ideali giacobini) e alcuni snodi della narrazione originale, trasformando una sorta di inchiesta storica in una simil satira sulla duplice essenza dell?effetto del tiranno: rigetto e fascinazione."

> un libro da scrivere sarebbe: variazioni rispetto all'originale nelle traduzioni cinematografiche. Soltanto da Kubrick in avanti ne avremmo di pagine da compilare.

"Se escludiamo la dignitosa cifra tecnica (buone fotografia e scenografia), N si iscrive di diritto tra gli orrori dell?ultimo cinema nostrano, prenotando a giusta ragione la sua fossa nel cimitero italico della settima arte. E i motivi, vista l?affermazione perentoria offertavi, sono molteplici e presto spiegati: una sceneggiatura scadente, che resta in bilico tra i generi senza sposarne nessuno, perdendosi tra le pieghe di un racconto filmico che vorrebbe essere satira antitirannica e dramma storico, ma che non riesce in nessuno di questi intenti per un taglio quasi ideologico che rende patetico sia il messaggio di fondo che la figura di Napoleone."

> Perché "quasi" ideologico?
(bella stroncatura, cmq!)

"Il che in parte può essere anche vero, ma la pessima accoglienza che il pubblico ha riservato a un film tanto sconclusionato dimostra che non tutti sono disposti a farsi prendere per il culo"

> ah:). Un buon segno finalmente. Dopo "Caterina va in città" mi sono ripromesso di non guardare nessun suo nuovo film, mi sembrava cotto.

3 - Quasi ideologico, perchè è evidentemente e beceramente sinistrorso. Ora, non c'è nulla di male in ciò, bisogna sempre vedere come lo si fa. E qui lo si fa malissimo, come ho accennato (addirittura un personaggio dice "mi consenta". Oppure si parla di "miracolo elbano"). E poi viene presentato un Napoleone tanto stereotipato e ridiciolo da mortificarne la complessità a tutti nota. Comunque lo si voglia giudicare come personaggio storico, andava fatta un minimo di analisi psicologia che invece è del tutto assente.

Grazie dell'apprezzamento, le stroncature sono molto più complicate da argomentare:)

Madonna. Con tutto il disprezzo per il berlusca credo che sia ora di rinnovare il campionario delle battute, da dieci anni le stesse...

6 - Eh si, si rischia di ottenere l'effetto opposto, altrimenti. Come in parte già avviene.

E vorrei rimarcare: questa è un'opera finanziata dal ministero della cultura e dello spettacolo (o come cavolo si chiama adesso), e non ho idea se dal governo Prodi o Berlusconi, visto che il film usci l'autunno scorso. Se è stato il governo Berlusconi, questo dimostra quanto a Berlusconi gli rimbalzino addosso film del genere. Anzi, credo che non sia peregrina l'ipotesi per la quale, finanziando questi registi oppositori a corto di idee, sotto sotto non immagini che gli facciano un favore. Come accennavo prima.

8. Purtroppo. Di che ti stupisci, comunque? Il primo libro di Moccia ha avuto gli stessi finanziamenti statali...

Per la questione se il finanziamento venga da Prodi o Berlusconi, credo non ci sia tanto da scervellarsi: Virzì è un annacquato: più che mordere, lappa. Altro che oppositore.

Grande legnata. Complimenti a Federico.

no no no.
Moccia ha pubblicato a pagamento:).
Tu alludi al primo film tratto da Moccia, a firma Lucini.
Recensito & stroncato a dovere, nel momento.

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